LA GIRANDOLA DL PIANO-CASA
I proclamati annunci di un Piano per la casa, con finalità di ampliare i vani del 20%, ha scatenato l’immediata reazione del Partito Democratico, che considera la proposta incostituzionale, perché invade il campo di competenza, riservato alle regioni e, non solo, ma, secondo Franceschini avrebbe cementificato l’Italia, distruggendo il paesaggio in molte zone, e deturpando coste e panorama, attraverso una costruzione non controllata; infatti, come afferma Bersani :
" togli non solo tutele per il paesaggio, i centri storici e le coste, ma anche una tutela ai cittadini contro la possibile invasione di campo da parte di un altro cittadino. Il Pd non sottovaluta l'esigenza di rimuovere gli ostacoli burocratici e di promuovere iniziative a favore del settore dell'edilizia, ma non si può proporre, come fa il decreto, una liberalizzazione totale delle destinazioni d'uso. Si dice che Berlusconi è sempre pro-economia, ma bisogna fare attenzione a che il pro-economia non diventi pro-rendita».
Ma, alla base di quanto è accaduto, da quando il Capo dello Stato Napolitano ha inviato una lettera personale al Premier, ribadendo la incostituzionalità di un eventuale decreto-casa, nei confronti della violazione delle competenze e funzioni che, nel settore, riguardano le regioni, si è avuta la smentita immediata del Premier, nel disconoscere la proposta Piano-casa, fatta circolare con un accompagnamento propagandistico e trionfalistico-populistico; infatti, il premier, accortosi che la proposta politica era perdente e che il suo progetto mediatico rischiava, come un boomerang, di ritornare contro, con effetti deleteri politicamente, si è premurato di affermare che:
“in effetti, il disegno che è circolato non è quello a cui io avevo già lavorato e oggi alle 5 ho una sessione sul tema. Ho sentito delle cose che non erano nelle idee iniziali e che non saranno nel testo".
Ed, ancora :
" Delle cose non saranno nel testo. Per esempio, quella che riguarda gli immobili urbani. Il decreto, o ddl che sia si fermerà alle case monofamiliari e bifamiliari e alle costruzioni da rifare dopo che queste saranno demolite".
Secondo queste dichiarazioni, il piano-casa è estensibile solo alle case mono e bi-familiari; che nei fatti sono le villette, mono o bifamiliari
Secondo gli esponenti del Partito Democratico, invece, come afferma in un’intervista Franceschini :
"Fin dall'inizio abbiamo detto che siamo disponibili a discutere, ma abbiamo visto la bozza del decreto, ed è esattamente in linea con quello che Berlusconi aveva annunciato. Il testo vero è questo. Questo non è un piano casa, si chiama decreto cementificazione. Se verrà approvato rovinerà le nostre città, le nostre coste, i nostri paesaggi. Se faranno marcia indietro, saremo pronti a discutere in Parlamento; se andranno avanti troveranno un muro".
IL ventilato piano si è dimostrato incostituzionale, perché avrebbe invaso la legittimità e le competenze delle Regioni; infatti, c’è stato un primo incontro tra governo e rappresentati regionali, però, con un nulla di fatto, che ha fatto slittare le decisioni ad un’altra riunione, da fare il prossimo martedì
Comunque, un Piano da rifare e da ridiscutere con i rappresentanti regionali, sconfessa ampiamente tutte le dichiarazioni ed i propositi di sapore elettoralistici fatti circolare, per adagiare l’azione politica agli immediati interessi di tanti cittadini, con sapore evidenziato di populismo reale.
Un piccolo scacco che dovrebbe fare comprendere una certa leggerezza insita nel metodo decisionista, la cui celerità, quasi sempre, come si è dimostrato più di una volta, è deleteria e porta a ripensamenti ed a perdita di tempo; altro, che decisionismo, probabilmente nelle intenzioni.
Cosa intravvede il cittadino cosciente ed attento ai fatti della politica e amante del vero, se non una strategia politica il cui radar è solo attento alla captazione di tutto ciò che possa fare scena, accendere gli animi e gli interessi, per convincere l’attuale maggioranza a superficiali proposte, non completamente ridefinite ed approfondite, né discusse con le parti interessate, lanciate mediaticamente e, dopo avere prodotto l’effetto politico sperato, se necessario, come sempre, fare un bel ritorno all’indietro, correggere in corsa, se non addirittura, fare sparire dall’agenda le stesse proposte.
Ma, seguendo questo modo di fare politica, ed, a quanto pare, vincente negli effetti finali, si porta il popolo alla percezione esatta che questo governo sta governando e che si dà da fare; poi, se la proposta diventi una legge, così com’era stata formulata, o che venga cambiata, o che venga cancellata, non ha importanza, quello che rimane nella testa e nella percezione immediata del popolo è che venga percepito solo il concetto di governabilità, a prescindere dal fatto concreto che le proposte siano o no state tramutate in legge; quindi che si stia, davvero, governando bene.
Per fare un esempio: cosa resta nella percezione immediata, proclamata mediaticamente nella testa delle persone, riguardo il Piano-casa?
Semplice: la percezione che, il Piano rimetterà in moto lo’edilizia, e che la crisi ricomincerà ad essere meno grave.
Secondo punto: che questa maggioranza governa ed amministra.
Da cittadino, sono convinto, invece, che questo piano-casa non abbia la possibilità di rimettere in moto tutta l’economia; ne restano fuori tutti i piccoli imprenditori e gli artigiani, che non potranno ricevere crediti dalle banche, e non possono beneficiare dei Tremonti –bond, per mancanza di garanzie patrimoniali.