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LAPRIMAVERA

SVOLTA A SINISTRADEL PARTITO DEMOCRATICO DI FRANCESCHINI ?

3 Marzo 2009 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

 

 

Sembrerebbe proprio di si; uno spostamento di programma e di contenuti che riagganciano il Partito al territorio ed alle esigenze vere dei cittadini, in un momento in cui la crisi grida soluzioni di tipo economico, a cui il governo non sa dare una risposta soddisfacente.

 

Con calma e molta determinazione, Dario Franceschini aumenta la sua velocità di azione verso la dimensione lavoro; la crisi investe, non solo le piccole e medie industrie, ma, provoca danni alle famiglie di coloro che stanno perdendo il posto.

 

L’autunno prossimo sarà davvero caldo, se si pensa che tantissimi si troveranno senza soldi; e non sarà solo un problema di spendere meno o di accontentarsi di meno cose; perché la casa da pagare, con l’affitto od il mutuo, resta lì, non potrà essere, né spostata, nè cambiata e diventerà un peso economico insostenibile.

 

Franceschini apre a sinistra, in difesa del disoccupato, in difesa di una dignità di esistenza, che sembra scemare ogni giorno di più; la proposta spinta come una vera sfida, a questo governo di destra, è l’assegno ai disoccupati, la cui copertura dev’essere trovata sul rientro dell’evasione fiscale, attraverso il “ ripristino di alcune norme in materia di evasione fiscale “, come afferma Bersani, “ e “ non serve il punto e mezzo di pil, ma solo 5 o 6 miliardi di risorse aggiuntive da reperire con alcune misure di controllo sulla spesa corrente “.

 

Una proposta che piega il partito sulla sua naturale direzione, che è la difesa dei ceti più deboli.

 

Una sfida, quindi, lanciata su proposte concrete e reali; un’apertura per concorrere alla fattibilità, attraverso una legge immediata.

 

Purtroppo, una risposta negativa è già arrivata da Bruxelles, dove si trova il Premier; ed è un segno negativo, che, ancora, disconosce l’importanza del confronto col più grande partito di opposizione, su temi scottanti.

 

Una mancanza di interventi pesanti, che incidano strutturalmente s’impone come necessità, ma sembra che il governo si accontenti di interventi leggeri, che non lasciano il segno, vedi la social-card, o il bonus.

 

Franceschini critica la proposta lanciata dal ministro Tremonti di una banca nel sud; in merito rivendica chiarezza, onde evitare che venga costruita un’operazione di sola immagine propagandistica, che nella realtà verrebbe, poi, gestita in funzione clientelare e di consenso elettorale, per garantire il solito serbatoio di voti, necessario per vincere, ma non per governare e per lasciare il sud nella sua paralisi atavica e storica.

 

Ha ricordato il leader, che questo governo ha eliminato i Fas, i Fondi per le aree sottoutilizzate, che, se gestiti in maniera ottimale, avrebbero permesso l’apertura di una banca nel Sud.

 

Risulta chiaro che non trattasi solo di miopia progettuale, ma, soprattutto, di chiarezza nella progettualità; di presenza di uomini al sud, su cui si possa contare, per un’amministrazione delle risorse date, inseguendo obiettivi di interesse pubblico e non privato.

 

Il Sud, per potere competere e lanciare la sua sfida, ha bisogno di un forte rientro della fiscalizzazione d’evasione e di rivestimenti puliti.

 

Le armi sono l’eliminazione dei baracconi gestiti solo per interessi particolari e personali, che mummificano e cristallizzano l’economia, impoverendo gli spazi e mortificando le risorse;  un’economia povera e desueta, incapace di competitività.

 

Se ha lanciato queste proposte e critiche da Bari, da Varese non è stato da meno; Franceschini ha attaccato le ronde, una struttura inutile, che ha il solo scopo di spingere i cittadini ad organizzarsi, per il controllo del territorio, che si sta facendo sempre più drammatico e tragico, viste le molteplicità di atti di violenza su donne e minorenni, nella prospettiva del taglio dei fondi alle forze dell’ordine, che lamentano di essere sostituiti nella loro funzione e che, spesso, lamentano di non potere fare i pieni alle loro volanti.

 

Di fronte due schieramenti: il Partito Democratico ed il Pdl di Berlusconi.

 

La nostra visione è quella del riformismo democratico ed è quella di accorciare le distanze tra ceti forti e deboli; una politica di appoggio realistico e non propagandistico alla popolazione, interventi sulla crescita della produttività, sostegno alle piccole e medie imprese, che in questo momento soffrono la crisi, permettere alle banche i crediti alle piccole imprese, che si sentono soffocate ed incapaci; investimenti sulla ricerca, riforma della scuola e non la sua mortificazione.

 

Su questo tema è in atto l’impossibilità di molte madri, nella scuola primaria, di ottenere il tempo pieno, per i propri figli, secondo le loro scelte; sembra che 250.000 non potranno essere accontentate.

 

Una situazione che diventerà drammatica alla prossima riapertura della scuola e che organizzerà migliaia di genitori, com’è avvenuto durante la formazione della legge Gelmini.

 

Dall’altro una compagine che fa continui proclami, che usa i decreti con abuso della richiesta di fiducia, che vive alla giornata ascoltando le lamentele dei cittadini  ai bar, o nelle piazze, per cercare una politica, che non ha un progetto dell’uomo sociale, che non ha una progettualità per uscire dalla crisi; che ha disconosciuto ed affrontato con superficialità il drammatico problema e che non ha la volontà politica d’incidere strutturalmente sugli stipendi, sui salari e sulle pensioni.

 

Una distanza abissale dalle esigenze di quel popolo di elettori, che è stato ingannato, che gli ha dato la fiducia, ma non ha ricavato se non sofferenze e disoccupazione.

 

Un riavvicinamento dichiarato di Franceschi alle posizioni della Cgil, poi, stanno rivalutando, non solo le posizioni del Partito, ma la credibilità verso un tempo di riforme; l’attesa per affrontare, in posizioni ottimali, le future elezioni europee, si fa interessante; i consensi per una scelta, a cominciare dalla sinistra, quindi, dal popolo, non sono nuvole passeggere, ma realtà evidenti, con proposte fattibili e realistiche.

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