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LAPRIMAVERA

A PROPOSITO DELLA LEGGE 180 O LEGGE BASAGLIA

14 Aprile 2009 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

Il 13 maggio del 1978, esce la legge n.180, che porta il nome del suo promotore, Franco Basaglia; una legge importantissima e modernissima, che rivoluzionò l’impatto tra le Istituzioni ed i manicomi, i famigerati spazi ove venivano rinchiusi coloro di cui la società si voleva liberare, affidandoli alle cure farmacologiche ed a trattamenti discutibili, tipo elettroshock, tutti coloro che esprimevano un comportamento contrario al modello voluto dalla società., dovuto ad una sofferenza di tipo psicologico.

 

Furono istituiti servizi di igiene mentale gestiti dallo Stato, attraverso un trattamento sanitario obbligatorio.

 

Una legge rivoluzionaria, che restituiva il “ pazzo “, alla famiglia ed alle cure obbligatorie delle istituzioni pubbliche, a condizioni di maggiore umanità, sottoponendo i soggetti a trattamenti psichiatrici, che il prof. Basaglia aveva sperimentato, come validi.

 

Le strutture manicomiali sono stati spazi chiusi, ove la qualità della vita dei soggetti sofferenti e considerati pazzi rinchiusi era molto bassa; nessuna possibilità di prospettive diverse, se non quelle di una esistenza di tipo vegetativa controllata e repressa da interventi, che miravano l’azione al controllo di quello stato, ma non al suo recupero, obiettivo che veniva considerato impossibile.

 

Questi soggetti erano già stati condannati per le loro reazioni violente ed abnormi, da una società, che valutando i comportamenti esterni, li aveva eliminati, come inadatti ai modelli di vita richiesti e considerati normali.

 

Nessuna analisi socio-affettiva e psicologica, che portasse a capire le cause che avevano portato questi individui, considerati pazzi, a gesti enormi e violenti, da scatenare un’azione repressiva dello Stato, chiamato alla protezione dei cittadini, considerati nella norma.

 

Il non avere scavato nel tempo della prima formazione, ricevuta nelle famiglie o a scuola, ha generato una cultura della repressione, che ha continuato i danni, che hanno avuto inizio, proprio, nell’ambito delle strutture della famiglie e della scuola, là dove si gestisce autonomamente la formazione del giovane.

 

Chiusi i manicomi, perché non avevano l’obiettivo di recuperare i sofferenti mentali, considerati pazzi, nel tempo si sono organizzate strutture come la  “ Città del sole “, che, col suo progetto “ Prisma “, gestisce tutti coloro, che sono ospitati e che sono affetti da sofferenza mentale, all’interno di programmi, che hanno il loro centro nella figura tutta umana del sofferente, per il recupero di tutti gli aspetti umani e relazionali, produttivi e creativi, onde creare supporti di comportamenti identici a tutte le persone considerate socialmente normali.

 

Chiunque abbia la possibilità di entrare in questo centro può constatare di persona l’efficienza programmatica, e notare come tutte le strutture sono direzionate a creare dei supporti validissimi e normalissimi per ridare slancio a possibilità, altrimenti sopite in modo definitivo.

 

Questi centri sono stati costruiti come fondazioni, i cui progetti ricevono, poi, sovvenzioni dai Comuni.

 

Per coloro che volessero rendersi conto meglio è messa a disposizione una quantità di materiale fotografico, filmico, etc..che testimonia i risultati eccellenti ottenuti dalla struttura, sui sofferenti.

 

La paura di molte famiglie interessate, perché hanno parenti sofferenti mentali, è quella che l’attuale situazione possa cambiare in peggio, per una proposta di legge, che dovrebbe modificare in senso liberale, la legge 180, di Basaglia.

 

Tentare di restaurare spazi manicomiali, credo sia impossibile; non si torna indietro, soprattutto, per motivi di dignità umana, ma, occorre avere la coscienza attenta nell’eventuale liberalizzazione delle fondazioni, per evitare fini di profitto, più che di recupero dei modi di essere dignitosamente umani dei sofferenti.

 

La eventuale modifica legislativa dovrebbe mantenere l’attuale struttura, semmai integrarla in un aumento della sua qualità professionale,  progettuale e nelle cure;

 

Ma chi sono questi sofferenti?

 

Sono persone come lo siamo noi; con la loro intelligenza, le loro qualità, i loro sentimenti e la loro sensibilità,

 

Ma, allora, come mai la sofferenza psicologica li ha indotti a momenti di pura follia?

 

Come mai da un momento all’altro, senza una plausibile spiegazione, all’improvviso, si assiste ad una esplosione abnorme di violenza, senza un apparente motivo di fondo?

 

Perché, certamente, il soggetto ha rivissuto il momento nel tempo dell’infanzia, della sua prima formazione; ha rivissuto quegli attimi che lo hanno isolato, impaurito, angosciato fino al blocco completo della sua crescita psicologica.

 

Il risveglio di quei momenti drammatici, hanno acuito in maniera irrazionale ed istintiva le residue capacità di difesa, fino all’esplosione violenta; ma, questo tipo di esplosione ha delle cause ben precise e databili; ed è su queste che bisogna lavorare per comprendere il perché.

 

Ed allora ci accorgiamo che le cause sono lontane; partono dai primi tre o cinque anni di vita; quando si affacciano,

nella forma degli impulsi, le prime forme delle relazioni umane; se protette ed avvantaggiate dall’amorevole presenza del calore e degli affetti familiari, il bambino imparerà, nel lungo periodo, a trasformare quei gesti in sentimenti e in sensibilità, riuscendo ad inserirsi, come elemento normale, nella esistenza quotidiana.

 

Nel caso in cui ci sia stata un’interruzione a quei livelli di impulso, dovuta a repressione educativa, mancanza di affettività prolungata, mancanza di calore, mancanza di sicurezza, si ottiene l’arresto della crescita psicologica, arresto che può determinare il congelamento totale dell’io psicologico, che si blocca all’età del trauma.

 

Il soggetto apparentemente vive la sua normalità; sviluppa la sua intelligenza, possiede le cose, studia, relaziona, ma, nel suo comportamento, schivo, dimesso, si cela una mancanza di autosufficienza, di autonomia; da solo si perde; è come se si trovasse in un deserto; ha bisogno di qualcuno.

 

Poi, nella vita può accadere che si vengano a creare involontariamente situazioni che generano nel soggetto un ritorno istintivo ed inconscio al tempo in cui si è generata l’incapacità affettiva, dovuta a disamore, a separazione, a morte di qualche genitore, ad educazione repressiva, a violenze private, etc..

 

 

Ed è in questo preciso istante che, chissà come, chissà perché, come in tanti personaggi pirandelliani, si ha la rottura della maschera, sotto la quale appare il vero volto, quello autentico, quello del soggetto sofferente, che, scatenando la sua rabbia violenta contro il sistema o i membri della famiglia, attua la sua fuga inconscia verso il mondo “ altro “, diverso, quello dei folli, per avere avuto un diverso agire, rispetto la norma.

 

E lo sguardo altrui che capta il comportamento ritenuto “ altro “, quindi diverso fissa quel “ comportamento “ come anormale, come da folle.

 

E lo sguardo altrui opera l’ultimo suo deleterio intervento, quello di considerare folle il soggetto e di rinchiuderlo, per il bene di tutti.

 

Tutto questo non c’è più, perché la legge Basagli l’ha spazzato via: i famigerati manicomi non ci sono e non ci dovranno più essere.

 

Case di cura, fondazioni controllate, come “ La città del sole “, sovvenzionate dai Comuni, che vedono nei loro progetti la direzione per un recupero normali dei sofferenti, in strutture di vita normale; ove il calore, l’amore, la relazione, l’identità, non manchino, ma siano una priorità di vita, per il mantenimento della dignità e dei valori della vita.

 

 

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