CI RISIAMO: SOTTOACCUSA LA POPOLARE TRASMISSIONE DI SANTORO E DEL VIGNETTISTA VAURO
Per decisione dei responsabili della RAI, da oggi, il popolare conduttore Michele Santoro sarà tenuto, fin dall’inizio della sua puntata, a riprendere gli equilibri che la precedente trasmissione sul tema ” Terremoto in Abruzzo, aveva infranto.
Quindi, da come si legge questa mattina sui giornali on line: Santoro sarà tenuto, come effetto punitivo, ad "attivare i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall'Abruzzo".
La reazione di Michele Santoro è stata immediata e, da come si può leggere dal quotidiano on line ” la Repubblica.it “, si evince tutto il suo pensiero e rammarico:
" Respingo gli addebiti che mi vengono mossi in quanto sono certo di aver esercitato con i miei collaboratori la professione di giornalista con grande correttezza. Inoltre, faccio presente che alla mia redazione non sono pervenute richieste di rettifica o annunci di iniziative legali da parte di alcuno. Le ricordo come la stessa Rai abbia recentemente riconosciuto che l'autonomia del giornalista non può essere menomata, nemmeno dall'editore. Riguardo ai rilievi sui singoli servizi - prosegue Santoro nella lettera - ribadisco che l'equilibrio di una trasmissione deve essere valutato nel suo complesso, nel generale contesto dell'informazione offerta dal servizio pubblico e valutando nel merito se ciò che si descrive o si narra sia vero o falso. Le nostre critiche alla mancata pianificazione dei soccorsi trovano ampia conferma nei giornali di tutto il mondo. Lo stesso Enzo Boschi, presente in trasmissione, presidente dell'Ingv, facente parte della Commissione Grandi rischi ed uno dei massimi esperti italiani in materia di eventi sismici e di Protezione Civile ha più volte sottolineato: 'Santoro ha ragione a fare questi rilievi'. Tutto ciò non sminuisce il comportamento straordinario dei soccorritori dopo che si è verificato il terremoto, comportamento che nessuno di noi ha mai messo in discussione e che siamo pronti a ribadire in tutte le circostanze. Mi lasci infine dire, che la sua decisione di sospendere Vauro rappresenta una censura che produce una grave ferita per il nostro pubblico e per l'immagine della Rai. La invito a soprassederv i".
Questa lettera non esprime solo rammarico, ma, un’accurata difesa dell’essere giornalisti professionisti e di tendere, attraverso le immagini e le testimonianze a quella verità, che, troppo spesso, resta sacrificata da interessi “ altri “.
La tragedia dei terremotati, che si sono visti all’improvviso davanti ad una realtà tremenda, diventa un contenuto di dolore e di partecipazione solidale da parte di tutti; e nessuno, tranne, probabilmente, sparuti individui, che hanno invocato astrusi principi e richiami improbabili, per fare sentire la loro sparuta voce, per opporsi agli aiuti di tipo economico, ha mai pensato diversamente da un’empatia, che ha visto gli italiani identificarsi nel tremendo dolore dei morti e dei sopravvissuti.
Su questo quadro i media hanno avuto la loro parte ed hanno permesso a tutti i vari aggiornamenti in tempi reali.
La trasmissione di Santoro, come, tutte, ha trattato la questione con la professionalità che giornalisti, da tempo adusati e fortemente professionalizzati, sanno fare; una trasmissione, quella di “ Anno zero “, difficile nell’impatto con lo spettatore; una trasmissione i cui contenuti scavano la realtà, ma, a mio parere, non per cercarne abusivamente le responsabilità, ma per cercare la sacrosanta verità, che. spesso, nella compiacenza di qualcuno resta inabissata sotto la superficie delle acque, che, apparentemente, sembrano calme e tranquille, ma, che, spesso, nascondono movimenti diversi, nelle correnti sottomarine.
Noi, spettatori lontani da un naufragio annunciato, ma non preso in considerazione, seduti nelle nostre poltrone, siamo i veri “ gestori “ di tutte le trasmissioni; siamo noi che determiniamo l’indice di ascolto, che se è alto farà guadagnare in pubblicità e se è basso farà perdere in pubblicità, con la conseguente chiusura del programma; siamo coloro che paghiamo le tasse di una televisione di Stato che, poi, ci ridà una sua realtà; e noi, da quella realtà che la nostra RAI ci dà, dobbiamo formarci un’idea su tutto, ma, soprattutto, sulle responsabilità di quanti o per incuria, o per irresponsabilità, o per truffa, o per delinquere, provocano i danni che, poi, restano sotto gli occhi di tutti.
E. come in un teatrino, ormai, conosciuto a memoria, per settimane, e, fino a quando durano gli effetti sui telespettatori, siamo tutti costretti dai palinsesti, a seguire ragionamenti, dispute, ricerche di responsabilità, etc..
Cosa ci aspettiamo, dunque, dai disastri immani di un terremoto,?
Che tipo di informazione noi che paghiamo la tassa televisiva, vogliamo che giornalisti come Santoro ci diano?
E’ cosa giusta e normale che una trasmissione possa dare un’opinione diversa da quella che altre fonti forniscono?
E’ possibile che si possa avanzare una critica all’operato di coloro che ne sono i responsabili?
Ecco, rispondere a questi quesiti sta diventando il problema dell’informazione in Italia.
Personalmente io, da liberissimo cittadino e da liberissimo pensatore, restando nei termini della degenza informativa, nei limiti della ricerca della verità su basi constatabili e verificabili e mai inducendo a prevaricazioni sciocche o a giochetti che possano rappresentare una realtà diversa come da un racconto inventato, desidero e pretendo, dall’alto dei miei diritti, riconosciuti costituzionalmente dai principi del liberalismo, su cui è stata costruita la norma, la verità dei fatti, qualunque essi siano; il mezzo televisivo può essere solo informativo ed indifferente sui fatti, e su questo ho i miei dubbi, perché tutto è filtrato dalla nostra cultura personale e dai nostri interessi di parte; una ricerca della verità, quindi,al fine di scoprire tutte le responsabilità, la cui incuria, spesso, come tutti sappiamo, provoca, non solo danni al patrimonio ed all’economia, ma danni irreversibili alle persone e la morte, senza ritorno, delle stesse.
Non mi sento, quindi, da cittadino-telespettatore di condannare o censurare chi svolge un tipo di servizio così congegnato e strutturato.
Da cittadino non mi sento di spegnere, pur potendolo fare, e lo faccio tutte le volte mi trovo dinanzi a trasmissioni usa e getta, che non hanno scopo alcuno se non la perfetta alienazione di chi guarda, per allontanarlo in modo indegno da una realtà, i cui problemi sono tali e tanti, che il non conoscerli significherebbe fare il gioco di chi vuole tutto questo, o di cambiare canale, perché indignato dalla notizia, anzi, me ne sto a guardare, per conoscere cose, che, altrimenti, non sarebbe possibile.
Ed allora tra giornalisti che cercano la verità ed altri che dimostrano obiettivi più accondiscendenti, io, voglio una televisione che mi faccia pensare, che mi crei dei dubbi, che mi faccia discutere.
“ Anno zero “ non si tocca; Michele Santoro non si tocca.
Per quanto discutibili possano essere le sue tecniche, queste avvengono sotto gli occhi degli italiani, allo stesso modo come altri programmi “ usa e getta “ avvengono sotto gli occhi degli italiani; ed allora se ci sono telespettatori che si sentono offesi, ce ne saranno altri che sono contenti e felici di assistere a trasmissioni, che, almeno tentano a qualcosa di diverso.
Ed allora: bisogna che Santoro debba “ riprendere gli equilibri che la precedente trasmissione aveva infranto.
Quindi, questa sera tutti davanti alla trasmissione a vedere Santoro, che riprenderà gli equilibri, che la precedente trasmissione aveva infranto.
Fatto questo; siamo tutti tranquilli; sono molto, ma molto curioso di vedere e sentire come questo avvenga.
Nella mia vita ho compreso che la realtà è un dato relativo, filtrabile da diverse dimensioni; Santoro questa sera, quale dimensione userà per rettificare la realtà rappresentata nella precedente trasmissione?
Vauro; il vignettista, che tante volte ci ha fatto sorridere con la sua satira disegnata veloce per rappresentare, nell’ironia, una realtà cangiante, non mai identica a se stessa.
Vauro si è cimentato, - ma poteva non farlo?- in una satira, dai tempi difficili; questa volta i contenuti erano drammatici, non facili; non adatti ad una satira; troppo dolore, troppi morti, troppe lagrime.
Secondo il mio parere, avrebbe dovuto tacere, quella sera; e non è il mio un attacco alla sua satira.
La satira è una forma ironica e diversa di interpretare i fatti; chi la sa fare è un artista e deve farla; ma, il problema è il contenuto della satira, non tanto il momento.
Io ho visto ed ho analizzato tutti i disegni che il quotidiano on line, “ la Repubblica “, ha messo su internet e devo dire che non mi piacciono, perché toccano un tema caldo, su cui si alza la suscettibilità e la sensibilità dell’uomo.
Troppo dolore e troppi i morti, per permettere a me cittadino di abbozzare una minima risata; ma, non scherziamo con le cose serie; i morti sono tali, soprattutto, quando muoiono per un dramma non voluto.
Ma, da questa constatazione umana del dolore, se, poi, si volesse colpire l’artista, per avere indugiato e messo il piede in fallo, o pensare di processarlo come uno qualsiasi, mortificando l’elemento satira, e la dignità dell’essere artista, che è un’espressione libera del pensiero, la strada è lunga e tortuosa ed incontrerebbe l’ostacolo dell’altra metà degli italiani, che, pur non condividendone i contenuti per il momento drammatico, non vogliono vederne la sua distruzione artistica.