IN SARDEGNA VINCE LA DESTRA
Cappellacci ha vinto, pur ottenendo 5 punti in meno della coalizone, che lo ha sostenuto; Soru, con 5 punti in più, ingoia l'amarezza di una sconfitta, quasi annunciata.
Non volevamo crederci, fino all'ultimo momento, ma, poi, la realtà dell'elettorato ha imposto un freddo risveglio; una vittoria avrebbe, probabilmente, chiarito la forza del PD, in uno spazio elettorale, che ha visto trionfare il partito nelle precedenti tornate e che adesso lo relega ad un modesto, ma significativo risultato.
La vittoria di Cappellacci è netta e porta la firma del premier, che si è speso in prima persona, ottenendo un risultato, che colloca lo spazio Sardegna nel programma della destra, che, per bocca, dello stesso vincitore, si appresta a cambiare volto, soprattutto, là dove Soru aveva posto i suoi divieti, in difesa del paesaggio e delle coste.
Cappellacci ottiene il 51,86% dei consensi, mentre il presidente uscente, Renato Soru il 43%; il centrosinistra ottiene il 38,67%.
Il PD resta il primo partito con il 25%.
Nell'analisi della sconfitta vanno considerate le 15.000 schede nulle; le 3.000 schede annullate e le 5.000 schede bianche.
Secondo me, l'elettorato ha voluto la sconfitta del centro sinistra, per una serie di motivazioni, che, certamente, i reponsabili PD analizzeranno.
Beche interne; troppi conflitti e discussioni, conflitti emergenti, che dimostarno l'incapacità di amalgama tra i teodem ed i laici e ne abbiamo avuto una prova, durante la guerra combattuta sul corpo e sul destino della poera Eluana.
Un programma formulato, che solo durante la manifestazioner del PD Day è stato reso noto; un tesseramento tardivo, che stenta a prendere quota; una visione, secondo me giusta, ma che stenta a decollare, di un partito nuovo a partire dalle strutture e dai personaggi.
L'amalgama non riuscita tra i gruppi maggioritari è alla base dell'attuale impasse; si pensava che la stessa base, vittoriosa come Ulivo, potesse dare gli stessi risultati vincenti.
Si sottolina il ritardo della fusione, nel momento prodiano, quando il binomio Prodi-Veltroni era vincente; si dicono tante cose, ma le varie parti, che alimentano disarmonie, stanno diventando vittime di loro stessi; del loro non comprendere che questo momento , questo tempo della storia del Partito, non può essere spendibile, per dicussioni interne di questo tipo.
I maggiori responsabili dovrebbero comprendere che è di natura fondamentale essere coesi ora, in questa situazione.
Il non averlo fatto sta alimentando e fatto crescere il contrasto; il Partito è stato isolato dal suo corpo unitario e soffre di questa spaccatura formalmente virtuale, da salotto, ma, sostanzialmente vera e reale; constatabile ad ogni chiamata elettorale.
Il risultato è che la Destra, senza sforzi particolari, e, con una politica elementare ed incapace di sollevare le sorti degli italiani, sta risultando vincente, perchè gli italiani non ne possono più di una sinistra fatta di uomini, che, prima decidono una cosa e, poi, con la loro tradizione di intellettuali di alta teoria, ricominciano a ri-discutere le cose, precedentemente fatte.
Da simpatizzante, dico apertamente a tutti coloro che aspettano con ansia la conferenza programmatica, ovvero il congresso immediato, come conseguenza della sconfitta che,
state sbagliando da quando è stato creato il partito; fin dal primo momento vi siete coagulati intorno ad un finto nucleo, che non c'è mai stato e che emerge durante la sconfitta, ma che non aveva le premesse di vittoria.
Io sono tra quelli che ho creduto nel progetto, perchè lo considero tuttora valido; gli uomini che avrebbero dovuto attuarlo hanno dimostrato incertezze, dubbi e non hanno taciuto il loro pensiero, che ora si sta evidenziando come sconfitta continua.
E' stato affidato il Partito a Walter, che tutti conoscono bene e tutti sanno quali erano le sue idee; si è creduto che questa fosse la mossa vincente, come dire, visto che eravamo in alto mare, dopo la caduta di Prodi, e non riuscivamo a venirne fuori, perchè i maggiorenti, e veri responsabili della disfatta non si sentivano o non erano credibili, si è pensato di sfondare con un uomo nuovo; " NUOVO " nel senso che non ha avuto nessuna responsabilità nella disfatta e nella caduta del governo.
E' stata pensata un'azione che escludesse la sinistra massimalista, considerata incapace di governare ed immatura a rappresentare con coerenza e responsabilità, per ridare l'immagine di un partito rioformista pulito e responsabile, per guidare gli italiani verso tutte quelle riforme necessarie, che solo una sinistra matura e responsabile puà fare.
Nella realtà della politica del partito si è dimostarto da subito che i remi contro corrente cominciavano a rallentare l'imbarcazione, che perdeva la sua rotta naturale, quella di una compagine riformista, con la precisa definizione di un programma e per dimostare la tradizione negativa, tutta intellettualistica, di pensieri ed azioni diverse, ma sempre camuffate e mai visibilmente dimostarte, come fondate.
L'ultima assemblea è stata non una sconfitta di Walter, ma un suo incoronamento e nessuno dei maggiorenti, tranne qualche irrisibile francia, si è misurato con la realtà, che veniva applaudita come giusta.
Il problema non è Walter; il problema sono le teste che non si amalgamano, perchè non lo sanno fare.
La vera democrazia è basata sulla capacità di sapersi scontrare sulle idee; di sapere dialogare sulla bontà di un programma diverso; ma, quando tutti si è d'accordo occorrerebbe la dignità politica di sapere mettersi in fila e proteggere il partito.
La presenza cattolica, all'interno del partito che si dichiara laico, non potrà mai costituire il problema, perchè non lo è; anche, tra i cattolici ci sono i laici; il problema è la coscienza, la libera coscienza, che, in certi momenti ,potrebbe porre l'uomo contro un obiettivo del programma che non condivide e, poi, vederlo schierato con la parte avversa; ebbene, io, da simpataizzante, affermo che questo è sbagliato.
La libera coscienza, quando è manifestata, non dovrà mai dichiararsi a favore di uno schieramento, ma, dovrebbe avere la dignità e la forza di non schierarsi per nessuno.
Se la libertà di coscienza invocata ostacola gli obiettivi di partito, non dovrà mai assumere, come fattibile e buona, la posizione condivisa dalle forze avversarie; in questo caso non è libertà di coscienza, ma è vendere la propria coscienza all'avversario; in qesti casi si potrebbe perdere il senso della laicità, perchè laicità non sarebbe, se non un'accondiscendenza a idee contrarie al partito, fatte passare per libertà di coscienza.
Se i teodem ed i cattolici in generale o le forze del Ds e della margherita hanno deciso di stare insieme, lo debbono,saper fare; la maturità politica,di un partito si misura proprio dalla sua natura; il PD è nato aperto a tutti coloro che credono nel riformismo democratco, ebbene, il modo di essere democratico impone lo sforzzo del dialogo interno continuo, nel rispetto delle idee, fino a pervenire ad una soluzione condivisa.
Il dialogo interno, per quanto vivace, non deve dare mai l'impressione di conflitto, ma di amalgama.
Fuori da questi schemi cè la follia e la piccolezza di quanti politicamente si sentono grandi e nella realtà sono piccoli uomini politici che non potranno mai dare l'impressione di potere risolvere i problemi degli italiani, perchè non hanno saputo risolverte quelli interni al loro partito.
Moltissimi simpatizzanti so che la pensano in queso modo, altri non hanno chiara la visione; ma, una cosa è certa i responsabili devono cambiare modo di essere dentro il PD.
Stiamo, giorno, dopo giorno consegnando alle destre le sorti dell'Italia; e la responsabilità di questa situazione grava sulle nostre spalle.
Diario
Non volevamo crederci, fino all'ultimo momento, ma, poi, la realtà dell'elettorato ha imposto un freddo risveglio; una vittoria avrebbe, probabilmente, chiarito la forza del PD, in uno spazio elettorale, che ha visto trionfare il partito nelle precedenti tornate e che adesso lo relega ad un modesto, ma significativo risultato.
La vittoria di Cappellacci è netta e porta la firma del premier, che si è speso in prima persona, ottenendo un risultato, che colloca lo spazio Sardegna nel programma della destra, che, per bocca, dello stesso vincitore, si appresta a cambiare volto, soprattutto, là dove Soru aveva posto i suoi divieti, in difesa del paesaggio e delle coste.
Cappellacci ottiene il 51,86% dei consensi, mentre il presidente uscente, Renato Soru il 43%; il centrosinistra ottiene il 38,67%.
Il PD resta il primo partito con il 25%.
Nell'analisi della sconfitta vanno considerate le 15.000 schede nulle; le 3.000 schede annullate e le 5.000 schede bianche.
Secondo me, l'elettorato ha voluto la sconfitta del centro sinistra, per una serie di motivazioni, che, certamente, i reponsabili PD analizzeranno.
Beche interne; troppi conflitti e discussioni, conflitti emergenti, che dimostarno l'incapacità di amalgama tra i teodem ed i laici e ne abbiamo avuto una prova, durante la guerra combattuta sul corpo e sul destino della poera Eluana.
Un programma formulato, che solo durante la manifestazioner del PD Day è stato reso noto; un tesseramento tardivo, che stenta a prendere quota; una visione, secondo me giusta, ma che stenta a decollare, di un partito nuovo a partire dalle strutture e dai personaggi.
L'amalgama non riuscita tra i gruppi maggioritari è alla base dell'attuale impasse; si pensava che la stessa base, vittoriosa come Ulivo, potesse dare gli stessi risultati vincenti.
Si sottolina il ritardo della fusione, nel momento prodiano, quando il binomio Prodi-Veltroni era vincente; si dicono tante cose, ma le varie parti, che alimentano disarmonie, stanno diventando vittime di loro stessi; del loro non comprendere che questo momento , questo tempo della storia del Partito, non può essere spendibile, per dicussioni interne di questo tipo.
I maggiori responsabili dovrebbero comprendere che è di natura fondamentale essere coesi ora, in questa situazione.
Il non averlo fatto sta alimentando e fatto crescere il contrasto; il Partito è stato isolato dal suo corpo unitario e soffre di questa spaccatura formalmente virtuale, da salotto, ma, sostanzialmente vera e reale; constatabile ad ogni chiamata elettorale.
Il risultato è che la Destra, senza sforzi particolari, e, con una politica elementare ed incapace di sollevare le sorti degli italiani, sta risultando vincente, perchè gli italiani non ne possono più di una sinistra fatta di uomini, che, prima decidono una cosa e, poi, con la loro tradizione di intellettuali di alta teoria, ricominciano a ri-discutere le cose, precedentemente fatte.
Da simpatizzante, dico apertamente a tutti coloro che aspettano con ansia la conferenza programmatica, ovvero il congresso immediato, come conseguenza della sconfitta che,
state sbagliando da quando è stato creato il partito; fin dal primo momento vi siete coagulati intorno ad un finto nucleo, che non c'è mai stato e che emerge durante la sconfitta, ma che non aveva le premesse di vittoria.
Io sono tra quelli che ho creduto nel progetto, perchè lo considero tuttora valido; gli uomini che avrebbero dovuto attuarlo hanno dimostrato incertezze, dubbi e non hanno taciuto il loro pensiero, che ora si sta evidenziando come sconfitta continua.
E' stato affidato il Partito a Walter, che tutti conoscono bene e tutti sanno quali erano le sue idee; si è creduto che questa fosse la mossa vincente, come dire, visto che eravamo in alto mare, dopo la caduta di Prodi, e non riuscivamo a venirne fuori, perchè i maggiorenti, e veri responsabili della disfatta non si sentivano o non erano credibili, si è pensato di sfondare con un uomo nuovo; " NUOVO " nel senso che non ha avuto nessuna responsabilità nella disfatta e nella caduta del governo.
E' stata pensata un'azione che escludesse la sinistra massimalista, considerata incapace di governare ed immatura a rappresentare con coerenza e responsabilità, per ridare l'immagine di un partito rioformista pulito e responsabile, per guidare gli italiani verso tutte quelle riforme necessarie, che solo una sinistra matura e responsabile puà fare.
Nella realtà della politica del partito si è dimostarto da subito che i remi contro corrente cominciavano a rallentare l'imbarcazione, che perdeva la sua rotta naturale, quella di una compagine riformista, con la precisa definizione di un programma e per dimostare la tradizione negativa, tutta intellettualistica, di pensieri ed azioni diverse, ma sempre camuffate e mai visibilmente dimostarte, come fondate.
L'ultima assemblea è stata non una sconfitta di Walter, ma un suo incoronamento e nessuno dei maggiorenti, tranne qualche irrisibile francia, si è misurato con la realtà, che veniva applaudita come giusta.
Il problema non è Walter; il problema sono le teste che non si amalgamano, perchè non lo sanno fare.
La vera democrazia è basata sulla capacità di sapersi scontrare sulle idee; di sapere dialogare sulla bontà di un programma diverso; ma, quando tutti si è d'accordo occorrerebbe la dignità politica di sapere mettersi in fila e proteggere il partito.
La presenza cattolica, all'interno del partito che si dichiara laico, non potrà mai costituire il problema, perchè non lo è; anche, tra i cattolici ci sono i laici; il problema è la coscienza, la libera coscienza, che, in certi momenti ,potrebbe porre l'uomo contro un obiettivo del programma che non condivide e, poi, vederlo schierato con la parte avversa; ebbene, io, da simpataizzante, affermo che questo è sbagliato.
La libera coscienza, quando è manifestata, non dovrà mai dichiararsi a favore di uno schieramento, ma, dovrebbe avere la dignità e la forza di non schierarsi per nessuno.
Se la libertà di coscienza invocata ostacola gli obiettivi di partito, non dovrà mai assumere, come fattibile e buona, la posizione condivisa dalle forze avversarie; in questo caso non è libertà di coscienza, ma è vendere la propria coscienza all'avversario; in qesti casi si potrebbe perdere il senso della laicità, perchè laicità non sarebbe, se non un'accondiscendenza a idee contrarie al partito, fatte passare per libertà di coscienza.
Se i teodem ed i cattolici in generale o le forze del Ds e della margherita hanno deciso di stare insieme, lo debbono,saper fare; la maturità politica,di un partito si misura proprio dalla sua natura; il PD è nato aperto a tutti coloro che credono nel riformismo democratco, ebbene, il modo di essere democratico impone lo sforzzo del dialogo interno continuo, nel rispetto delle idee, fino a pervenire ad una soluzione condivisa.
Il dialogo interno, per quanto vivace, non deve dare mai l'impressione di conflitto, ma di amalgama.
Fuori da questi schemi cè la follia e la piccolezza di quanti politicamente si sentono grandi e nella realtà sono piccoli uomini politici che non potranno mai dare l'impressione di potere risolvere i problemi degli italiani, perchè non hanno saputo risolverte quelli interni al loro partito.
Moltissimi simpatizzanti so che la pensano in queso modo, altri non hanno chiara la visione; ma, una cosa è certa i responsabili devono cambiare modo di essere dentro il PD.
Stiamo, giorno, dopo giorno consegnando alle destre le sorti dell'Italia; e la responsabilità di questa situazione grava sulle nostre spalle.
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