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LAPRIMAVERA

VICHY CRISTINA BARCELONA

18 Febbraio 2009 , Scritto da cesare pisano Con tag #CINEMA

COMMEDIA

DIRETTA DA
WOODY ALLEN

CAST

JAVER BARDEM, SCARLETT JOHANSSON, REBECCA HALL E PENELOPE CRUZ

Il film è del 2008 ed è girato interamente a Barcellona.

RECENSIONE
di
Cesare Pisano

 

Wooddy Allen mette insieme alcune personalità diverse, le fa incontrare e commistiona una miscela la cui realtà cerca di scrutare le diverse psicologie che si rapportano in un'esperienza di amore che vede le protagoniste, attratte dal pittore barcellonese Juan Antonio, in un menage a tre, con qualche escursione sul corpo ed il sentimento di Vicy.

Le due amiche americane passano un'estate a Barcellona; so
no di diversa taratura psicologica e culturale: Vichy prepara una tesi ed è interessata all'architettura di Gaudì, fidanzata prossima alle nozze ed un pò conformista, apparentemente di rigorosi principi; Cristina più libera, più geniale, più votata alle esperienze, più genio artistico.

Penelope Cruz, nel ruolo della moglie separata da Juan Antonio, si presenta artista geniale, ma a tendenza nevrotica, con una personalità psico-labile che la porta continuamente al suicidio; personalità aggressiva e problematica.

Il pittore Juan s'innamora delle due americane e le invita per un menage a tre.

Ad accettare saranno le due amiche, con la spinta interessata di Cristina; ad andare a letto, per la prima volta sarà, invece, Vichy.

Infatti, Cristina quando stava per iniziare il suo rapporto con Juan avrà una crisi che la porterà in ospedale.

Vichy non rivela la sua piccola esperienza a Cristina, che ignara inizia a relazionare e a conviere con Juan.

L'idillio verrà interrotto dall'arrivo di Maria Elena, l'ex moglie, che ha tentato il suicidio e che riesce ad abitare con la coppia.

L'apertura alle eperienze porta Cristina ad assaporare un menage a tre, per un certo periodo in cui Maria Elena, attraverso il collante della giovane americana raggiunge il suo equilibrio, che sistematicamente si spezza, non appena arrivano i dubbi di Cristina su quel sistema di vita a tre.

Cristina attanagliata dai dubbi, preferisce un momento di ripensamento; vivere nel tempo un menage a tre non è come viverlo nel lasso di un'avventura.

Vichy, raggiunta dal fidanzato americano si sposa a Barcellona e tenta di restare ligia ai suoi principi, che cedono, quando, incalzata da Juan, dimostra che il sentimento è più forte della sua coscienza, che resta debole, di fronte il sentimento e l'attrazione passionale.

Alla fine della vacanza spagnola, le due americane ed il marito di Vichy ripartono, lasciandosi alle spalle il segreto di un'esperienza passionale ed istintiva, che stride con i valori di vita e l'equilibrio psicologico delle ragazze, che in patria riprendono il loro cammino depurato da ombre sentimentali, che, invece, restano ai margini di un tempo estivo di avventura e libertà.

L'excursus di Woody Allen nei meandri della debole volontà umana nell'ambito di esperienze sessuali e passionali, secondo me, non è spinto fino in fondo; resta il tentativo di scrutare esperienze che il lasso di tempo di una vacanza, più o meno breve, può tramutare in qualcosa di piacevole, come esperienza diretta del vissuto libero ed avventuroso, i cui ricordi, serviranno per un arricchimento di esperienze, che difficilmente in una struttura già predeterminata possono essere rifatte o continuate.

Il tema di fondo, dato dal dissidio tra la stabilità e l'equilibrio di una vita normale e la spensierata esperienza di un menage a tre, sembra resti insoluto.

La domanda è: se le due ragazze fossero restate, avrebbero risolto il loro dissidio?

Un conflitto largo perchè investe valori come l'amicizia, l'amore, il matrimonio, l'impegno professionale, la morale, la struttura tradizionale del vissuto di coppia, etc..

Il film, invece, fa emergere, in nome di un'esperienza edonistica e nuova, il lato ipocrita dei soggetti, che, per quanto si sforzino di non esserlo, le varie circostanze dimostarno sempre il contrario.

Basta seguire il comportamento psicologico di Vichy, che, pue essendo sposata non rinnega mai, neppure per un istante l'esperienza con Juan Antonio, mentre suo marito resterà sempre ignaro di tutto.

Quando l'aereo, alto sul cielo, si allontana da Barcellona definitivamente, si avverte nello sguardo delle ragazze una certa nostalgia per qualcosa della loro vita che si allontana definitivamente: l'innocenza di vivere al di là delle norme convenzionali e di restituirsi alla sintonia ed al libero volo dei sentimenti e della passione, che molta parte della vita riescono a determinare.

Il dissidio tra istinto, libertà dei sentimenti e razionalità della coscienza, non tanto morale, ma come consapevolezza di dovere creare la vita dentro la stabilità delle strutture psicologiche, resta nello spettatore, come problema su cui meditare.

Secondo me, in fondo si riaffaccia il solito problema: il matrimonio come struttura stabile, anche se relativamente condizionato da tanti fattori, è la tomba della libertà sentimentale e passionale esternabili solo dentro il tempo dell'avventura e della vacanza.

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