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LAPRIMAVERA

A PROPOSITO DELLA LETTURA DEL TESTO DI TREMONTI

25 Febbraio 2009 , Scritto da cesare pisano Con tag #SAGGISTICA


  
 di CESARE PISANO

Considero interessante il testo di Tremonti sui concetti della paura e della speranza dell'uomo di oggi nel mondo della globalizzazione.



L'impatto è accattivante, perchè fortemente realistico; infatti:

" Un viaggio a Londra può ancora costare meno di 20 euro, ma una spesa media al supermercato può costare più di 40 euro. Il superfluo viene a costare assurdamente meno del necessario ".

Da questa semplicissima proposizione, molto realistica e veritiera, si riscontra una presa di coscienza sulle società capitaliste e sul mondo globalizzato, sulla miseria delle genti, sulla povertà materiale e spirituale, sulla mancanza di veri valori.

Rappresentazione che emerge da un'attenta lettura delle pagine, in cui la forma letteraria, quasi schematica, ma di sicuro effetto, si fonde con la tipica andatura discorsiva del ministro Tremonti, la cui cultura si avvale di una struttura logico-matematica del pensiero.

Tutti i mali prodotti dal mostro "
mondo globalizzato ", a cui tutto è da additare in senso negativo, vengono esemplificati in modo chiaro e deciso.

Un mondo conosciuto, quello globalizzato, ma, allo stesso tempo, sconosciuto, che incombe coi suoi scenari apocalittici, che annunciano un'imminente catastrofde.

Un neo-liberismo attuato senza regole, forsennato, selvaggio, come al tempo storico della sua nascita, tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, spinto fino ai limiti, con l'unico scopo di aumentare i profitti, per re-investire, per, poi, aumentare e, di nuovo, re-investire, seguendo una folle corsa, sempre più veloce, sempre più pericolosa, calpestando tutto, uomini, natura, animali, ecosistemi, economie, equilibri sociali....all'infinito......sempre di più....sempre di più....

Questo mondo, questa struttura misteriosa ha un nome"
la globalizzazione ", ed è stato costruito come un sistema perfetto, tecnologico, razionale, che agisce al di sopra degli stati da cui si è irradiato, con la capacità di gestire e strumentalizzare, nello spazio-mercato, tutti gli strumenti atti a generare e produrre profitti senza limiti ed affermare la sua micidiale ideologia economica: il mercatismo.

E' un'invenzione del ministro il termine; infatti, il neologismo rende bene l'idea: 

" l'ideologia totalitaria, inventata per governare il XIX° sec., demonizzava lo stato e quasi tutto ciò che era pubblico o comunitario, ponendo la sovranità del mercato in posizione di dominio in tutto il resto ".

Il mercatismo, si legge nel testo, è " l'ultima follia ideologica del Novecento: Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato.

Il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società.

Il mercatismo è la loro sintesi....", "  il mercatismo fa, infatti, convergere a forza e sulla stessa scala offerta e domanda, produzione e consumo, e per farlo normalizza tutto, standardizza...", " postula e fabbrica un nuovo tipo di pensiero, il " pensiero unico " e poi un nuovo tipo d'ideale di uomo-consumatore: " l'uomo a taglia unica "... "

Fonde insieme consumismo e comunismo.

E così sintetizza un nuovo tipo di materialismo storico: " mercato unico ", " pensiero unico ", " uomo a taglia unica ".

Il mercatismo è l'ideologia che ha ridotto l'uomo a strumento nelle mani del potere tecnocratico-finanziario, che Tremonti cita come tecno-finanza; il potere della finanza resa tecnologica, razionale per adattarla al sociale, all'uomo per spolpare tutte le sue risorse possibili, anche, distruggendo le " cose " sane e buone.

E qui si potrebbero citare tutti i fallimenti per bancarotta fraudolenta, distruzione di eco-sistemi per mancanza di regole e la riduzione dell'uomo a
oggetto, a cosa,
a uomo-consumatore.

L'uomo ridotto a cosa mi ricorda H. Marcuse, che nel testo edito nel 1967, " L'uomo a una dimensione ", analizzava l'ideologia delle società tecnologicamente avanzate, individuando l'uomo come un essere " reificato ", ridotto a cosa.

Un uomo a cui era stata rubata la coscienza, privo dei valori umani e carico dei pseudo-valori che la società quotidianamente gli iniettava; quindi, solo ed impaurito.

Il testo è del 1967, ma l'analisi è tuttora valida.

Infatti, Marcuse analizza l'uomo come il prodotto della società industrializzata tecnologicamente avanzata, la cui struttura produttiva e distributiva costituisce un sistema che determina " a priori " tutti i prodotti dell'apparato-sistema.

Questo sistema è totalitario a priori, perchè determina " le occupazioni, le abilità, gli atteggiamenti, ma, anche, i bisogni e le aspirazioni individuali ".

Sparisce la distinzione tra privato e pubblico e " la tecnologia serve per istituire nuove forme di controllo e di coesione sociale, più efficaci e più piacevoli ".

Le tendenze totalitarie, afferma Marcuse, dei controlli si diffondono nelle " aree meno sviluppate e persino nelle aree pre-industriali del mondo, creando aspetti simili nello sviluppo del capitalismo e del comunismo ".

Continua, " di fronte ai tratti totalitari di questa società, la nozione di neutralità della tecnologia non può essere sostenuta....la società tecnologica è un sistema di
dominio".

Il sistema di dominio, secondo Marcuse, ha creato " un uomo a una dimensione ".

Questi concetti si sono traslati dagli ambiti nazionali al mondo globalizzato, con una grande differenza di fondo: mentre i vari stati più o meno godono di un'economia sottomessa a leggi, nel mondo globalizzato la tecnocrazia agisce al di fuori di qualunque regola.

Basti conoscere il pensiero di Naomi Klein, in " No logo ", per comprendere come la mega-industria tende a ridurre tutti ad un unico pensiero, ad un unico alimento, ad un unico modo di bere il caffè, ad un unico linguaggio, etc..

La catena di caffetterie Starbucks, secondo la Naomi, ha omologato le abitudini in materia di colazioni, dando vita ad un linguaggio uni-dimensionale, direbbe Marcuse.

Nell'analisi che Tremonti fa del mondo globalizzato leggiamo che l'uomo è stato ridotto " a taglia unica ".

L'uomo ad una dimensione o a taglia unica è il prodotto dello stesso sistema:

l'alta tecnologia vive e si sviluppa dentro sistemi a struttura capitalista di cui ne assume tutte le caratteristiche e la cui sostanza è il dominio assoluto su tutto, compreso, soprattutto, l'uomo, perchè è colui che consuma acquistando prodotti.

Secondo me, dovremmo, poi, considerare che l'uomo vive dentro un sistema fondato sulla proprietà privata e che su questo diritto sono state create le società capitaliste, con ordinamenti e regole garantite costituzionalmente.

L'uomo se non possiede la proprietà, se non ha un lavoro diventa un " niente ", un emarginato con la possibilità di scantonare verso azioni illecite, pur di sopravvivere.

Questo è il problema di fondo che emerge nel mondo globalizzato: da una parte i ricchi e dall'altra milioni di poveri e morti di fame, che vivono nella miseria più nera.

In questo mondo, afferma la Naomi quello che è stato distrutto più di tutti è la speranza; non c'è più nel cuore degli uomini, che , come tanti robot vivono forse senza rendersene conto.

Emerge un altro problema quello dell'
essere o avere, come si evince dal testo omonimo di E. Fromm; problema che nasce dentro la società tecnologizzata, ma che si espande in quella globalizzata, perchè formata dallo stesso tipo di strutture sociali.

Il
niente-uomo, poi, si dà da fare per crearsi condizioni che lo portano all'avere, per potere indossare una bella maschera e credere di essere " quel personaggio ", mentre recita una parte nel grande teatro della vita ( Pirandello, Sartre ).

Per me, siamo di fronte a tre problemi di fondo:

--
l'importanza del possesso della proprietà, per realizzare meglio la propria esistenza

-- 
l'alta tecnologica, capace di totalizzare l'intera giornata dell'uomo costruendolo ad " una dimensione " o " a taglia unica ", o " omologato " ( Pasolini ).

--
L'inglobamento del sistema economico degli stati all'interno della struttura mastodontica della globalizzazione, che ha creato un universo economico privo di regole, spinto dall'ideologia mercatista e capace di distruggere tutti i valori, pur d'imporre il suo credo: il profitto.

Mi sovviene il magnifico capolavoro di E. Munch " l'urlo ", che rappresenta l'uomo svuotato interiormente dall'ideologia della classe al potere, tra fine Ottocento ed inizio Novecento, il Positivismo; l'ideologia sulle cui verità si venne costruendo il mondo attuale: da una parte i ricchi, inferiori per numero, e dall'altra i poveri, superiori per numero.

All'origine dei mali sociali, secondo me, c'è la proprietà privata; sono certo che essa sia necessaria nella realizzazione dell'esistenza umana e nella realizzazione di tutte le sue libertà materiali; però, bisogna accettare che è da essa che si sviluppano nell'uomo
l'egoismo, l'individualismo, l'arroganza, i privilegi, le certezze e tutte quelle forme che si configurano come reato, pur di possederla e diventare sempre più ricchi.

Non può, infatti, esistere una società senza la proprietà; è un bisogno che nasce con l'uomo e che completa la sua vita e che è uno dei valori materiali, che concorre alla sua felicità.

Ma non può esistere una società in cui, affermando la proprietà, si possono riaffermare tutti i valori dell'umanesimo o del cristianesimo, a cominciare da quelli che io considero i più importanti e sui quali ruota tutta l'esistenza dell'uomo, come l'amore.

E' difficile potere ri-costruire l'uomo, come invocava Quasimodo, nella sua integrità e totalità, all'interno di strutture che producono giornalmente pseudo-valori, inseguiti, proposti e vissuti come miti:

--- 
Denaro-ricchezza
--- 
Sesso-violenza

Sono disvalori che concorrono ad annientare, nel quotidiano, i grandi valori della vita:

--- 
L'amore
--- 
La pietà
---  La solidarietà
--- 
La fratellanza

Purtroppo, quasi sempre, l'uomo sociale si rapporta con l'altro celando o manifestando egoismo, individualismo, conflitto, odio e invidia.

Ovviamente, l'economia è fondamentale per costruire, innovarsi etc.., ma non è tutto; infatti, se posta al servizio dell'uomo si potrà costruire qualcosa di migliore di quello che c'è adesso; se, invece, è l'uomo , come fino adesso è stato, a doversi sottomettere e adattarsi ai principi dell'economia, credo che la speranza resti una parola scritta sulla carta, pronta ad essere cestinata.

Nel testo Tremonti ha la chiara coscienza che l'economia non sia tutto e che non può essere l'unico mezzo a determinare la vita di un uomo, se così fosse il prodotto sarebbe un uomo a metà, o, forse, meno della metà.

Il mercatismo è negativo e non può determinare la vita degli esseri viventi nel mondo.

Tremonti afferma che dev'essere la politica a dover cambiare le regole per gestire tutto l'apparato globalizzato produttivo-industriale-finanziario.

L'analisi del testo, poi, si sposta sul concetto della speranza, la possibilità di credere di potere trovare la via e le energie coscienti per superare il mercatismo dominante e costruire un futuro migliore.

Il superamento del mercatismo può essere avviato attraverso una politica di qualità che garantisca l'integrità dell'identità degli stati, delle popolazioni e dell'Europa.

Viene proposto il recupero delle radici
giudaico-cristiane, per trovare la strada giusta e riprendere tutti i valori spirituali e culturali, economici- produttivi sani, per un uomo migliore in una società superiore.

Le nostre radici, anzi, le radici stesse dell'Europa, si sono sviluppate dalle fondamenta dei principi giudaico-cristiani, dall'anno 800, la notte di Natale, quando Carlo Magno, incoronato dal papa Leone III°, creò, in connubio con la chiesa, il Sacro Romano Impero; da quel momento gli eserciti imperiali hanno sempre combattuto per la difesa della società laica-cristiana e di tutti i suoi valori, su cui si sono costruite le future civiltà e gli stati europei.

Secondo me, il problema non è di facile soluzione; infatti, coinvolge un dialogo tra le parti, a cominciare dai singoli stati, sulle priorità.

Reputo di primissima importanza il fattore economico, quale strumento che, se si basasse su un indice elevato e proporzionato all'esistenza, secondo un parametro di grande dignità sociale delle famiglie, potrebbe permettere l'accorciamento del divario tra ricchi e poveri.

Non può essere prioritario il recupero delle radici, rispescando i valori nella tradizione positiva, per crescere nel meglio, perchè non adatto a nutrire chi ha fame, non può soddisfare chi non ha lavoro, non può accontentare chi non possiede una casa di sua proprietà.

Reputo di primaria importanza il
lavoro, lo stipendio, il salario, la pensione ed il possesso proprietario di una casa per ogni famiglia.

Che senso ha andare a Londra con 20 euro e pagare al supermercato una spesa media 40 euro?

E' un non-senso.

E' la sintesi della contraddizione che c'è in seno alla nostra società ed a tutte le società capitaliste, perchè sono ammalate di ricchezza, di fasto, di grandezza, di arroganza; i matrimoni, per dirne una, di gente ultra-ricca costano talmente tanto che si potrebbero costruire case per coloro che ne sono privi.

Viene riproposto un tipo di politica di qualità, che possa affrontare i problemi realisticamente.

Ma, chi dovrebbe attuare questa rivoluzione silenziosa e nello stesso tempo grandiosa?

Non di certo i governi di destra, storicamente negati a riscoprire i veri problemi delle famiglie e creare proposte valide per il loro superamento; non conosco azioni simili nella storia umana, conosco degli interventi di tipo umanitario, ma mai atti al superamento del problema.

Quando l'attuale governo propone il taglio dell'Ici, una specie di una tantum per aiutare le famiglie povere, una serie di misure per risolvere l'immigrazione clandestina, l'emendamento per salvare rete quattro, la sospensione dei processi per reati inferiore a dieci anni, il lodo Schifani etc.., mentre lascia insoluti i veri problemi delle famiglie quali stipendi, pensioni, salari e disoccupazione, non fa altro che dimostrare la poca idoneità a sapere riformare in senso moderno e democratico il paese.

Non di certo gli uomini di adesso, responsabili di perpetuare la situazione già esistente e di trarre profitto dal sistema nel quale navigano benissimo; non i tanti politici corrotti e corruttori che si nutrono di voto di scambio o, addirittura, comprano i voti per vincere e fare i loro affari; non i capitalisti, o i finanzieri, o i banchieri, tutta gente che ha creato il mondo globalizzato senza regole, finalizzato solo ai loro particolari interessi.

Basti acquistare qualche testo recente per comprendere meglio la realtà dei politici.

La scena mondiale ci rappresenta attori che fanno la corsa all'accumulo, come se dovesse servire loro per farli vivere nell'eternità, come uomini immortali; forse, costoro dimenticano che l'uomo dura un pò meno.

Una politica di qualità potrebbe essere possibile solo se si mettessero da parte tutte le forme di interesse particolare e personale.

Conoscendo l'istinto umano, sembra una meta difficile da raggiungere.

Mi sovviene "
L'uomo senza qualità " di Robert Musil, un romanzo ambientato nella Vienna di Francesco Giuseppe, capitale dell'impero austro-ungarico, ove emerge la rappresentazione crudele di un apparato e di uomini estraniati dalla realtà dei tempi che vivevano; mentre il mondo correva veloce loro si attaccavano  alle loro abitudini, tradizioni e forme di vita ignari, e, come mummie scarnificate, deprivate nella coscienza, erano impegnati a vivere situazioni esistenziali obsolete e fuori dal tempo storico; ci pensò la prima guerra a spazzare via quella forma di politica e di esistenza.

Il mondo globalizzato, frutto del progetto economico delle società capitaliste, si rappresentò come un mondo nuovo, pieno di speranze, ricco di vita, oltre che di miseria, di povertà e di fame; in rtealtà un mondo obsoleto nei valori di vita e nelle non-soluzioni ai gravi problemi della fame e del sistema ecologico-ambientale; un mondo che non sa vedere l'altro e che non vuole vederlo; un mondo chiuso solo nei valori di un'economia distruttrice e senza regole, nè scrupoli.

L'idea politico-economica di Tremonti e la sua analisi del mondo globalizzato mi sembrano siano giuste o, comunque, idonee per una profonda meditazione.

Per comprendere meglio, basti riandare agli inizi del secolo, quando l'ideologia positivista si potette attuare, attraverso due forme ideologiche:

-- 
Liberalismo politico
-- 
Liberismo economico

A creare le società borghesi furono i Partiti liberali, che ,distrutte le forme istituzonali delle monarchie europee, durante l'epoca dell'Illuminismo, diedero vita alle forme di società liberali, creando una costituzione che garantiva l'uguaglianza solo giuridica; infatti, i cittadini erano considerati uguali solo davanti alla legge e disuguali socialmente; non potevano votare, perchè non pagavano le tasse, in quanto non proprietari.

A pagare erano i ricchi, perchè detentori della proprietà.

Il
liberismo economico, nella sua prima forma, ha permesso la nascita della società consumistica, con l'affermazione delle teorie di A. Smith, basate sulla libertà del mercato, sull'incontro tra domanda ed offerta, sul prezzo che oscillava in relazione all'offerta.

Le prime società capitaliste non erano democratiche, nel senso pieno della parola, perchè il diritto di voto non era esteso a tutti i cittadini, ma solo ai pochi ricchi.

Si attuava una specie di
dittatura della borghesia e lo
stato era una rappresentazione della volontà politica della classe borghese.

Questo tipo di società creò un capitalismo d'avanguardia, ma selvaggio e senza regole.

Ogni capitalista era solo a combattere contro gli altri concorrenti e, per non fallire, era costretto ad usare tutti i sistemi leciti ed illeciti, al di là, quindi, di qualunque etica morale.

Il risultato fu una serie costante di crisi, di fallimenti, di guerre, etc..

Da questo tipo di intendere l'economia e la protezione degli interessi dell'alta borghesia, l'Europa venne catapultata nell'inferno di due guerre mondiali e di un'ideologia nazi-fascista, che totalizzo qualunque forma di vita sociale, fino ai crimini perpetrati nei famigerati campi di concentramento.

Fu, anche, l'epoca della nascita delle prime forme sindacali per la difesa delle famiglie operaie, non tutelate da nessuna legge.

Fu l'epoca della nascita delle prime ideologie che si scontravano, tra cui quella marxista che progettava la sua rivoluzione comunista.

Fu la nascita dei primi partiti.

Fu l'epoca che divise il partito liberale in due raggruppamenti:

--  Il partito liberale basato sul principio di uguaglianza giuridica, già esistente

--  Il partito democratico, sorto dal ventre del partito liberale, che basava la sua azione sul principio di uguaglianza politica, non ancora esistente, quindi democratico.

I due partiti erano espressione dell aclasse borghese.

Nasce il Partito democratico, costituito, quindi, da borghesi che riconoscevano, però, i problemi delle povere famiglie

Il merito storico del nuovo raggruppamento fu l'estensione del diritto al voto di tutti i cittadini , tranne le donne.

Quindi, un passo avanti, che spostava il senso della democrazia verso forme più aperte ed umane; ma, ancora, si trattava di una democrazia limitata, perchè non riconosceva il diritto alle donne.

A parer mio, il mondo globalizzato non ha fatto altro che riesumare la vecchia versione del partito liberale prima maniera, arcaico, cioè il
liberismo economico selvaggio e senza regole, che agì agli albori della società borghese.

Seguendo la Naomi Klein, sull'utopia dell'ideologia dei neocon, si può constatare che le promesse dei marketing per un futuro migliore, attraverso l'economia, era solo fumo negli occhi.

Nel mondo globalizzato la forbice tra ricchi e poveri è aumentata in modo geometrico. 

Trattasi della stessa forma di ideologia liberista che il ministro Tremonti, nel testo, chiama
mercatismo, il soggetto economico, l'ideologia della globalizzazione, che condiziona la vita delle popolazioni e ha provocato tutti i mali immaginabili.

Probabilmente, chi lo sa, un connubio tra liberalismo e socialismo, una forma di social-democrazia, potrebbe portare alla soluzione dei problemi.

Mi sovviene il concetto espresso da N. Bobbio nel 1994 in "
Tradizioni ed eredità del liberalsocialismo " sull'accostamento liberalismo e socialismo.

"
Liberalismo e socialismo sia che indicano una ideologia oppure un movimento, sono storicamente considerati due termini antitetici: un ossimoro ".

Personalmente credo che, oggi, i due termini possano convivere, anzi, sono certo, che all'interno della struttura capitalista liberista si possano creare ed affermare i principi della solidarietà socialista.

Credo che l'Europa, per il bene dei popoli, debba imboccare questa strada:

tutela di tutti i diritti, che non sono solo quelli della società liberale basata su diritti politici e sociali, ma largo alla eliminazione delle sacche di povertà, disoccupazione, miseria, mancanza di case etc..

Questo sarà, secondo me, il passaggio obbligato per la politica di qualità.

Secondo me, Tremonti, da come si è posto nel testo, è un liberale democratico, con l'occhio verso i bisogni di coloro che soffrono.

L'esperienza governativa ci dirà chi sia nella realtà.

Una politica di qualità, quindi, tesa al superamento dei privilegi, degli arricchimenti facili, da furbetti di quartierino, a danno dei cittadini, contro gli sperperi, le speculazioni, le ingiustizie, le situazioni di deprivazione economica e culturale, povertà, con lo scopo di accorciare le distanze tra ricchi e poveri.

Veri uomini politici di grande qualità tesi al superamento dei propri interessi personali e proiettati a tutelare il popolo.

La paura che ciò non possa accadere mai, e la speranza che possa essere una realtà vicina.....

Non mi trovo d'accordo con il testo quando tocca la corda storica del '68, che io considero l'inizio interrotto di una possibile stagione nuova per riforme che avrebbero allineato l'Italia tra le società ad alto grado di vivibilità culturale, economica e sociale, solo se avessimo avuto dei governati colti e preparati ed in grado di varare leggi importanti per un uomo migliore ed una società da sogno.

Tremonti parla di accendere la peranza, ma dimentica che il '68 aveva accesa la speranza, che subito fu interrotta dall'inerzia politica.

Il movimento studentesco fu un fenomeno mondiale che lottò in tutti gli stati al raggiungimento degli stessi obiettivi: la demolizione dell'autorità.

Tremonti vede questa azione come un negativo da cui scaturiscono tutti i mali della famiglia: non è così.

Nella famiglia italiana vigeva la indiscussa autorità del padre che decideva il destino di tutti; l'ipocrisia ed i limiti nella capacità di azione dei figli erano deleteri per la realizzazione libera del pensiero e della psiche; la donna era relegata in casa come un oggetto da conservare per essere sposa di qualcuno, magari scelto dal padre; le materie scolastiche, pur valide nei contenuti erano completamente staccate dalla realtà in cui era costruita la scuola; i docenti di qualunque ordine e grado non riuscivano a svegliare le coscienze dei ragazzi, che restavano fuori dalla comprensione dell'economia e della politica, i figli dei poveri erano tagliati fuori dalla cultura e dai licei, etc..

Si pensi all'esperienza di quegli anni consumata da don Lorenzo MIlani a Barbiana con i suoi ragazzi, senza istruzione e provenienti dalla povertà economica e culturale.

" Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana " edito nel 1970.

Mi ricordo che nella mia città di Lentini ( SR ) si accese un fermento culturale all'interno della chiesa madre, fatto di incontri, di conferenze, dibattiti, di esperienze di doposcuola presso le famiglie ove c'erano ragazzi poveri.

Fervore e speranze che di lì a poco si spensero.

Una società poco tollerante, rigida nei costumi e retrograda nei rapporti tra uomo-donna.

La censura era lo strumento ultimo con cui rimettere in ordine una morale ipocrita e falsa.

Si abbattè l'autorità senza dialogo per prediligere l'autorità come prestigio, come qualità superiore che si fondava sulla cultura, sul sapere, sulla tolleranza, sul dialogo, sulla democrazia, sull'amore.

Sono concetti difficili da comprendere, ma, soprattutto, da praticare, che se attuati porterebbero diritto verso un mondo retto da riforme e non da paure o fantasmi.

I veri cambiamenti avvengono nella direzione " avanti ", mai nella direzione " dietro
"


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