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LAPRIMAVERA

QUALE LA DIFFERENZA TRA RENZI E LA MINORANZA DEL PD

16 Dicembre 2014 , Scritto da cesare pisano Con tag #politica, #Renzi, #Civati, #Fassina, #Cuperlo, #PD

QUALE LA DIFFERENZA TRA RENZI E LA MINORANZA DEL PD
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di Cesare Pisano

Il tema del lavoro.

La minoranza ha ostacolato il Jobs Act, mentre Renzi l'ha fatto approvare dal parlamento.

Il sindacato

La minoranza scende in piazza con il sindacato contro Renzi, e considera il sindacato una cinghia di trasmissione del PD.

Renzi considera obsoleto e fuori tempo l'azione sindacale, soprattutto, nel tempo della globalizzazione, ove tutto è mutato.

Riforma istituzionale

La minoranza vorrebbe il senato elettivo, Renzi no, in quanto vuole il superamento del bicameralismo: una camera elettiva che fa le leggi, un senato non elettivo formato da sindaci e governatori, non pagati, di tipo federale.... per snellire l'iter legislativo.

Riforma elettorale.

La minoranza non vuole l'Italicum coi capilista bloccati; Renzi non vuole cambiare una sola virgola alla sua proposta, soprattutto, nei punti essenziali.

Elezione Capo dello Stato.

Per la elezione del Capo dello Stato pare ci sia stata una linea di massima su cui verrà effettuata la scelta del nome che, poi, Renzi proporrà in parlamento; nome che potrebbe avere il consenso di altri partiti, prima di approdare in parlamento.

Articolo 18.

La minoranza non voleva toccare l'art.18; Renzi è riuscito a far passare la legge delega, sui cui limiti imposti dalla delega, legifererà.

La riforma del lavoro di Renzi, il Jobs Act, estenderà forme di tutela e protezione sociale ai precari che, fino a questo momento, sono rimasti fuori; ha abolito i contratti co.co.co e co. co. pro. per un contratto a Tutele Crescenti per semplificare le attuali forme contrattuali, che costituiscono una jungla contrattuale confusionaria.

La minoranza respinge, per puro principio, l'indennizzo economico per i licenziamenti senza una giusta causa.

La riforma di Renzi è una vera riforma capace di aggredire le forme obsolete che ristagnano dentro una cultura conservatrice, che, per principio o per nostalgici legami con il movimento sindacale, una volta cinghia di trasmissione del PCI, ha assunto, nelle figure di Fassina e di Civati, i rappresentanti di una vecchia politica in cui, se da un lato il Partito faceva politica, dall'altra aveva dalla sua parte il sindacato, pronto a mobilitare le masse.

Questo tipo di lotta andava bene nel passato quando il PCI non stava al governo, ma, all'opposizione....

Renzi, segretario legittimo del PD, regge il governo ed ha un suo programma approvato nel Direttivo a stragrande maggioranza.

Chi governa non ha bisogno di azioni sindacali e mobilitazioni di piazza...chi governa deve riformare e fare gli interessi, non solo della massa dei lavoratori, ma, anche, degli imprenditori, senza dei quali non è possibile nessun investimento del denaro per produrre beni e lavoro.

Il PD è un grande contenitore di valori che non vanno sperperati, frutto di lotte storiche e di cambiamenti democratici strutturali interni.....Nella moderna società e dentro la seconda rivoluzione tecnologica occorrono riforme serie e vere, determinate verso il cambiamento che ci8 ha già superati per raggiungere le altre società che culturalmente e strutturalmente ci hanno superati da tempo.

La vera sinistra è quella che sa cambiare e non è quella che difende o scende nelle piazze.....soprattutto quando gestisce le leve del potere ed ha la possibilità di cambiare le cose.

Per dire che minoranza e maggioranza devono incontrarsi, discutere tutto e votare tutto, ma, dopo il voto non ci devono essere espressione di minoranza, ma espressioni della volontà unica del Partito.

E' questa la Democrazia.....

Pensare che la minoranza possa costantemente cambiare la volontà della maggioranza per riportarla alla sua idea, già sconfitta dal voto maggioritario assembleare o del Direttivo, diventa un attacco antidemocratico e di slealtà a Renzi.

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