INCREDIBILE MA VERO: UNA REALTA’ DISUMANA CHE TRASCINA La PROPRIA SOFFERENZA
Il governo di Malta, una piccola isola che sorge dalle azzurre acque nel cuore del Mediterraneo, a metà strada fra Gibilterra e Alessandria, ed a soli 95 Km a sud della Sicilia, si è rifiutato di accogliere il vecchio mercantile turco Pinar, con a bordo 140 clandestini, ed ha opposto un nettissimo rifiuto alla richiesta del Presidente della Commissione europea Barroso, per evitare che il prolungamento del tempo potesse innestare, tra i miseri clandestini, una grave tragedia.
Il rifiuto all’accoglienza poneva le responsabilità sull’attuale governo di destra, che, a sua volta, opponeva un suo netto rifiuto a fare sbarcare i clandestini sulle coste sicule.
Il braccio di ferro, come tutti sappiamo, è stato risolto con il cedimento del nostro governo, costretto, per ragioni di umanità, a dovere rinunciare ai suoi principi in materia immigrazione clandestina; basti pensare alla recente proposta dell’obbligo di denuncia da parte dei medici curanti, nei casi di clandestini immigrati, con tutte le polemiche seguite a questa decisione.
Alla fine della diatriba, a cedere è stata l’Italia che accoglierà ,per il momento e, per motivi strettamente umanitari, i passeggeri clandestini del Pinar.
Lo sbarco, con ogni probabilità,avverrà a Porto Empedocle (Agrigento).
Una diecina, tra i più gravi e bisognosi di immediate cure, saranno sbarcati a Lampedusa.
Da premettere che il salvataggio del mercantile Pinar, in balia delle onde, è avvenuto per intervento di due barconi.; e da premettere, ancora, che il mercantile trainava il cadavere di una donna già morta, il cui corpo è stato issato a bordo, per permettere a tre giornalisti di lasciare il loro gommone e di avvicinarsi.
A bordo la presenza di 37 donne alcune di loro, in stato di gravidanza.
Sono questi i fatti.
I telegiornali ne hanno parlato, ne parlano, ancora; il cittadino-spetattore ed il frettoloso o interessato lettore di quotidiani, ormai, abituati a queste notizie, le digeriscono fagocitandole, come notizie normali, di tutti i giorni, il cui contenuto è diventato da tempo, da quando questa destra governa, oggetto di proposte e controproposte, nel tentativo di regolare lo status dell’immigrato in Italia e liberarsi di quanti, invece, scelgono la nostra terra per altre iniziative ed obiettivi, spesso di violenza, tra stupri e rapine, con aggressioni alle persone.
Si è cavalcata la tigre della sicurezza; si è detto che nel progetto di questo governo ci sarebbe stata una soluzione, a cui l’elettorato di destra aveva creduto; si era fatto credere che sarebbe bastata la forza, le ronde, e la magistratura, per assicurare la quotidianità e le nottate dei cittadini italiani, ed, invece, il problema è presente tutti i giorni ,in tutta la sua virulenza; come fosse un bubbone pestifero che si allarga a macchia d’olio.
Perché, purtroppo, questo è il sentore su quanto avviene nella realtà sotto gli occhi di tutti.
Un bubbone; quasi un ammasso informe di carni umane, gettate su vecchie navi che si dirigono verso destini, la cui fine è già segnata, prima ancora, della partenza dai luoghi di provenienza.
Un problema enorme, che fa scattare l’odio razzista, la paura tra quanti, vedendo nell’ “ altro “ un diverso da loro, temono per sè, per i propri figli, per i propri beni e per la loro tranquillità.
Un grande problema umano e solo umano; una tragedia inammissibile, alle soglie del terzo millennio, che si è posta in primissimo piano e che non può riguardare la sterile e superficiale diatriba con braccio di ferro tra due governi, che oppongono le loro ragioni di Stato, pur di evitare la malattia delle peste bubbonica; infettiva e mortale.
Ed, allora, in attesa che si possa decidere; in attesa che ci si mette d’accordo; in attesa che qualcuno più ragionevole possa avere la medicina per guarire le menti, centinaia di persone, che sfuggono il loro triste e misero destino, tra donne incinte, bambini e giovani, si costringono in uno spazio ad attendere…..e, nel mentre, in quello spazio, si scatenano le malattie inevitabili, in questi casi: Varicella, febbre, alta disidratazione, bassa pressione. E’ questo lo stato di salute dei clandestini riscontrato dai quattro medici, che avevano potuto effettuare le visite.
Cosa pensare?
Che c’è gente, ormai, ridotta allo stremo nella lotta per la sopravvivenza, preferisce affrontare il buio tunnel di un viaggio da naufragi, per sfuggire ad uno status di vita, in cui la lotta per la sopravvivenza ha trovato la sua sconfitta definitiva.
Naufragio con spettatore, come direbbe il filosofo Hans Blumenberg.
Da una parte lo spettatore, seduto tranquillo in riva al mare che guarda lo spettacolo dei naufragi e gode, ma non per la morte sicura di coloro che si agitano a bordo della nave, che sta per affondare, ma, in quanto sa di essere lontano da quella situazione di morte e di angoscia; sa di trovarsi nel suo tranquillo spazio, che il caso ha voluto che fosse così e non nello spazio ove i flutti divoreranno il naufrago; e, da questa sua posizione di tranquillità, gode e gioisce di sentirsi al sicuro.
Un po’ è questo quello che sta accadendo sotto gli occhi del mondo intero; una disputa su chi e sul come o sul quanto; una questione di leggi repressive, magari nella forma della loro razionalità di regolamentare tutta la situazione, ma che pone quella realtà dell’immigrazione, come il problema che tutta l’umanità è chiamata a risolvere, in quanto, fino adesso, nessuna legge è adatta ad affrontare il problema.
Un problema, che la realtà degli immigrati e i loro governanti, scaricano a tutti i paesi più ricchi ed opulenti; un problema vero, perché tutto umano; perché fondato sulla vita di bambini, donne, donne incinte, vecchi; fondato sull’uomo, sulle sue sventure, sulla sua carne, diventata poca cosa, se tutti ce ne stiamo a guardare, come tanti spettatori, che assistono allo spettacolo del naufragio degli altri.
Non solo i governi, ma, l’Europa dovrà definitivamente trattare il problema; deve incidere al fine di arrivare ad una legislazione, che sia lo strumento umano e sociale, che studi il fenomeno e che tenti una sua soluzione.
I governi di provenienza devono collaborare; i flussi devono essere controllati e veicolati in direzioni che tutelino la salute, la dignità, le aspettative di quanti sono pronti a morire, pur di non di restare nelle loro terre di origine.
Un problema grosso, che deve allontanare qualunque conato di razzismo, se vuol trovare una dignitosa soluzione.
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