IL TEMPO DELLA CRISI......
Di Cesare Pisano
Un Tempo lungo, questo della crisi, che ha avuto inizio quando Fini, per la prima volta, diede vita alla strategia per tentare di riportare il PDL sui binari di un vero Partito di destra democratico e moderno, alla stregua dei grandi Partiti europei liberali di destra.
Sappiamo com’è andata a finire.
Oggi, la crisi politica ha raggiunto il suo livello massimo; essa è, già, traboccata nel giorno di votazione in Commissione bilancio, ove il Governo resta sotto per due voti, infatti, i finiani votano con le opposizioni; nel giorno della nascita di FLI, che sancisce la fine di una collaborazione di governo e l’inizio del nuovo progetto politico dei finiani; nel crollo della Domus del gladiatore a Pompei, che rappresenta, metaforicamente, l’incapacità nella gestione delle cose pubbliche, attraverso i tagli alla cultura; il disastro naturale del Veneto, sommerso dalle acque, che addiziona il disastro ambientale a quello economico, dentro una mancata visione di tutela del territorio e di strategia ambientale, diventa una metafora del crollo dell’Impero berlusconiano.
La rappresentazione della crisi non è solo politica ed economica, se consideriamo i limiti raggiunti dal deficit statale e da una quasi crescita zero del Pil, ma, è morale, etica, è nel modello esistenziale degli italiani, nelle loro aspettative, continuamente frustrate, nella mancanza delle prospettive future dei giovani, nella precarietà della vita, come una conseguenza dell’insicurezza generale, legata al posto del lavoro, soggetto, alla flessibilità, a continue paure legati ad essa, sia per gli spostamenti, sia per la possibilità concreta di perdere il lavoro e restare disoccupati o precari.
Le destre hanno gestito il potere per un tempo maggiore, rispetto ai pochi anni di alternanza con il centro-sinistra; pertanto, gran parte delle responsabilità ricadono, oggettivamente, sulla sua politica, inferiore e limitata alla risoluzione dei tanti problemi, che, invece, di essere sanati, sono aumentati, riesplodendo minacciosi.
I respingimenti e le varie leggi sull’immigrazione non hanno facilitato l’integrazione; il reato di clandestinità ha fomentato il lavoro nero e lo sfruttamento di immigrati, che continuano a restare, perchè vogliono costruirsi un futuro da noi.
Migliaia d’immigrati vivono, quindi, nelle condizioni di clandestinità e lavoro in nero, soggetti a sfruttamento di ogni genere; una situazione che di fatto dequalifica, poi, le stesse aree cittadine periferiche e fa nascere nelle persone la paura e l’idea che costoro siano delinquenti.
E non è così, pechè sappiamo che moltissimi lavorano, da sfruttati, e non possono denunciare chi li sfrutta, perché considerati clandestini.
Ed allora, chi sono i veri delinquenti?
Gli immigrati che sono sfruttati o chi li sfrutta?
Infatti, quando un immigrato viene espulso, se ne resta sul territorio, e, per sopravvivere, si fa sfruttare dai mediatori, che li collocano in nero presso aziende italiane, che sfruttano persone ridotte a merce-umana, eludendo contributi e tasse ed alimentando lo sfruttamento e la clandestinità.
Un gioco perverso; una giostra che corre per ritornare al punto di partenza.
Una tragedia della solidarietà umana, che manca in toto, grazie a sparvieri, pronti ad arricchirsi da questa situazione provocata e non rimossa da chi ha responsabilità politiche.
Infatti, la sanatoria è stata estesa solo alle badanti, per convenienza ed utilità, lasciando molte situazioni, che hanno tradotto l’immigrazione in permessi di via per lavoratori non sanati ed in clandestinità proclamata.
In questo quadro problematico stagna la crisi ed il governo resta fermo, quasi ad osservare, incapace di dare soluzioni o di condividerne i problemi, attraverso un confronto democratico parlamentare.
Una crisi non attribuibile solo alle traversie del PDL, ma, anche, alla Lega, che ha sempre appoggiato il Governo e che ha retto la politica coi suoi ministri.
La Lega ha voluto l’attuale legge elettorale e vorrebbe rifare le elezioni con la stessa legge, che, a suo tempo, definì una “ porcata “.
Una politica interessata, di parte e non a vantaggio di tutti i cittadini.
Aumento continuo della disoccupazione e del lavoro precario; contestazione continua del mondo scolastico contro la legge di Riforma della Gelmini; la situazione Fiat-operai, tradottasi in una sconfitta per il mondo del lavoro, che s’è visto attaccato nei diritti di libertà e nel superamento delle norme-contratto, dalla forza della multinazionale-Fiat, pronta a lasciare, per investire là, dove il costo di produzione e’ inferiore e dove i sindacati sono più deboli.
Qual è stata la forza d’urto del Governo per risolvere il problema?.
Una politica di tagli, che ha offeso i settori più privilegiati e più attivi nel panorama della cultura, arte, musei, della Scuola, della Ricerca, delle forze dell’ordine, dell’università.
Probabilmente, i veri tagli erano altrove.
Probabilmente, certi interventi come lo scudo fiscale non andavano fatti.
Probabilmente, occorreva una vera legge fiscale, che colpisse immediatamente tutti gli evasori e recuperasse denaro, per costruire una vera politica di interventi e riforme.
Tutto questo è mancato; in questi spazi la ex-maggioranza ha dimostrato i limiti della sua appartenenza a destra; come dire che ha evitato di stanare i veri problemi e di colpire là, ove è davvero necessario e più utile: i settori più abbienti, i settori che sprecano, i settori che evadono le tasse.
Perché non ha perfezionato la legge fiscale sulla tracciabilità?
Perché, appena insediatosi, il Governo cancellò la legge Visco sulla tracciabilità?
Perché insistere sullo scudo fiscale, permettendo agli evasori di aumentare le loro rendite, con l’ammontare delle tasse evase, fatte rientrare per essere decurtate del 4% in tasse e trasformate, in capitale legale, per la somma rimanente?
E perché solo i pensionati e tutti coloro che godono di uno stipendio fisso devono sopportare il 100% del prelievo fiscale?
Una vera tragedia per milioni di onesti cittadini, che devono mantenere i servizi per tutti, compresi la massa degli evasori.
Ingiustizie che la proclamata rivoluzione-liberale-berlusconiana, iniziata tanti anni fa, non ha saputo affrontare nella maniera più autentica e naturale, quella di una soluzione equa e di una politica di qualità, che non avrebbe dovuto guardare in faccia nessuno, ma, avrebbe dovuto accompagnare l’Italia fuori dalla crisi, e riportarla, con un progetto di interventi, denunciati da Confindustria, sindacati e PD.
Ma, questa responsabilità non va addossata solamente al PDL, ma, anche, alla Lega , che, pur di raggiungere i propri interessi elettorali e politici, ha sempre accettato la politica dei tagli e non si è opposta allo scudo fiscale e non ha retto una vera politica fiscale, per il recupero del denaro ed una politica di investimenti, per sostenere la crescita del Paese.
Lunedì i finiani usciranno dagli incarichi di governo e prepareranno la caduta dello stesso.
La gestione della crisi e la caduta del Governo è nelle mani dei finiani, dandosi per scontato che le opposizioni stanno lavorando per raggiungere questo fine da tempo.
L’uscita dei finiani sancirebbe la fine della maggioranza; il Premier dovrebbe salire al Colle e rimettere il mandato.
Se questo non accadrà, i finiani, nel caso che fosse richiesta la fiducia sulla manovra finanziaria, si ritirerebbero per permettere l’approvazione; ma, dopo l’approvazione della finanziaria, il Governo non avrebbe più l’appoggio dei finiani, che voterebbero contro, provocando la sua caduta definitiva.
Una crisi che potrebbe prospettarsi lunga, se si dovesse aspettare che il Premier rimetta il suo mandato: non lo farà.
Pertanto, la possibilità di apertura ufficiale resta la crisi del Parlamento.
Ma, anche, al Parlamento ci saranno strategie diverse.
Il Governo al Senato, ove vanta una certa supremazia, penserebbe, forse, di richiedere, attraverso una mozione, la fiducia a governare.
Alla Camera, ove con l’uscita dei finiani ha perso la maggioranza, rischia realmente la caduta.
A questo punto le decisioni li prenderebbe il Capo dello Stato, che per Costituzione, potrebbe decidere , dopo avere ascoltato i vari segretari di Partito, di :
1) Scioglimento delle Camere e nuove elezioni;
2) Scioglimento di una sola Camera, quella dei deputati, ove il Governo ha la minoranza e mantenimento del Senato, ove gode di una certa maggioranza;
3) La formazione di un nuovo governo allargato ad altre forze, col compito di governare, affrontando i problemi più gravi del Paese; per restituire agli italiani il diritto di scegliersi il politico da votare e per eliminare il quorum di maggioranza, che sfaserebbe il principio della democrazia, con l’attribuzione di voti a formazioni, che non raggiungono il 45 o 50% e farli balzare ad una percentuale non vera, ma falsa.