LA PRIMA GIORNATA DEL CONGRESSO PDL
Ho ascoltato tutto l’intervento che Berlusconi ha pronunciato dal palco del congresso, ove, secondo me , c’è stata solo la celebrazione dei quindici anni che hanno visto sulla scena il leader incontrastato delle destre italiane, che si sono fuse nei due partiti maggiori, Forza Italia ed Alleanza Nazionale.
Un’ora e mezza di discussione, davanti ad una platea tutta protesa a volere ascoltare, proprio, le parole e le frasi che, poi, sono state pronunciate dal leader e che si incentravano su due concetti di fondo: la libertà ed il comunismo, o, meglio, l’anticomunismo.
La libertà come rapporto tra il singolo cittadino e lo Stato ed il comunismo, come ideologia delle sinistre.
Nessuna novità; nessun nuovo concetto indirizzato nei confronti di una crisi sempre crescente, la cui responsabilità cade tutta sulle spalle di quel capitalismo globalizzato e feroce, che nella sua libertà di azione e, agendo all’interno di uno spazio politico, senza regole e norme, ha creato una situazione globale, in cui le distanze tra Stati ricchi e poveri si è aperta a dismisura e la distanza tra ceti ricchi e poveri è aumentata spaventosamente.
Una crisi, che parte proprio da quella libertà imprenditoriale, che viene invocata come idea di fondo di un liberalismo ideologico in cui lo Stato non deve contare, se non come uno strumento al sevizio del cittadino.
Viene attaccata la sinistra come nell’idea di uno Stato forte e centralista, che nel suo dirigismo limita la libertà del singolo.
Viene attaccata la sinistra come formazione politica di un’idea totalitaria dello Stato che asserve l’uomo.
Ed è su questi temi arcaici, desueti, fuori da ogni concezione culturale moderna, che viene alimentato l’anticomunismo, sul quale le paure ancestrali di quanti, ancora, temono sia la perdita della proprietà, sia quella delle libertà, ha fatto scatenare la platea in un applauso unanime e sentito; ed in questo modo la sicurezza di quanti nutrivano le paure del comunismo, si sono placate nella certezza che con il PDL tutto questo non ci potrà essere, perché è il Partito delle libertà, quelle vere, quelle che garantiscono felicità, sicurezza. lavoro, occupazione, case per tutti, eliminazione del precariato, aggressione e superamento della crisi, con un sistema ben studiato, eliminazione delle mafie,etc..
Un discorso identico ed uguale a tutti gli altri discorsi.
Un discorso fuori da qualunque analisi socio-politica che dovrebbe vedere, invece, nella struttura politica europea una garanzia di per sé contro tutte le forme totalitarie.
Siamo in un’Europa libera e liberale, democratica, tollerante, capitalista e costituzionale; un’Europa la cui cultura ha emarginato concetti desueti e forme politiche di populismo superficiale; un’Europa in cui i grandi ideali sono il lavoro, la formazione dell’individuo, il controllo del capitale e della finanza, una maggiore fiscalizzazione, l’eliminazione della disoccupazione e della povertà crescente, del precariato; un’Europa della ricerca scientifica, un’Europa che affronta la crisi con le armi di una politica di solidarietà, etc..
Non una parola per un sistematico progetto per affrontare una crisi che sta lasciando sul campo troppi feriti e troppi ammalati.
Un discorso non attuale, demagogico e populistico, nell’affermazione noi siamo il popolo e non lo stato, ma quelli che piegano lo stato alle esigenze del popolo; e non le esigenze del popolo piegate allo Stato.
Ma quale popolo, quello dei ricchi o quello dei poveri?
E lo Stato piegato a favore di quali interessi, visto che l’interesse del ricco è diverso da quello del povero uomo-lavoratore o disoccupato.
Un attacco al Partito Democratico diventa un attacco che può convincere solo coloro che vivono di paure, quelle paure ancestrali, che temono l’esistenza dei fantasmi.
Non so immaginare una destra riformista se non nel senso di un fare autoritario e dirigista, che già si è palesato durante la formazione dei decreti leggi; quando è stata richiesta continuamente la fiducia, là dove non c’era bisogno; ma, perché?
Per evitare la discussione parlamentare sugli emendamenti, che avrebbero, certamente creato difficoltà alla volontà dirigista del governo; e le opposizioni hanno dovuto ingoiare il rospo di una maggioranza che si fa forte e che dice di interpretare gli interessi del popolo; ma, quale popolo?
Il suo popolo di elettori e non l’altra metà degli italiani che la pensano in modo del tutto diverso.
Non ci vuole una grande coscienza politica per capire che si tratta di parole, parole, parole; i fatti sono stati diversi fino adesso e lo saranno fino a quando sarà gettato fumo, anziché, buone leggi, accettate da tutti e non leggi contrastate da tutti.
Accettabile la sottolineatura dell’attuale bipolarismo e del futuro bipartitismo.
Il leader del PDL ha, poi, sottolineato l’importanza di un Partito Democratico di marca socialdemocratico.
Ma, il Partito Democratico di Franceschini non è di già un partito riformista liberal e social democratico?
Direi di si; visto che nelle idee ed aspettative politiche abbraccia un arco sociale che va dalla destra che non vota PDL, alla sinistra democratica.