E M’ADAGIO LEGGERO A SFIORAR LA TUA PELLE BIANCA
Nel magico sentire della tua voce che pregna l’aria
Un moto mi nasce e si fonde col senso dell’esistere
Avverto il corpo tuo come essenza che mi strazia
Colline e vallate cime dorate d’un divino profumo
E m’adagio leggero a sfiorar la pelle tua bianca
E leggera la mano scende voluttuosa a piegar il suono
Risponde la carnalità nella sintonia di voci mugugnanti
Sono e sei - leggeri nell’aria - ed il moto reitera il canto
Aperture d’immensi azzurri e lontani deliri riemergono
Argini caduti e passioni esplose prepotente tace la stilla
Il cor si sazia di novelli istanti grida il corpo imploso
A trovar nella carne dell’essere la sazietà avida cercata
E siamo immersi carne nella carne in un divino palpito
In universi singolari non più soli agli oscuri atrii del nulla
Per averti ti ho scolpita come marmo desiante statua
E leggera approdi alla tua fonte e limpida acqua t’inebria
Sazietà ci induce a ore liete momenti arcani disvelati
Sono e sei e l’amor ci contempla nell’incursione intensa
diafane acque ove si tace la mia passione eterna di te
distilla miele il mio corpo a fonder l’anima alla tua rosa.
Cesare Pisano
15 marzo 2009