LA CADUTA DI WALTER
E siamo arrivati alla fine della corsa di Walter; dopo tante risse velate e non mai dichiarate pubblicamente, finalmente, le cordate, tutte interne, hanno, come tanti topolini, corroso il filo che saldava la sua politica, ormai, orfana, dalle idee dei maggiorenti di partito, che da tanto non erano d'accordo.
Uomo pulito, Walter, un esemplare di politici rari, in questo inferno politico ove tutti si affannano la loro corsa, per il posto al sole e gongolarsi all'ombra di una politica, che non pizzica e resta sempre uguale a se stessa.
Voleva un cambiamento impossibile, non perchè non si potesse fare, ma, perchè richiedere agli italiani di oggi di mutare, da una situazione stantia e da una società fortemente materialista, a qualcosa di diverso, soprattutto, nell'abnegazione di lavorare per il bene pubblico, è cosa molto difficile, se non impossibile.
Gli stessi che avevano convinto Walter a dirigire il riformismo italiano, si sono arresi da subito, da quando non ha strutturato il nuovo partito col tesseramento, le sedi, le feste etc..
Lo hanno accusato di verticismo; immaginate di volere cambiare tutto dai contenuti alle forme; accorgersi che chi stava intorno non comprendeva o non era d'accordo; immaginate un leader che ha sulle spalle la responsabilità di affermazione, cosa avrebbe dovuto fare.
Certe spinte vanno date; sono gli altri che devono crederci e spingere in questo senso.
Nessuno ci ha creduto o, almeno, solo chi ama Walter come uomo integro e pulito; un esempio valido per opporsi allo strapotere del Premier.
Non averci creduto ha provocato deleteri conseguenze, dalle quali non sarà possibile rialzarsi.
Chi dovrebbe essere il politico di sinistra che stuzzica l'immagine di un sogno diverso per la realtà italiana?
Secondo me, in questo momento nessuno; senza togliere nulla alla capacità culturale ed all'esperienza di chi resta e, forse, si propone per la segreteria.
Il tutto contrasterebbe con il carettere di novità con cui c'eravamo posti.
Uomini nuovi, giovani, speranza e, quel " si può fare " quale tendenza ad arrivare e sentirsi orgogliosi.
Tutto questo è stato un sogno, subito intuito e spentosi nei giovani; in molti giovani, che cominciavano ad allontanarsi, perchè la realtà era diversa; fatta di velati dinieghi, di incomprensioni, fino a divenire, prima forme organizzative a fondo di cultura, poi, movimenti in attesa che qualcosa succedesse; e, quel qualcosa è successo; Gli illeciti prima, la Sardegna dopo; ed il colpo finale di un'urna che è una sentenza definitiva.
Il premier ha svolto il suo lavoro come sa fare; dalla sua posizione incontrastata che gli determina quella forza invidiabile che lo rende vincente: l'assoluta fiducia di tutti i suoi alleati, anche, quando, spesse volte, è costretto a fare marcia indietro; ma, rimangono tutti, tutti d'amore e d'accordo.
Nella malattia secolare della sinistra, dalla caduta dei comunismi, questo non c'è; c'è una forma di critica che si bea di se stessa, che sa fare sfoggio della sua cultura; sa scendere in piazza e gridare le sue ragioni, ma, non sa costruire e non sa governare.
Un esempio impietoso storico è stato il governo Prodi, che aveva ammassato formazioni eterogenee, che non si sono mai mischiate in un tutto unico, ma sono rimaste nella loro beata ed inquieta individualità, fino ad implodere la loro conflittuale azione con quella del governo, attestato su posizioni molto più moderate; basti pensare a politici come l'onorevole Mastella e l'onorevole Dini.
Sembrava, dopo l'esautorazione dei presunti responsabili, individuati nell'estrema massimalista, la causa della debacle, come nelle analisi è stato appurato e, basti pensare alla clamorosa uscita di scena dell'onorevole Bertinotti, per potere auspicare che si fosse sulla strada del cambiamento, da " qualcosa " che si considerava, nelle analisi, l'unica causa.
La prova storica è stata impietosa; non era solo così; c'era qualcosa che, ancora, permaneva e permane.
Vedremo cosa il partito deciderà; passerà attraverso le primarie? Si ritornerà indietro?
La parola alla base , ai simpatizzanti se vogliamo praticare la democrazia.
Se il verticismo è stato combattuto, e se esso è stato considerato uno dei mali di Walter; ebbene, noi della base, vogliamo le primarie senza liste di appoggio e sulla base di 5.000 firme.
Uomo pulito, Walter, un esemplare di politici rari, in questo inferno politico ove tutti si affannano la loro corsa, per il posto al sole e gongolarsi all'ombra di una politica, che non pizzica e resta sempre uguale a se stessa.
Voleva un cambiamento impossibile, non perchè non si potesse fare, ma, perchè richiedere agli italiani di oggi di mutare, da una situazione stantia e da una società fortemente materialista, a qualcosa di diverso, soprattutto, nell'abnegazione di lavorare per il bene pubblico, è cosa molto difficile, se non impossibile.
Gli stessi che avevano convinto Walter a dirigire il riformismo italiano, si sono arresi da subito, da quando non ha strutturato il nuovo partito col tesseramento, le sedi, le feste etc..
Lo hanno accusato di verticismo; immaginate di volere cambiare tutto dai contenuti alle forme; accorgersi che chi stava intorno non comprendeva o non era d'accordo; immaginate un leader che ha sulle spalle la responsabilità di affermazione, cosa avrebbe dovuto fare.
Certe spinte vanno date; sono gli altri che devono crederci e spingere in questo senso.
Nessuno ci ha creduto o, almeno, solo chi ama Walter come uomo integro e pulito; un esempio valido per opporsi allo strapotere del Premier.
Non averci creduto ha provocato deleteri conseguenze, dalle quali non sarà possibile rialzarsi.
Chi dovrebbe essere il politico di sinistra che stuzzica l'immagine di un sogno diverso per la realtà italiana?
Secondo me, in questo momento nessuno; senza togliere nulla alla capacità culturale ed all'esperienza di chi resta e, forse, si propone per la segreteria.
Il tutto contrasterebbe con il carettere di novità con cui c'eravamo posti.
Uomini nuovi, giovani, speranza e, quel " si può fare " quale tendenza ad arrivare e sentirsi orgogliosi.
Tutto questo è stato un sogno, subito intuito e spentosi nei giovani; in molti giovani, che cominciavano ad allontanarsi, perchè la realtà era diversa; fatta di velati dinieghi, di incomprensioni, fino a divenire, prima forme organizzative a fondo di cultura, poi, movimenti in attesa che qualcosa succedesse; e, quel qualcosa è successo; Gli illeciti prima, la Sardegna dopo; ed il colpo finale di un'urna che è una sentenza definitiva.
Il premier ha svolto il suo lavoro come sa fare; dalla sua posizione incontrastata che gli determina quella forza invidiabile che lo rende vincente: l'assoluta fiducia di tutti i suoi alleati, anche, quando, spesse volte, è costretto a fare marcia indietro; ma, rimangono tutti, tutti d'amore e d'accordo.
Nella malattia secolare della sinistra, dalla caduta dei comunismi, questo non c'è; c'è una forma di critica che si bea di se stessa, che sa fare sfoggio della sua cultura; sa scendere in piazza e gridare le sue ragioni, ma, non sa costruire e non sa governare.
Un esempio impietoso storico è stato il governo Prodi, che aveva ammassato formazioni eterogenee, che non si sono mai mischiate in un tutto unico, ma sono rimaste nella loro beata ed inquieta individualità, fino ad implodere la loro conflittuale azione con quella del governo, attestato su posizioni molto più moderate; basti pensare a politici come l'onorevole Mastella e l'onorevole Dini.
Sembrava, dopo l'esautorazione dei presunti responsabili, individuati nell'estrema massimalista, la causa della debacle, come nelle analisi è stato appurato e, basti pensare alla clamorosa uscita di scena dell'onorevole Bertinotti, per potere auspicare che si fosse sulla strada del cambiamento, da " qualcosa " che si considerava, nelle analisi, l'unica causa.
La prova storica è stata impietosa; non era solo così; c'era qualcosa che, ancora, permaneva e permane.
Vedremo cosa il partito deciderà; passerà attraverso le primarie? Si ritornerà indietro?
La parola alla base , ai simpatizzanti se vogliamo praticare la democrazia.
Se il verticismo è stato combattuto, e se esso è stato considerato uno dei mali di Walter; ebbene, noi della base, vogliamo le primarie senza liste di appoggio e sulla base di 5.000 firme.
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