PEPARIAMOCI AL CAMBIAMENTO DI ROTTA – IL DISCORSO DI FINI
Dopo l’attacco ai cattolici, dopo l’attacco ai quotidiani, La Repubblica e L’Unità, nonché ad alcuni giornali stranieri e, dopo l’attacco al Presidente Fini, ecco la risposta misurata e determinata di tipo frontale fatta dal Presidente della Camera, in occasione del suo intervento alla scuola politica del PDL.
L’intervento, ripreso interamente e ripetuto ciclicamente da SKY TG24, ha mostrato l’esistenza che all’interno della coalizione che malgoverna l’Italia e, soprattutto, all’interno della fusione sbagliata tra AN e Forza Italia, si sia aperta una falla di ampie proporzioni che non dà adito a ritorni od a ricomposizioni alla buona o di tipo padronale, come siamo abituati a vedere da 15 anni a questa parte.
Dall’ampia e frontale rappresentazione di Fini emerge il vero panorama che si respira e che si è costretti a respirare, se si vuole restare all’interno di una coalizione di tipo padronale.
Fini ha stigmatizzato i veementi attacchi quotidiani alla sue dichiarazioni, come se fosse un cattocomunista; ha ribadito la superficiale tendenza a considerare comunisti tutti coloro che propongono contenuti contrari a quelli proposti dai capigruppo del PDL, che non sono mai passate al vaglio di nessuna discussione democratica, Né INTERNA AL Partito, né esterna di tipo parlamentare.
Ha stigmatizzato i tre punti che costituiscono l’attacco alla sua persona: la follia, l’essere un compagno travestito e l’essersi messo in testa di prendere il posto dell’attuale Capo dello Stato.
Il PDL manca di un progetto per l’Italia.
Il partito non dev’essere un organigramma incapace di fare seguire i fatti ai proclami.
Ha attaccato il testamento biologico il cui testo non è condiviso attraverso discussioni con l’opposizione PD; infatti, non è possibile che una materia vitale come questa sia opera solo della volontà di una maggioranza, che non tenga conto della volontà di tutti i cittadini.
Sul tema della legalità ribadisce che, pur accettando gli attacchi sistematici contro il Premier, pur accettando l’esistenza di una minoranza della magistratura politicizzata, non bisogna dare l’impressione agli italiani di non volere fare luce sulle stragi; quindi, i veementi attacchi ai magistrati sono un boomerang per il PDL.
Da marzo non è stata espressa una sola idea politica; non è mai stata discussa nessuna proposta, né è stato possibile al gruppo proveniente da AN e fuso con Forza Italia, esprimere emendamenti ai vari decreti, che, senza una discussione parlamentare, sono stati fatti passare, solamente a colpi di fiducia, onde evitare l’apporto positivo del PD, che non ha mai avuto la possibilità di cambiare qualche contenuto dei decreti, coi propri emendamenti.
Infatti, sia la paura di vedersi emendare contenuti sbagliati, sia l’incapacità di affrontare le discussioni e sostenere democraticamente le proprie ragioni, ha portato sistematicamente alla richiesta della fiducia; una coalizione, con la schiacciante maggioranza ottenuta ( chiaramente non per la propria bontà, ma per i falsi proclami, per le false promesse, per avere acuito e cavalcato la tigre della paura e degli immigrati, nonché per i temi della sicurezza, etc..) dovrebbe avere, come primo pensiero, il governo utile per la popolazione italiana.
Fini ha stigmatizzato, quindi, l’incapacità a fare proposte, incapacità a costruire il consenso su di un valido progetto, che è inesistente; ha ribadito le scelte sbagliate a cominciare dai tagli forsennati alle forze dell’ordine, a favore delle marionette costituite dalle ronde; ha stigmatizzato i respingimenti disumani, quando sui barconi c’erano bambini, vecchi e donne incinte; ha ribadito la necessità di accogliere gli immigrati onesti e che vengono per lavorare, di pensare ad una politica di integrazione che non esiste; ha stigmatizzato la necessità di concedere il voto agli immigrati, che dimostrano di essersi integrati, di conoscere la nostra lingua, i nostri usi, accettandoli come stile di vita; ha ribadito con convinzione che costoro non possono essere usati come lavoratori per, poi, liberarsene;, come vorrebbe la Lega; costoro non hanno solo doveri, ma diritti; devono essere riconosciuti e si deve concedere loro il diritto al voto.
Prima di andarsene Fini ha ribadito l necessità di un forte cambiamento di rotta.
Cosa dire delle affermazioni del Premier di auto considerarsi il migliore Capo del governo italiano negli ultimi 150 anni?
Lascio i giudizi a quanti leggeranno il mio sintetico scritto.