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LAPRIMAVERA

I PASSAGGI SALIENTI DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

22 Ottobre 2010 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

Di Cesare Pisano

euro-riforme-della-giustizia-magistrati-nel-mirino-copia-1.jpgLa concezione illuministica di Montesquieau ha plasmato gli Stati nazionali rappresentandoli come un ordinamento fondato su tre poteri, separati tra di loro, il cui fine era l’assoluto equilibrio giurisdizionale, che avrebbe assicurato un bilanciamento dei poteri, che affermava l’ideologia liberale, su cui tutti i rapporti statuali avrebbero trovato il loro fermento naturale: Potere legislativo, giudiziario ed esecutivo, all’interno di elaborazioni statali, le cui strutture concedevano ai singoli cittadini un aspetto delle libertà fondate sull’individualismo e sul principio giuridico che tutti i cittadini fossero uguali davanti la legge.

E così è stato per tanto tempo, tranne il tempo dei totalitarismi, capaci di distruggere tutte le forme delle libertà democratiche.

La tanta acclarata uguaglianza giuridica, però, ha sempre dimostrato un lato molto debole, nella sua stessa affermazione.

Infatti, dal lato formale è possibile che davanti alla legge ed al Magistrato le persone vengano considerate uguali; ma, da quello sostanziale e reale, la disuguaglianza tra i cittadini, chiamati a rispondere dei fatti che violavano le leggi, risalta in tutta la sua forza.

L’elemento che discrimina va ricercato nella posizione sociale dell’individuo, nel suo potere personale, capace di smuovere pedine a suo favore; nella sua ricchezza ed influenza, e, tante altre possibilità, per cui, nella realtà, si vede che l’azione, che può intraprendere un potente, è di gran lunga superiore a quella che subisce il debole; infatti, alla fine essa risulta sempre vincente.

La riforma della giustizia dovrebbe partire dall’articolo 3 della Carta Costituzionale e svolgersi, come un prodotto emergente dal confronto parlamentare, ove, la partecipazione condivisa di tutti darebbe alla Riforma un senso grandioso, quello di essere stata un vero prodotto della democrazia.

Se la stessa dovesse essere un atto di forza, basato sui numeri di una maggioranza risicata e messa insieme solo per quel tipo di riforma, a tutti i costi, saremmo di fronte un fatto di potere e di forza politica, che si avvantaggia, per numero, su tutte le altre forze, per attuare, una “ sua “ idea della giustizia e della riforme delle strutture dell’ordine dei Magistrati.

Un fatto legittimo, ma, se non condiviso, diventerebbe contrario al modo di essere della democrazia.

Fatte queste premesse e, leggendo i giornali, si evince quale sia la Riforma che le destre concepiscono per gli italiani.

"La posizione costituzionale del giudice è differenziata da quella del pm: il primo è definito come un "potere" dello Stato; il secondo, come un ufficio regolato dalle leggi dell'ordinamento giudiziario"

Da questa lettura si evince che il P.M., figura chiave, oggi, che a capo delle forze dell’ordine guida le indagini, per preparare le carte processuali, viene separato, per diventare altra cosa dall’essere “ Potere dello Stato”; infatti, saranno gli altri Magistrati a conservare questa prerogativa del potere giuridico.

Il P.M. diventa un normale funzionario, capo di un ufficio, quello delle indagini, sottoposto a tutte le leggi dello Stato.

Questo forte limite toglie poteri e funzioni al P.M., che si vede declassato a funzionario, con tutte le conseguenze civili e penali, che riveste la sua posizione.

Secondo me, lo stesso potrebbe diventare uno strumento della politica, in quanto capace di ricevere pressioni, quando i personaggi inquisiti hanno nomi speciali, rispetto alla norma dei cittadini comuni.

"Anche la disponibilità della polizia giudiziaria sarà rimessa alle modalità stabilite dalla legge".

Questa proposizione significa che la polizia giudiziaria si sgancia dal potere dello Stato, rappresentato dal P.M., per sottomettersi alle leggi ordinarie.

Secondo me, significa che la stessa potrebbe subire le “ avances “ della politica di turno, sempre nei casi,  in cui un nome molto speciale fosse l’oggetto delle indagini.

Il C.S.M. pare che dovrebbe essere diviso in due tronconi, presieduti dal Capo dello Stato, con funzione solamente amministrativa e burocratica:

"…verrà affermata la natura amministrativa degli atti consiliari, il divieto di adottare atti di indirizzo politico e quello di esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione".

"Sarà regolamentata l'emanazione di pareri sui ddl, che i Consigli potranno esprimere solo quando ne venga fatta formale richiesta dal ministro della Giustizia"

Quindi, se il Ministro non richiede il parere, la Magistratura non potrà dire la sua.

Il C.S.M. viene chiuso dentro uno spazio ben preciso, quello della burocrazia amministrativa, col l’assoluto divieto di allargarsi verso l’indirizzo politico dei suoi atti; crescerebbe il potere del Ministro della Giustizia, il quale, seguendo la sua idea della politica, di cui fa parte, decide, liberamente, se fare uso dell’influenza della Magistratura o no.

Secondo me, questo significa un avanzamento e potenziamento della politica sul C.S.M.

Poi: "riferirà annualmente alle Camere sullo stato della giustizia, sull'esercizio dell'azione penale, sull'uso dei mezzi d'indagine".

Verrà "costituzionalizzata la sua funzione ispettiva"

"Concorrerà alla formazione dei giudici e dei pm".

Da questi passaggi si può evincere una estensione dei poteri del ministro della Giustizia che potrebbe controllare, proporre, ispezionare, con la discrezionalità di chiedere o no pareri sui decreti legislativi.

Se queste proposte dovessero realizzarsi in toto, avremmo un cambiamento nei rapporti di forza dello Stato a vantaggio della politica di turno.

Personalmente, intravvedo un forte pericolo se la politica dovesse entrare nelle strutture della Magistratura e condizionarne il potere; essa costituisce uno dei tre poteri dello Stato e concorre a creare equilibri necessari e duraturi nel tempo, stabilizzando un sistema, in cui, il principio della diseguaglianza resta un fatto reale, che nessuna politica ha saputo dirimere.

Se a questa concezione anti illuministica dovessimo aggiungere la possibilità della nomina dei P.M. direttamente dal popolo, avremmo raggiunto l’idea di un sistema sbilanciato tra populismo e politica di turno.

La Riforma sulla giustizia, a mio parere, dovrebbe contenere elementi di riequilibrio e capacità di rimuovere i veri difetti ed i limiti che sicuramente ci sono dentro il sistema giudiziario, ma, non deve permettere alla politica, attraverso un Ministro politico, di incidere su fatti ed atti che non devono mai essere filtrati o condizionati dalla politica di turno.

Perché, è proprio la politica di turno, che, assumendo comportamenti diversi, a secondo di chi vince le elezioni, che assume la capacità di spostare ad ogni mandato gli equilibri.

Spostare, ad ogni mandato, l’asse dell’equilibrio dei poteri, togliendo stabilità e coerenza  ad uno dei tre poteri dello Stato, significa sistema instabile, o, comunque, condizionato fortemente dalla politica.

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