IL PD: E’ UN PARTITO RIFORMISTA DEMOCRATICO MODERATO
La caduta del muro di Berlino, nel 1989, riporta tutti i Partiti Comunisti del tempo, ad una rivisitazione delle loro strategie; morte le ideologie, legate e radicate in una classe sociale, bisognava solcare altre acque per un’inversione di immagine, di forme, di lotte, di strategie e di strutture di Partito.
Tramontata un’epoca se ne apre un’altra, diversa nei contenuti e nelle forme.
Il PCI italiano subisce la sua trasformazione, per meglio adattare la lotta socio-economica-culturale ed aprirsi a ceti diversi dalla classe naturale, da cui si era sviluppato, ai primordi della lotta marxista di classe: operai in lotta contro i padroni.
Le diverse trasformazioni hanno portato il vecchio PCI al PD di oggi.
E’ inutile descrivere i vari passaggi, nel tempo, ed i vari segretari, che, di volta, in volta, ne rappresentavano le nuove e futuribili aspirazioni, senza mai estrinsecare la vera capacità di individuare la strada nuova; infatti, le tante forze conservatrici, al suo interno, si opponevano, nostalgici dell’idea della lotta di classe, la cui ideologia di tipo marxista era stata messa in soffitta dai cambiamenti storici, alle nuove aspettative, che i radicali cambiamenti individuavano in un totale cambiamento di rotta finalizzata ad individuare nuove strategie, alleanze e nuovi percorsi.
All’interno del Partito trasformato e tra simpatizzanti ed iscritti si è materializzata una spaccatura ideologica tra vecchie strutture ed il nuovo che emergeva ed era latente, ma non del tutto individuato, né acquisito nella coscienza di tutti.
Per i tanti nostalgici il cambiamento sarebbe dovuto essere più formale che sostanziale; cambio del nome del Partito, cambio di regole interne, nuovi metodi elettivi..etc..
Per costoro sarebbe dovuta rimanere inalterata la collocazione tutta a sinistra in una specie di ammucchiata di Partiti della sinistra che avrebbero avuto come riferimento un allargamento della base elettorale.
L’altra parte delle spinte portava iscritti e simpatizzanti ad una scelta più radicale ed innovativa: una collocazione non solo di sinistra, ma capace di sapere parlare ai ceti moderati, per realizzare quel nuovo, che i tempi della Storia imponevano, come radicale cambiamento alle sinistre marxiste, sconfitte nelle loro ideologie.
Il PD, quindi, derivato, come radice storica, dal Compromesso berlingueriano e dall’Ulivo prodiano, si avvierà, con l’esperienza di Veltroni, verso il nuovo, producendo speranze ed aspettative.
Walter avrà sbagliato, probabilmente, nell’organizzazione del Partito, giudicato troppo liquido, rispetto le coscienze dei vari simpatizzanti ed iscritti, o, forse, rispetto i tempi storici ed il fenomeno berlusconiano; ma, probabilmente perché l’Italia non è gli Stati Uniti.
Il PD ha cambiato tre segretari; e non può permettersi il lusso di cambiarne ancora.
Da dopo le regionali del 2010 si “ deve riprendere il passo “ come afferma Bersani.
Alla luce delle regionali si sono evidenziati tutti i difetti di questo Partito, che possono, secondo me, essere individuati attraverso un’attenta analisi.
Il Pd, non essendo ideologico, non può avere una classe sociale a cui rivolgersi; una classe privilegiata, la classe operaia, a cui potere rivolgere il suo discorso, perché il suo discorso non è basato sulla ideologia della lotta di classe.
Infatti, il lavoro è al centro e svetta tra tutti i temi; ma, non il lavoro dei soli operai, ma, il lavoro di tutti; operai e salariati, autonomi e dipendenti statali e privati, nonché il lavoro degli imprenditori degli artigiani, dei professionisti.
L’imprenditore non è più il padrone da abbattere; l’operaio sa di dovere difendere il suo posto di lavoro, attraverso l’impegno qualitativo come operaio: la morte dell’impresa significherebbe la perdita del suo posto di lavoro.
In questo mutato scenario si annida il nuovo; un nuovo che chiede al PD strategie ed alleanze diverse; ma, non solo; infatti, anche, il linguaggio ed il rapportarsi alla gente fa parte del cambiamento che questo Partito deve affrontare e risolvere.
Il vecchio PCI si rivolgeva alla classe dei lavoratori, perchè era nato come sviluppo ideologico della classe operaia e vedeva negli imprenditori il nemico contro cui scagliare le varie lotte operaie.
Nel tempo attuale, post-ideologico, l’impresa è il posto della produzione e del lavoro, ma, anche, il posto della difesa del lavoro e della produzione.
Ma, a difendere l’impresa non è solo il “ Padrone “, ma l’operaio, in quanto difende la propria sussistenza economica, attraverso il salario e lo stipendio.
Quindi, il PD non ha una classe sociale a cui rivolgersi; la sua “ base sociale-elettorale “ non è solamente quella operaia.
Da questa affermazione-realtà, molti tra simpatizzanti ed iscritti, non vogliono accettare un Partito diverso, da come la loro cultura nostalgica impone, e, soprattutto, si rifiutano di scivolare verso l’idea del moderatismo; e lottano per collocare e mummificare il PD solo a sinistra, in una coalizione di Partiti di sola sinistra.
Il punto risiede proprio in questa linea di demarcazione., che sta creando una confusione ideologica.
Il PD non è di sinistra, perché non è ideologico, come lo era il PCI; ma, se non è ideologico, cos’è?
E’ Moderato; è Riformista; è Democratico.
E se è tale non può radicarsi solamente tra gli operai, ma deve essere in grado di captare e di parlare a tutti i cittadini; la logica di questa tesi risiede nel tema del lavoro di tutti, e non di una sola classe, quella operaia, posto a base delle sue strategie di lotta.
Il PD, derivato dal vecchio PCI, ha perso il " passo ", nel senso che ci siamo disorientati, in quanto i nostri simpatizzanti ed iscritti non vogliono, tuttora, capire che non siamo di SOLA SINISTRA, ma di CENTRO CHE VA VERSO LE SINISTRE.
Quindi:
UN PARTITO MODERATO CHE, PARTENDO DAL CENTRO, VA VERSO LE SINISTRE responsabili, nella futura azione di governo, con esclusione degli estremismi.
Infatti, se si è distrutto il vecchio PCI significa solo che ci si è spostati dalla collocazione di sinistra a quella di centro, del centro moderato; quindi, verso l’elettorato liberale, democratico e moderato.
Infatti, il Riformismo Democratico è un carattere fondativo della posizione strategica, che il PD si è scelta, con l’azione iniziata da Veltroni.
Non possiamo più AVERE UNA SOLA CLASSE SOCIALE A CUI RIVOLGERCI PER AVERE I VOTI.
La nostra classe sociale di base, il nostro vero elettorato, è tutto il POPOLO; i nostri contenuti il LAVORO DI TUTTI, sia dipendenti, sia autonomi.
In questa nuova situazione strategica ed identificativa del PD, troviamo la sua IDENTITA’ VERA, capace di parlare a tutto il popolo italiano e non ad una sola parte di esso.
Nel bipolarismo abbracciato, come conseguenza impressa da Walter, che ridusse a pochi Partiti la presenza parlamentare, risiede la nuova strategia del PD.
Il PD crede e professa, quindi, il bipolarismo, che rappresenta la forma strategica politica che mette a confronto due schieramenti: i Partiti del governo ed i Partiti dell’opposizione; in un gioco parlamentare di confronto sulle proposte di legge.
Nuove alleanze per il PD: dall’UDC, all’IDV, a Vendola ed ai SEL, ai Verdi, ambientalisti ed ecologisti, etc..
La strategia di rivolgersi a tutti i cittadini si fonda, oggi, in modo determinante sulla scelta oculata dei CANDIDATI e dei loro PROGRAMMI.
Il popolo vuole sapere chi vota e per quale programma vota.
Questo determina, oggi, la vittoria ed i consensi.
In questo momento storico vale la qualità ed i meriti dei nomi dei candidati e dei loro programmi, che, poi, dovranno essere realizzati., dentro una fascia di giuste alleanze, omogenee e capaci di assicurare continuità di governo.
Questo può veramente radicare il Partito Democratico; deve andare a cercare la gente, attraverso il dialogo, i programmi; deve imparare ad ascoltare la gente e le loro proposte, che devono diventare elementi creativi per il nostro progetto alternativo alle destre.
In questa situazione noi dobbiamo scendere tra la gente; ricercare il radicamento a cominciare dalle persone umili per risalire a tutta la società reale, fatta di lavoro, a tutti i livelli.
Andare tra la gente vuol dire organizzare i nostri giovani, dotarli di mezzi e proiettarli nelle case, nel lavoro, etc.. come supporto alle esigenze della gente.
Tutti coloro che rifanno, come un mantra, la stessa proposta di raggruppare tutte le sinistre e di allontanarci dalle alleanze centriste, come l’UDC, non hanno compreso il cambiamento storico; l’Impasse del PD sta in questo conflitto ideologico.
Ma, perché si è distrutto il PCI, se, poi, si vuole l’alleanza delle sole sinistre’?
Ma, quale sarebbe, allora, il senso vero e la logica storica del Compromesso di Berlinguer?
E quale la logica e l’operazione che Veltroni, spinto da tutti quanti, compresa l’informazione giornalistica, ha prodotto, quando ha estromesso dal PD le estreme sinistre, responsabili della vera caduta del governo Prodi?
C’è una sola logica in tutta questa esperienza; ma, forse molti stentano a comprenderla; essa risiede nella sua stessa realtà; quella da cui nasce il PD che ha dato speranze a tutti; ha fatto nascere aspettative vere, che, poi, non si sono realizzate.
Ma, non hanno trovato realizzazione, non solo per queste motivazioni, ma, perché non si è, ancora, riorganizzato il PD intorno al “ SUO NUOVO PASSO POLITICO “, cioè, l’essere un:
PARTITO DEMOCRATICO RIFORMISTA MODERATO.
SE IL RAGGRUPPAMENTO DOVESSE AVVENIRE SOLO CON LE ALLEANZE DI SINISTRA, COME MAI, ALLORA, SI E' DISTRUTTO IL PCI?
---
SE LO SI E' FATTO E' SOLO PER UNA TRASFORMAZIONE DI TIPO MODERATA ED ACCESSIBILE A LIBERALI, POPOLARI, CATTOLICI LAICI ED A TUTTI COLORO CHE NON AMANO DEFINIRSI DI SOLA SINISTRA.
IL PD SI DEVE CONCENTRARE NELLA SCELTA DEI GIOVANI VALENTI E DI QUALITA’ E DEI LORO PROGRAMMI; NEI MOMENTI IN CUI MANCA L'IDEOLOGIA LA GENTE NON CERCA SOLO IL PARTITO , MA GLI UOMINI ED I PROGRAMMI.
Se il PD e Bersani saprànno pubblicizzare ed attuare questo cambiamento, il PD ha già vinto la sua battaglia.
Cesare Pisano