PRIMARIE....COME??
Di Cesare Pisano
In questo tempo della Storia italiana la collettività è tutta presa dagli esiti giornalieri segnati dall’instabilità dello spread dei titoli italiani, dalle ipotesi di interventi nella zona euro, dalla diminuzione di 50 punti da parte delle Banche centrali, su iniziativa della Federal Reserve americana, dalle proposte che il Governo Monti presenterà giorno 5 dicembre, in Parlamento…etc…per potersi impegnare in discussioni diverse; ma, reputo importante, per una migliore coscienza democratica, cominciare ad avere chiare le idee sull’uso dello strumento delle Primarie, che hanno costituito per il Partito Democratico un’esperienza, tutto sommato, positiva.
Con l’elezione di Prodi esse fanno il loro ingresso nell’Agorà della politica italiana dei Partiti; un’esperienza positiva se si pensa al massiccio afflusso delle persone, tra iscritti e non, che si sono recati ai vari gazebo per votare, dentro una giornata di afflusso democratico, che ha rappresentato il Partito come capace di aperture partecipative, che non si esauriscono solo con il voto elettorale!!
Le Primarie, quale strumento per elezioni interne, sembra siano lo strumento che meglio esprime la coscienza e la libera scelta degli iscritti, perché la loro funzione esplica la capacità di espandere il diritto di scelta, per dare forza al nome che uscirà dalle urne. Trattandosi di elezioni interne al Partito, nulla osta qualunque tipo di soluzione uscita dalle urne…come dire la base del Partito ha fatto la sua scelta e la impone democraticamente ai perdenti.
La scelta è indicativa del fatto, che, eventualmente, all’interno del Partito si sono spostate le forze egemoniche che, in senso democratico, gestiranno il Partito e le sue strategie, anche, se nei vari posti di comando sarebbero presenti le parti sconfitte, nelle Primarie.
Diverso è il discorso di eventuali Primarie, non più interne al Partito, ma, di coalizione.
La coalizione riguarda la presenza di Partiti diversi, sia nel programma, sia nella grandezza dei Partiti, sia nella loro base elettorale.
Un Partito come il PD, che per Statuto è maggioritario, dovrebbe imporre il suo candidato, quale Premier da presentare alle elezioni, alla sua coalizione, senza per questo cadere nell’orgoglio di proporsi come egemone, anche, se nei fatti lo è, visto la sua forza elettorale.
Infatti, la volontà di candidare a Premier segretari dei Partiti più piccoli, nel caso nostro IDV e SEL, che insieme raggiungono appena il 14%, mentre il PD in questo momento è dato al 30%, secondo me, significherebbe la mortificazione della democrazia, perché ne costituirebbe una forzatura, dovuta a motivazioni leaderistiche, di tipo individualistico, di immagine e di arrivismo.
Se nelle Primarie il candidato del Partito maggiore dovesse soccombere alla scelta votata dall’elettorato, sia degli iscritti e sia dei non, avremmo un’anomalia democratica, una forzatura pericolosa, che inficerebbe la qualità della politica e la certezza politica, durante la legislatura e nell’attuazione del programma.
Come dire, il leader del Partito più piccolo potrebbe essere il Premier, con una base politica limitata dal numero dei propri parlamentari e, poi, dovrebbe essere sostenuto dalla politica del Partito maggiore, con una presenza di parlamentari superiore.
Questa sarebbe una forte contraddizione che esprimerebbe la debolezza e non la forza del Governo nella persona del Premier-minoritario, che non potrebbe mai godere di tutto l’appoggio politico del Partito maggiore…ma, quale sarebbe la convenienza per il PD, nei sondaggi cresciuto fino al 30%, nel mettere in ballo la sua supremazia politica, la sua politica convincente, le sue strategie e qualità propositive ed oppositive parlamentari, frutto del suo radicamento sul territorio, per dare il potere ad un uomo politico espressione del Partito minore?
Nessuna!!!!!
Ma, non solo; infatti, se il candidato fosse l’espressione del Partito più piccolo si evincerebbe solo che il politico in questione, con la sua insistenza di volere le Primarie di coalizione, dimostrerebbe limiti politici e grande apertura verso l’affermazione individualistica della sua figura, che non sarebbe mai, durante la legislatura, essere rappresentativa, non solo del progetto da attuare, ma, di vera democraticità, visto che, la base politica su cui l’eventuale suo Governo si poggerebbe, sarebbe data dai politici del Partito maggiore, il PD!!
Quindi il candidato-premier del Partito più piccolo non potrà mai esprimere la potenzialità insita nell’attuazione del progetto politico, là, dove meglio può essere espressa dal rappresentante-premier del Partito maggiore, che conta su un numero di parlamentari superiore, eletti da una base maggiore dell’elettorato e rappresentativi della volontà democratica della base elettorale.
La coalizione, di per sé non potrà mai modificare le regole e la rappresentatività democratica in nessun modo …le Primarie devono servire ad esprimere certe scelte democratiche interne al Partito o esterne, come nel caso di elezioni a sindaco…poi, basta.
Il PD è maggioritario; il che significa che il suo segretario, automaticamente, diviene candidato-premier…trattandosi di un Partito che ha raggiunto il picco del 30%, rispetto i Partiti della sua coalizione, che navigano al 7% o all’8%, il problema non si dovrebbe neanche porre…insistere ha un solo significato: forzare la democrazia rappresentativa, invocando, demagogicamente, lo strumento delle Primarie, per affermare contenuti di leadership, individualistiche, che nulla hanno a che vedere con la sostanza del modo di essere democratico.
Dietro lo strumento delle Primarie si nasconderebbero altre finalità non politiche, ma, populiste, di arrivismo, di immagine, di superiorità presunta…..
Le Primarie di coalizione costituiscono una forma di falsa democrazia, perché potrebbero spostare le forze in capo e dare al Partito più piccolo e meno radicato sul territorio una visibilità superiore, rispetto il PD, che dimostra un radicamento più ampio e significativo.
Il Governo diventerebbe la mera espressione di un potere personalistico, senza l’urto della forza politica della base parlamentare del Partito.
Una distorsione vera della sostanza democratica, le cui conseguenze potrebbero essere deleterie per la stessa coalizione.
La democrazia si fonda sulla rappresentatività, a cominciare dalla maggioranza e non dalle minoranze…le minoranze in democrazia devono essere rappresentate, ma, non nel modo di egemonizzare un Partito più grande, come il PD.
Primarie sempre all’interno del Partito, ma, mai di coalizione.