LA PROPOSTA DEL PREMIER: IL VOTO DEI CAPIGRUPPO PER TUTTI I PARLAMENTARI
Questa la proposta avanzata dal Premier, all’Assemblea dei deputati del Pdl, di accettare il solo voto del capogruppo, che possa sintetizzare il voto di tutti i parlamentari Pdl.
La logica della proposta poggia le sue basi sulla pretesa di dovere snellire l’iter legislativo ed accelerare i tempi della formazione della legge.
Ma, il Presidente della Camera dei Deputati, on. Fini, si è opposto con immediato dire, affermando la non possibilità di una simile proposta.
Che dire?
Ancora una volta, i conati di un rigetto di democrazia affiorano, come un modo d’intendere il fatto democratico; una specie di optional, di cui si possa fare a meno.
Ed è vero; grande imprenditore il Premier, ma, come uomo politico; il suo essere imprenditore, spesso, gli fa dimenticare che l’Italia non è parte della sua azienda o la sua azienda; l’Italia è di tutti ed è stata costruita col sangue di quanti lottarono e morirono, per abbattere il sistema totalitario del fascismo e ridare un respiro di democrazia ed uno spazio ai dibattiti, soprattutto, nella formazione delle leggi.
Leggi che servono per il funzionamento delle strutture dello Stato, ma che siano la sola espressione del confronto, che solo il Parlamento deve assicurare, onde, eliminare qualunque forma di dubbio su possibilità vetero-totalitarie.
Già l’uso costante, per la formazione di molte leggi,dei decreti, ricorrendo al voto di fiducias, ha determinato un salto sulle possibili discussioni su tutti gli emendamenti presentati in aula parlamentare, evitando quel confronto tra le parti avverse, che avrebbe assicurato, da un lato l’apporto positivo dell’opposizione e, dall’altro, lo svolgimento normale della democrazia parlamentare.
Se si dovesse arrivare al voto dei capigruppo al Parlamento, saremmo già in una fase di regresso del modo di essere della democrazia, perché questo, senz’altro, darebbe luogo ad un’accelerazione, col sacrificio dell’andamento democratico, che è la via valida affinché tutte le discussioni siano esaurite nel confronto.
L’eliminazione del confronto significherebbe, come è stato rilevato, dai responsabili del PD, eliminazione delle funzioni del Parlamento attraverso regolamenti che stravolgono la sua funzione prevista dalla Costituzione; conati di autoritarismo; eliminazione di una discussione democratica.
E non solo, ma si arriverebbe al paradosso che alcuni deputati, i capigruppo, sarebbero in grado di decidere per tutti; conoscendo gli andazzi dell’Italia, immaginiamo un po’ cosa voglia dire questo.
La grande maggioranza nei numeri di questa compagine che ci governa, a quanto pare, non basta per assicurare quei provvedimenti legislativi, che li metta al riparo da qualcosa; hanno bisogno di una maggiore sicurezza, poi, alla fine, nella loro sostanza, fino adesso, con le loro leggi accelerate da decreti e con colpi di fiducia, non sono riusciti al superamento positivo ed accettato da tutti gli italiani, di un solo problema.
Accelerando l’iter legislativo, ed eliminando la democratica discussione avremmo più leggi incapaci di risolvere i problemi.
E non solo, ma staremmo tutti a concentrare le nostre attenzioni e le nostre intelligenze nella discussione di qualcosa. che. nella normale democrazia. non ci sarebbe stata; ed allora, si potrebbe pensare che la polvere delle discussioni, purtroppo, con una certa periodicità, viene sollevata al fine di captare tutta l’attenzione della massa de cittadini , onde distoglierli dalla grave crisi, che nessun comportamento potrà mai nascondere.
Intanto la realtà registra un aumento delle famiglie che non arrivano alla fine del mese e che, per esistere alla soglia della dignità, devono dimenticare di fare certi acquisti.
Si parla pure di dimezzare il Parlamento e di ridurre i parlamentari; non è una proposta cattiva, ma va ponderata, attraverso l’apporto di tutte le parti politiche e non di una sola.
Anche Libero, il quotidiano di Feltri, oggi, pubblica un articolo: “ Dimezziamo la casta “.
Da cittadino, concordo: dimezziamo la casta, ma, nell’ambito del dibattito democratico e con l’apporto delle opposizioni.