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LAPRIMAVERA

LE LINEE PROGRAMMATICHE DI FRANCESCHINI PER IL NUOVO PARTITO DEMOCRATICO

17 Luglio 2009 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

Le linee programmatiche su punti fondamentali quali: l'identità del Partito; il radicamento; l'unisono di tutti intorno la linea del Partito; il conflitto d'interessi, la laicita', le Primarie, il Partito pluralista e federalista; la costruzione di un nuovo PD; l'importanza e la presenza dei giovani e delle donne; accorciamento distanze ricchi poveri; alleanze....


IN SINTESI:

" Combattere la povertà, contrastare il degrado sociale non significa, forse, estirpare una delle radici più profonde dell'insicurezza? "

" Paura della crisi, paura dell'immigrazione e delle società multietniche, paura del futuro che spinge una società che invecchia a cercare chi offre più conservazione, chi punta tutto sulla protezione individuale, esaltando e rendendo assoluto il valore della libertà, a scapito della coesione sociale "

" La destra italiana pensa sempre e solo alle prossime elezioni. Noi democratici pensiamo prima di tutto alle prossime generazioni. "

Il nostro campo nello stesso periodo  ha avuto instabilità totale nei leader, nei partiti, che si sono sciolti, ricostituiti, sostituiti, nei governi fragili."

 " E così non siamo  riusciti a trasmettere che sensazioni indistinte,  non messaggi chiari e univoci.

Se voti destra sai cosa voti.

Se voti di qua non sai cosa voti."

" Questo è quello che dobbiamo fare: ricostruire una identità del nostro campo."

" Dobbiamo fare arrivare agli italiani messaggi comprensibili che facciano capire a  tutti, non solo la nostra proposta per il problema del giorno dopo, ma, quale è il modello di società che abbiamo in mente, quali le diversità dei nostri valori di riferimento."

LE CINQUE PAROLE INTORNO ALLE QUALI SI SVILUPPA TUTTO IL DISCORSO:

FIDUCIA - REGOLE - UGUAGLIANZA - MERITO - QUALITA'

FIDUCIA :

" Servono allora misure e comportamenti che alimentino la fiducia personale e collettiva. Quella fiducia che tiene insieme la vita, le comunità, il mercato."

"Dalle misure per proteggere i lavoratori e cittadini dalla crisi, alle riforme economiche necessarie a dare prospettive a famiglie e imprese. Fino alle riforme istituzionali che ridiano fiducia ai cittadini in uno Stato e in una politica che debbono essere basati sulla trasparenza e sull'efficienza."

" Per noi il mondo del lavoro di oggi è fatto insieme da lavoratori e imprenditori."

Combattere la precarietà, migliorare le condizioni dei lavoratori e dare alle imprese protezione dalla crisi e sostegno per innovare, sono due pezzi della stessa politica, la nostra politica.

vogliamo cambiare il nostro welfare e renderlo uno strumento universale che accompagni tutte le persone e le famiglie nel corso della vita, proteggendole dai rischi della povertà e dell' emarginazione.

Un welfare che cominci dalla cura e dall'educazione dei bambini, e che dia un ruolo centrale alla formazione permanente, come leva fondamentale per valorizzare le capacità personali.

Bisogna recuperare fiducia dimostrando con i fatti che siamo in grado di difenderli, facendo rispettare l'ordine pubblico, se necessario con durezza come hanno fatto alcuni nostri sindaci, contrastando ogni forma di illegalità per evitare che l'impunità di pochi comporti la criminalizzazione di tutti.

REGOLE

Da anni la destra italiana  predica la sregolatezza, che tollera o incentiva le irregolarità, che esalta l'individualismo, la furbizia "dell'ognuno per sé" in ogni campo.

Noi vogliamo buone regole che oltre a sancire diritti, stabiliscano doveri e responsabilità, garantiscano la sicurezza collettiva

L'applicazione rigorosa delle regole è il presidio della legalità e del contrasto alla criminalità organizzata che uccide le potenzialità straordinarie di interi pezzi del Paese.

E proprio all'economia e alle imprese servono regole semplici  e stabili che garantiscano il corretto svolgersi della concorrenza, che I CONFLITTI D'INTERESE che in Italia sono diventati silenziosamente accettati, come fossero normali,  avendo  davanti l'esempio della massima autorità di governo.

Lo stesso patto di lealtà fiscale ha come necessario presupposto che il cittadino sappia che II SUOI SOLDI NON VADANO A FINANZIARE SPRECO E INEFFICIENZA

E sappia che chi VIOLA LE LEGGI ESPORTANDO ILLEGALMENTE I CAPITALI NON VENGA PREMIATO ANZICHE' ESSERE PU NITO DALLA LEGGE.

UGUAGLIANZA

Uguaglianza non come appiattimento delle differenze ma come VALORIZZAZIONE DELLE DIVERSE CAPACITA' DELLE PERSONE, come UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA', da sostenere non solo nelle condizioni di partenza ma nel corso della vita di ciascuno.

L'Italia ha purtroppo un primato negativo: ha visto crescere LE DISEGUAGLIANZE TR AI REDDITI, ha visto aumentare le distanze tra pezzi del suo territorio. 

Sono queste le diseguaglianze che sottraggono ai nostri giovani le aspettative dei coetanei di altri paesi europei, che impediscono al FIGLIO  DELL'OPERAIO DI AVERE LE STESSE OPPORTUNITA' NELLA SUA VITA DEL FIGLIO DEL FIGLIO DEL NOTAIO.

Noi vogliamo cambiare QUESTO DESTINO che la destra ritiene inevitabile.

Vogliamo invertire la tendenza partendo da proposte immediate, che creino aperture sociali.

E all'interno del paese pensiamo ad uno scambio fra studenti del Nord e del Sud per rafforzare esperienze e culture comuni, per aprire le comunità del mezzogiorno.

Noi pensiamo al MEZZOGIORNO come la possibile RISORSA dell'economia italiana.

E' la politica nazionale, SIAMO NOI,  NON UN PARTITO DEL SUD, a dover credere che questo è possibile.

Uguaglianza significa poi valorizzare la LIBERTA' DI SCELTA E LAVORO DELLE DONNE.

Perchè la libertà delle donne è la condizione essenziale per avere una società più dinamica e moderna, in cui la parità tra generi sia semplicemente garantita da una vera selezione sui talenti e le qualità personali.

MERITO

.....il merito divenga la CHIAVE DELLA VITA SOCIALE e sia concepito come la leva fondamentale per superare molte delle INGIUSTIZIE SOCIALI che opprimono la nostra società, per rimettere in moto la mobilità sociale.

Merito per noi significa RICONOSCERE E VALORIZZARE LE CAPACITA' DELLE PERSONE, significa avere la speranza di migliorare la propria vita e quella dei propri figli. 

Merito non vuol dire competizione sfrenata ma RICONOSCIMENTO DEI TALENTI, DELL'IMPEGNO, del valore del lavoro.

L'egualitarismo indifferenziato ha prodotto nel corso dei decenni più recenti, gravi e profonde ingiustizie sociali.

Oggi la società italiana è  prevalentemente organizzata su sistemi di cooptazione basati su RELAZIONI FAMILIARI, PROFESSIONALI, politiche, sindacali, associative o di altro genere.

Relazioni che CONDIZIONANO L'ACCESSO a carriere pubbliche e private, alle professioni come allo svolgimento di attività di impresa in una serie di settori protetti da potenti barriere.

La nostra battaglia deve ROMPERE QUESTO IMMOBILISMO, SETTORE PER SETTORE.

QUALITA'

Nel mondo globalizzato ogni paese, ogni economia nazionale dovrà rinunciare ad essere competitiva su tutto e dovrà puntare sui terreni su cui è più forte e vincente.

Alcune nazioni punteranno sul basso costo della mano d'opera, altre sulle grandi estensioni territoriali, altre sulle materie prime.

L'Italia dovrà puntare sulla qualità.

Puntare sulla qualità significa puntare sull'eccellenza, sulla parte alta della filiera produttiva, dove contano di più la creatività e il capitale umano.

Significa investire in conoscenza.

Scuola, scuola, scuola e poi università, ricerca, innovazione, cultura.

Qualità significa valorizzare la bellezza del proprio territorio, delle coste, delle nostre montagne, delle città e dei borghi italiani, della loro storia e del loro patrimonio culturale.

Valorizzare un tessuto di piccole e medie imprese legate al territorio e attente alla qualità. 

Valorizzare le radici e le nostre tradizioni, un intreccio unico di storia e cultura, di agricoltura e prodotti tipici, di buona cucina, di coesione sociale e qualità della vita.

Anche per questo valorizzare e investire sull'ambiente e L'ECONOMIA VERDE deve essere la nostra priorità.

La GREEN ECONOMY sarà nel prossimo decennio ciò che è stata la rivoluzione informatica negli anni '80, il  nuovo motore dell'economia mondiale.

Chi raccoglierà questa sfida sarà protagonista, chi si attarderà è destinato a rimanere ai margini.

I risultati del recente G8 hanno segnato una timida inversione di tendenza nell'impegno per le energie rinnovabili e contro il riscaldamento globale.

Noi vogliamo che l'Italia guidi una RIVOLUZIONE VERDE, vogliamo estenderne le grandi opportunità a tutti i territori, a cominciare da quelli del Sud, che su questi temi potrebbe riscoprire una vocazione che traini il suo sviluppo.

Sì a una radicale riconversione del nostro sistema energetico verso l'efficienza, il risparmio, le fonti rinnovabili.

NO AL NUCLEARE del passato, pericoloso e costosissimo.

Sì a una rivoluzione fiscale che alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese che inquinano e consumano meno.

No all'abusivismo e al consumo spregiudicato di territorio.

Sì all'edilizia di qualità e alla sicurezza antisismica.

No a tutte le forme di illegalità ambientale, cominciando da una lotta senza quartiere alle ECOMAFIE e dall'inserimento dei reati ambientali nel codice penale.

E difenderemo i principi del BIPOLARISMO e dell'alternanza tanto faticosamente conquistati.


Non TORNEREMO INDIETRO, ad un centro-sinistra col trattino, basato su una divisione di compiti nel raccogliere consenso o nel rappresentare pezzi di società e che circoscriva la nostra capacità espansiva.

Solo ipotizzarlo significa dichiarare fallita l'esperienza del Pd, che è nato proprio sul superamento di quella divisione di compiti e significa non avere capito che quello schema si trascina forse in pezzi di classe dirigente, ma non esiste più da tempo nel nostro popolo.

Non torneremo nemmeno indietro a scelte politiche né accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto la scelta delle alleanze, sottraendo ai cittadini il diritto di conoscerle e sceglierle prima.

Dopo che gli è stato già tolto il diritto di scegliere le persone da eleggere. Diritto che noi vogliamo venga restituito a loro, con il ritorno ai COLLEGI UNINOMINALI, compatibili con diversi modelli di legge elettorale, ma sempre in grado di mantenere il migliore rapporto tra un eletto e il suo territorio.

Per preparare una nuova alleanza servono pazienza e lavoro.

Oggi caratterizzarsi e scontrarsi nel dibattito congressuale soltanto sulla scelta dei possibili alleati di domani sarebbe prova di una sconcertante povertà di idee. 
Fare l'opposizione insieme con altri partiti, individuare battaglie comuni, in Parlamento e nel Paese,  sui contenuti dell'azione di governo, sarà il terreno migliore per sperimentare la possibilità di formare una alleanza coesa e credibile.

Fare l'opposizione.

Essere riformisti non significa restare zitti.

Un riformista alza la voce, batte i pugni sul tavolo quando vede violentati lo stato di diritto e le istituzioni democratiche,  quando vede un governo che nega la crisi e le difficoltà di milioni di italiani, che non approva né riforme strutturali né misure per fronteggiare l'emergenza.

Un riformista alza la voce e batte i pugni sul tavolo quando un capo del governo attacca la stampa libera e il diritto di cronaca, quando intimidisce imprenditori e editori, quando offende le istituzioni internazionali, colpevoli solo di dire la verità.

La verità. 

Un partito che coltiva le DIVERSITA' CULTURALI al suo interno come una ricchezza,  ma che cerca e trova la SINTESI.

DIVERSITA' non significa galleggiare MA SCEGLIERE.

Significa DIALOGARE, ACCETTARSI E POI DECIDERE. Nel modo più semplice e antico, quello che per noi sembrava un tabù: VOTANDO.

Ci aspetta alla Camera il lavoro sul testamento biologico.

Ci ascolteremo, dialogando. Ma alla fine decideremo la posizione del partito. Rispetteremo fino in fondo chi non si sentirà di condividerla, ma decideremo.

Sarà il modo più onesto di interpretare la LAICITA'del nostro partito e di rispettare il principio intoccabile della laicità dello stato.

Quello che sta scritto nella nostra Costituzione e che appartiene a tutti noi, LAICI E CATTOLICI DEL PD

Lo hanno detto molto chiaramente i 60 PARLAMENTARI CATTOLICO-DEMOCRATICI nella lettera con cui due anni fa hanno spiegato il rapporto tra la loro scelta di fede e la laicità nelle scelte politiche e parlamentari.

La LAICITA'oggi non è più soltanto il principio che regola il rapporto tra Chiesa cattolica e Stato.

Nella società APERTA, nel mondo GLOBALE E PLURALE, il tema della laicità va declinato in modo più ampio.

Non si può parlare al SINGOLARE: esistono fedi e culture DIVERSE che sono chiamate a CONVIVERE.

E QUESTO IL PLURALISMO; è caratterizzato da valori e tradizioni a loro volta diversi, che talvolta possono essere in conflitto.

Essere laici nelle società contemporanee significa accettare che NESSUNA SCELTA POLITICA SIA SOTTRATTA ALLA FATICOSA STRADA DELLE NERCESSARIE SINTESI.

Sapendo con certezza che nessuna legge potrà mai essere L'AUTOMATICA TRADUZIONE  DI UN VALORE RELIGIOSO.

La laicità, dunque, oggi è la GARANZIA della libertà di tutti, credenti in una fede o non credenti, nello spazio pubblico, nei loro diritti civili. 

Poi vogliamo un PARTITO APERTO

Che spalanca i propri gruppi dirigenti a quelle persone, soprattutto a quei GIOVANI e quelle DONNE, che non hanno APPARTENENZE PRECEDENTI e che hanno SCELTO DI COMINCIARE IL LORO IMPEGNO POLITICO CON IL PD.

Quelli che vorrebbero entrare e impegnarsi, m,a spesso, non sanno nemmeno a che porta bussare e invece abbiamo un bisogno enorme della loro freschezza e delle loro energie.

Un partito che investe e spende nella FORMAZIONE POLITICA,

Un partito in cui il rinnovamento necessario dei GRUPPI DIRIGENTI non ha nulla a che vedere col " NUOVISMO " SCELTO DALL'ALTO,  ma significa valorizzare e investire sull'esperienza e sul radicamento territoriale di SINDACI, AMMINISTRATORI, SEGRETARI PROVINCIALI E COORDINATORI DI CIRCOLO, DI PARLAMRENTARI E QUADRI DEL PARTITO.

Appena eletto segretario ho pensato di dover fare così, ho sciolto i vecchi organi collegiali e ho formato una segreteria costituita da un Sindaco, un Presidente di Provincia e uno di Regione, un Segretario regionale e uno Provinciale, una Parlamentare e un Consigliere regionale.

Per questo non devo fare promesse,  ma soltanto dire che con questi STESSI CRITERI comporrò la mia FUTURA SQUADRA.

Un partito che difende come oro la forza dei propri militanti.

Cambiamo lo statuto dove non funziona. Rivediamo le regole del tesseramento per avere più apertura e più trasparenza insieme.

Mettiamo un po' d'ordine nelle regole ma non rinunciamo alla scelta che abbiamo fatto alla nascita del Pd, di affidare  agli ISCRITTI le scelte del partito e l'elezione degli organi territoriali,  affiancando a loro gli ELETTORI, da chiamare nei momenti delle grandi scelte, com'è certamente l'elezione di un SEGRETARIO nazionale.

Io voglio un partito solido.

Ma fare un partito solido nel 2009 non significa rispolverare i modelli di cinquant'anni fa.

Poi un partito nazionale e FEDERALE insieme che, dentro una missione unitaria, lasci ai partiti regionali AUTONOMIA politica e statutaria nella scelta del modello organizzativo, delle alleanze, dei candidati, delle priorità programmatiche.

Partiti regionali che, come prevede il nostro statuto, possano  decidere di aggregarsi per aree geografiche omogenee, nel nord o nel sud del paese, per dare più forza, organizzativa e politica alla nostra azione.

Un partito infine RADICATO sul territorio, che vuole avere un circolo in ogni paese, in ogni quartiere con una sede aperta.

Circoli che non siano solo luoghi per misurare i rapporti di forza nei congressi o per comporre organi e giunte,  ma che si occupino del territorio  e dei problemi delle  comunità locali in cui sono.

Questo è il radicamento.

Circoli come antenne per ascoltare e capire l'Italia.

Circoli e iscritti che rifiutano di appartenere a tizio o a caio, a un capo o all'altro.

Che sono nati liberi e vogliono restare liberi.

Che al congresso voteranno il Segretario nazionale non in base all'indicazione ricevuta da qualcuno che conta ma secondo coscienza, scegliendo il candidato per pensano farà meglio per il loro partito.

Guardando non da dove viene ma dove vuole andare.

Un Patto con i Circoli.

Sarà mia la responsabilità di fare sintesi, e di trasformare in un messaggio condiviso e unico questa varietà di posizioni. Che sono però, voglio dirlo con chiarezza, la migliore garanzia che il Partito Democratico resterà fedele all'idea che l'ha fatto nascere.

Un partito che ha coraggio nel costruire se stesso e il proprio radicamento con pulizia e con rigore, che ha coraggio sia nell'ammettere i propri errori che nel rivendicare con orgoglio i risultati della sua giovane storia.

Un partito che ha coraggio nel fare l'opposizione, sfidando la prepotenza e il potere di questa destra con la forza delle ideali, della voce, delle mani e delle braccia di migliaia di donne e di uomini.

Un partito che ha coraggio nello svegliare la coscienza civile di un paese che sotto la crosta è pieno di forza e di energia positiva, di talenti e di voglia di futuro.

Un partito che propone all'Italia il cambiamento contro la conservazione.












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