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LAPRIMAVERA

SETTE ANIME

1 Marzo 2009 , Scritto da cesare pisano Con tag #CINEMA


FILM DI GABRIELE MUCCINO   ANNO 2008




IL CAST E' FORMATO DA OTTIMI ATTORI
WILL SMITH                  BEN
ROSARIO DAWSON   EMILY
MICHAEL EALY           FRATELLO DI BEN
BARRY PEPPER         DAN  
WOODY HARREL        EZRA

Uno spaccato della società americana un pò mieloso, con una fine, che abbastanza prevedibile e scontata.

Il dramma, tutto interiore, che vive il personaggio principale Ben, si manifesta, attraverso un ritmo, spesso lento, altre volte smosso dal suo stesso carattere, che, in certe situazioni, si rappresenta nevrotico, come quando, durante la telefonata con il cieco Ezra, sintetizza una forma psicolabile della propria personalità, aggredendo verbalmente ed in un crescendo di domande, il povero, ma sereno, personaggio, che poco comprende, quanto stia succedendo.

 

Gran parte del film si snoda, secondo un parametro che vede Ben contattare delle persone alla ricerca di un’esistenza meritevole per qualcosa che non si esplicita, se non verso la conclusione, quando, con continui flash back, la memoria riporta Ben ad un’esperienza tragica, dovuta ad un incidente, nel quale perdettero la vita sette persone, compresa la propria moglie.

 

Da questa drammatica sequenza, esplicitata solo nella parte finale, diventa comprensibile tutto l’andamento filmico, che vede Ben alla ricerca continua di sette anime da salvare, per porre fine al suo pressante sentimento di colpa, che non lo lascia e che si affaccia reiteratamente alla sua coscienza.
 

La solitaria vicissitudine di Ben, un po’ contrastata dal Fratello, che sconosce le motivazioni della sua azione, riporta Ben, agente delle entrate, a scoprire chi, tra coloro che vivono un’esistenza ai margini, sia degno e meritevole di un suo regalo, che, di volta in volta, si rappresenta come un dono apparentemente senza spiegazione alcuna; le persone che godranno della bontà, senza pretese, di Ben stentano a comprenderne i motivi ed accettano, come fosse un angelo caduto dal cielo a fare il miracolo.

 

Il progetto di riabilitazione della coscienza di Ben si scontra con l’incontro casuale, ma decisivo della bella Emily, che, seguita come gli altri, nella logica della determinazione d’essere meritevole, per ricevere il dono e rimettere in moto la sua esistenza, si rivela una trappola mortale; un ostacolo insuperabile all’attuazione del progetto di redenzione.

 

I due, frequentandosi, s’innamorano e fondono le loro vite in un progetto di vita; ma, il destino ha segnato l'esistere della giovane donna, che risulta affetta da una malattia cardiaca, che le lascia una breve speranza, da cui potrà uscirne con una probabile donazione di organo.

 

Muccino è come se affondasse i colpi od il bisturi nella carne calda; solo pochissimi donatori possono salvarla, visto la difficoltà di compatibilità, che condurrebbe ad un possibile rigetto, dopo l’operazione.

 

Al dramma della ragazza, che non vuole morire, si sommerà quello di Ben, che non vuole rinunciare al proprio amore e non vuole vederla morire.

 

Una situazione drammatica e crudele, dalla quale non c’è scampo, ma dalla quale non ci saranno vincitori.

 

La concretizzazione della promessa di un loro futuro da condividere, si scontra violentemente con la decisione suprema di Ben, che deciderà il proprio suicidio, per salvare la vita alla donna amata.


La sintesi del dramma è nel momento in cui Ben telefona, per denunciare la morte di qualcuno per suicidio; alla risposta del chiamato Ben risponderà : il mio.

 

Ed, infatti, la soluzione, come un venticello, si annuncia lungo le scene che avanzavano verso la loro fine, per investire i due personaggi in un crescendo drammatico, ma con effetto emotivo, teso volutamente al processo di identificare dello spettatore alla storia.

 

La storia di uno spaccato di vita e di una redenzione, ma, pure, di un grande amore.

Il progetto di salvare sette anime, in conflitto coi disvalori proposti da una società il cui crollo morale e protettivo, dimentica e supera i grandi valori dell’amore e della solidarietà, per crescere nel suo amorale ipermaterialismo individualista, a cui tutti restano sottomessi, quali elementi disumani, pronti a trincerarsi dietro maschere, ipocrisie ed egoismi, risulterà irrealizzabile.


Ancora una volta, il destino mette il caso davanti i progetti dell'uomo; e l'uomo sarà portato ad una seconda decisione, non solo morale, ma di amore vero. 

Sarà il trionfo dell'amore; dell'amore vero, nato come sviluppo naturale di sentimenti e non di progetti.

E l'amore supererà le barriere; il sacrificio della vita di Ben, che, col suicidio, dona il suo cuore, permettendo il trapianto, sarà la decisione suprema e disumana, per la salvezza della ragazza, la cui rarità sanguigna aveva creato le premesse della fatalità del caso.


L’angelo che scende dal cielo a salvare dalle varie problematiche sociali insolute, che la politica americana non riesce a risolvere, non esiste; ma, può esistere un caso come quello prospettato da Muccino, che eleva la persona moralmente, pur non giustificandola.

Ben è dentro un progetto di salvezza, non per sua scelta, ma per un suo fare egoistico ed un bisogno morale e di coscienza impellenti, tesi a dovere rimediare i danni prodotti, da una sua leggerezza, al momento della guida; una leggerezza grave, che porterà via sette vite e che distruggerà la sua famiglia, con la morte della moglie.

 

Uomini soli, individui egoisti e materialisti; maschere che si muovono apparentemente libere in un processo determinato da leggi sociali e da leggi naturali, ma, che, attraverso il caso, possono ritrovare se stessi, quella parte di loro, che è repressa dentro e che la maschera del sociale copre, come un velo triste, che accomuna tutti allo stesso destino.

Ma, quando il caso si pone davanti a delle esistenze, queste, come burattini, ne subiscono gli effetti diretti e, come tali, vengono diretti su strade obbligate, che la volontà umana non riesce ad impedire, proprio per quel gioco perverso, che porta la coscienza risvegliata a dovere prendere delle decisioni, il cui ritorno è impossibile.

 

Personalmente m’è piaciuta la forza interpretativa dei due personaggi, calatisi nella parte con buona professionalità, risultando abbastanza convincenti.

 

La domanda finale che mi pongo è se il film di Muccino abbia o no, nell’identificazione dello spettatore al fatto ed ai personaggi, toccato la sua corda più intima, quella che lo commuove fino al pianto.

 

Cesare Pisano 

 

 

 

 

 

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