LE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL NUOVO SEGRETARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO
“Ho sempre avuto un'idea della politica come missione civile, che sia un mezzo e non un fine. Lascio con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Spero che la mia scelta possa tutelare il partito dalla sindrome del logoramento che c'è stata nelle settimane passate”.
La base, lo spazio umano da dove s'irradia qualunque forma di vera democrazia, ha pianto per la fine ingloriosa di un personaggio che, dopo le lusinghe di un inizio promettente, nelle ultime elezioni politiche per governare l'Italia, ha dovuto affrontare i disagi di un'incomprensione voluta, che con fare mieloso, ha roso l'idea che fosse possibile un cambiamento di rotta in Italia; un fare, che, attraverso organizzazioni e mezze parole, e strascinandosi in attesa delle sconfitte elettorali, amministrative e regionali, è riuscita nell'intento di minare la resistenza di Walter.
Siamo senza il segretario; adesso si ricomincia con un nome diverso: ma, chi è questo nome diverso?
Fino adesso, nessuno si è sentito moralmente e psicologicamebte pronto e determinato per continuarne la gestione.
Ma, quale sarà la nuova gestione?
In attesa, Dario Franceschini, per statuto, è divenuto il traghettatore, fino al tempo del Congresso, quando la rappresentanza della base del partito, scontrerà idee e soluzioni, nonchè i nomi.
Parlo di nomi e non di nome.
La vera base, quella che ha il diritto alla scelta ultima e vera deve essere il popolo del PD, gli elettori, che devono essere richiamati al voto, onde esprimere la loro volontà.
Questo è il verio sistema di democrazia; su questo momento importante ha avuto inizio la vita del riformismo italiano, quando, a grandissima maggioranza, venne indicato il nome di Veltroni.
E, fin da quel momento, qualcuno avrà immediatamente pensato che la cosa non poteva continuare.
Troppe novità, troppo lungo il salto che si stava iniziando a fare; si trattava di superare un sistema di cose; un sistema antico, quanto l'uomo; quel fare politica alla vecchia maniera, con la legittimazione di gruppi e gruppuscoli all'interno, per salvaguardare le posizioni di forza dei maggiorenti; si trattava di chiedere moralità, dignità, pulizia, abnegazione, disinteresse, amore per il partito; si trattava di essere coerenti alla linea iniziata ed applaudita sempre nelle forme e nelle uscite pubbliche; si trattava di impegnarsi al di là delle carriere e dei posti al sole; si trattava di mantenere quell'unità necessaria per avere una mentalità vincente; si trattava, ancora, di tante altre cose... cose buone che stavano producendo qualcosa.
Tutto è stato un fumo.
A questi atteggiamenti rissosi, critici nel privato e velate nelle pubbliche dichiarazioni, l'elettorato, che avrebbe dovuto convincersi di votare il PD, è fuggito impaurito, memore del passato inglorioso del governo Prodi, che, addizionando parti di diversa natura ideologica di principi, pensate l'onorevole Mastella o l'onorevole Dini, di idee contrapposte a quelle dei massimalisti di sinistra, aveva compiuto una commistione talmente conflittuale, che non poteva mai avere successo.
E, così, tutto il patrimonio dei valori e delle aspettative, nonchè dei programmi diventò fumo che si disperse nell'aria.
Era stato evitato questo rischio con l'azione di Walter; ma, dopo le elezioni perse, la reazione fu immediata, dimostrando che la capacità critica si fermava solo in superficie, e non riusciva a guardare oltre la siepe, per vedere al di là cosa ci fosse veramente.
E' da quel momento che tutto ha cominciato a scricchiolare; e vani sono stati i tentativi di intraprendere un dialogo con la destra.
E la destra rifiutò il dialogo, iniziando anch'essa l'opera, a suo modo, di demoplizione dell'opposizione.
E fu tutto facile; infatti, se all'interno nascevano contrapposizioni, all'esterno diventava facile proseguire nell' azione, sia di governare a colpi di fiducia, sia in quella di demolizione di un'opposizione che non esisteva.
Il congresso è rappresentativo della base e si spera che sappia dare un indirizzo democratico, nella scelta dei nomi; il popolo delle primarie vuole dire la sua e non può essere ignorato.
Che venga operata una cernita di nomi, anche esterni, ma condivisi dal Congresso; una lista di nomi validi, aperta, anche, a coloro che si sentono di provare e mettersi in gioco; uomini, che credono nel cabiamento e nei valori fondanti del PD.
Democrazia, tolleranza, dialogo sempre e fuori da forme violente e becere; abnegazione, chiarezza, disinteresse ed amore per il Partito; superamenti di soggettivismi, di gruppuscoli compattati; laicismo come principio fondante; libertà di coscienza per le tematiche di coscienza, ma, che non portino a schierarsi a vantaggio delle parti avverse; in questi casi la libertà di coscienza dovrà rimanerte neutrale e non si deve schierare.
Un segretario uscente dalle primarie soddisferebbe la vera base, il popolo PD; un segretario scelto dal Congresso sui nomi o sul nome offerto dai maggiorenti non siddisferebbe nessuno.
La compattezza e l'essere unisono verso le scelte condivise deve essere di necssità assoluta; quindi, si deve comninciare bene; ed il bene significa, prima di tutto una cosa:
VOGLIAMO LE PRIMARIE.