IL SIGNIFICATO DELLA PROPOSTA FRANCESCHINI
Di Cesare Pisano
La proposta rilasciata ieri da Franceschini mi ha fatto molto pensare per l’effetto che potrebbe provocare nei tanti dell’elettorato, che potrebbero non comprendere la scelta di vedere il PD alleato coi Partiti del Terzo Polo di Fini, Casini e Rutelli.
L’ipotesi strategica di Franceschini nasce dalla consapevolezza che l’esperienza del bipolarismo sia finita.
Qualche anno fa il Pd nasceva, secondo il progetto di Veltroni, maggioritario in un sistema bipolare, che avrebbe collocato il Pd come Partito maggiore, che avrebbe dovuto esprimere il candidato Premier e confrontarsi in una dialettica democratica parlamentare con l’altro Partito contrapposto, il PDL di Berlusconi e Fini, nato dalla fusione di Forza Italia ed Alleanza Nazionale.
Tutti sappiamo quale sia stato il modo di interpretazione del concetto di bipolarismo, da parte delle formazioni di destra, che hanno vinto le elezioni.
L’assoluta mancanza di un vero confronto parlamentare tra chi governava il Paese e chi stava all’opposizione, si è tramutato in una specie di prepotenza politica che ha fatto dell’uso della fiducia lo strumento per promuovere tutte le leggi in modo del tutto antidemocratico, perché private di quel confronto parlamentare che è la base fondamentale sulla quale era stato costruito il sistema bipolare: il Partito vincitore al governo del Paese; il Partito perdente all’opposizione.
La strategia bipolare avrebbe voluto una dialettica democratica basata su di un confronto leale e democratico, per dare al Paese le leggi più utili e sostanziose, sia per il superamento dell’imminente crisi, sia per la futura crescita dell’economia.
Così non è stato; il PD, maggiore Partito dell’opposizione è stato ridotto ad una parvenza formale; immagine-ombra di un’opposizione gridata contro leggi, moltissime delle quali dal contenuto molto discutibile, come i vari lodi e tutte le leggi ad personam, le ronde, i respingimenti, lo spostamento dei Fas verso le quote latte ed il risanamento dei Comuni di Catania e Roma, etc..
Il PD ridotto ad un’opposizione inutile, perché, per la mancanza del numero dei parlamentari, perdeva su tutte le votazioni, diventava, quasi lo zimbello delle destre, che gestivano tutte le proposte di legge, come volevano, incuranti dell’opposizione, che, invece, si prestava ad azioni veementi pur di fare comprendere che quei modi politici, basati sulla continua richiesta della fiducia, erano antidemocratici e che col tempo avrebbero distrutto lo stesso sistema bipolare.
Infatti, se il sistema bipolare diventa un sistema politico monopolare, è chiaro che il fallimento dello stesso si evidenzia come lo stesso fallimento di tutta la politica.
La responsabilità di tutto questo è nelle forze delle destre che hanno voluto imprimere alla politica questo processo, ignari, che, cosi’ facendo, avrebbero annientato, sia la qualità della politica, sia il sistema bipolare.
Dopo due anni, il Governo diventa ex-maggioranza; Fini porta avanti un discorso strategico, che lo condurrà all’espulsione dal PDL ed alla formazione di un altro soggetto politico l’FLI, che si contrappone allo stesso governo di cui, precedentemente, faceva parte.
Franceschini, constatando il fallimento del sistema bipolare, pensa che sia giunto il tempo per cambiare strategia.
Se nascerà il Terzo Polo, il PD potrebbe cercare di allearsi con esso.
La logica terzopolista nasce da tutte le contraddizioni interne alle destre ed alla consapevolezza di Fini e Casini che la Lega produce una politica di divisione del Paese e xenofobia, oltre all’incapacità di gestire l’ integrazione degli immigrati ed altri interventi legislativi, come il reato d’immigrazione, le impronte, la separazione nelle aule scolatstiche, etc…
Certamente, saremmo di fronte ad un’alleanza molto particolare, a prima vista, di tipo destra-centro-sinistra ( considero la terminologia una specie di ossimoro particolare ); ma, nella realtà delle strategie politiche, potrebbe essere l’attuazione del superamento del sistema bipolare e l’attuazione di un sistema molto più moderno, democratico, che potrebbe rendere realtà una sintesi politica, che,potrebbe sembrare impossibile o assurda.
Infatti, il Pd ha molti politici che provengono dall’ex Partito Comunista.
Fini ed i suoi provengono dal Partito MSI di Almirante.
Casini di provenienza democristiana e’ centrista per convinzione.
Occorre fare i conti con la Storia e ripensare che nel 1989 la caduta del muro di Berlino sancì la definitiva caduta verticale del comunismo e con esso di tutte le ideologia, che erano i contenuti di fondo, con cui i Partiti immaginavano l’idea che avevano sulla società, sull’uomo, sull’economia, sull’arte, etc…
Sia il PD, sia Fini hanno fatto un lungo percorso dentro il quale hanno maturato il superamento lento, ma certo, delle strutture e delle idee e delle strategie del passato.
Possiamo affermare che siamo nel post-fascismo e nel post-comunismo.
Oggi, non ci sono tracce di comunismo o di fascismo, sia nella formazione del PD, sia in quella dei finiani.
D’Alema è stato il fondatore della Fondazione Italianieuropei, per creare una cultura di valori sulla quale il PD attinge le sue tematiche e la risoluzione di tante problematiche.
Fini è stato il fondatore della Fondazione Farefuturo, con la quale è riuscito a fare il salto di qualità democratica e politica.
Il questi anni le due Fondazioni hanno avuto modo di collaborare sui temi più svariati, attraverso un confronto democratico, il cui fine era una ricerca delle soluzioni più utili, per risolvere i tanti problemi sociali, connessi alla crisi, all’immigrazione, alla scuola, all’economia, etc…
Venendo meno l’ideologia, è venuta meno la contrapposizione ideologica, che portava allo scontro, com’è stato nel passato di queste ex-formazioni politiche.
Oggi, i confini tra i Partiti sono talmente accorciati, che, chi ha coscienza del concetto e del modo di fare democratico, sa come affrontare le problematiche; infatti, si affida agli studi delle Fondazioni ed alla propria capacità di cercare la verità nei problemi, per raggiungere la soluzione più equa e ritenuta giusta.
Il monopolismo dell’ex-maggioranza aveva superato questo modo di ricerca delle verità e di confronto parlamentare con le opposizioni, fino a distruggere il bipolarismo.
Se nasce il Terzo Polo, il Pd ha un possibilità politica che gli permetterebbe di stare con formazioni riformiste, sulla base di soluzioni comuni a tutti i problemi da risolvere.
Infatti, c’è da dire che sia i pidiani e sia i finiani, hanno una visione comune su tanti temi; essi, nella sostanza politica, hanno la stessa visione dei problemi.
L’incontro avviene su tanti temi: la cittadinanza allo straniero che nasce in Italia; l’integrazione dell’immigrato che lavora e che vuole restare in Italia; la protezione e la crescita delle piccole imprese; la concezione della legalità, del rispetto di tutte le regole; il rispetto della Magistratura e della Costituzione; l’avanzata per merito e non per clientelismo o, peggio, per raccomandazione; l’idea dell’unità dello Stato italiano e la sua difesa dagli attacchi oltranzisti della Lega; la moralità politica; l’attuazione di un Federalismo equo e giusto tra le Regioni, attraverso standard determinati su coefficienti equi; il senso ed il sentimento di appartenenza ad un grande Stato, alla sua bandiera, all’inno di Mameli…etc….
Esiste un terreno comune; esiste la possibilità concreta di un’alleanza di tipo moderno, attraverso l’unione di formazioni che hanno dimostrato, nell’ultimo periodo di questo nostro Tempo disturbato da una una politica versata ai personalismi, alle immagini, più che alla soluzione dei molteplici problemi, capacità e qualità democratiche.
Si pensi ad un Casini che esce dalla formazione delle destre e dalla possibilità di responsabilità politiche, pechè si accorge in tempo che il PDL non era il Partito capace di risolvere i problemi del Paese e che lo stesso sarebbe diventato succube del potere politico e delle iniziative leghiste.
Si pensi all’azione di Fini che ha criticato, invano, le forti lacune di un PDL inesistente, strumento nelle mani del suo padrone, fino ad esserne escluso e fino a fondare la sua formazione politica, totalmente in contrapposizione, sia col Governo attuale, che sta per cadere, sia col PDL, creato attraverso la fusione di Alleanza Nazionale con Forza Italia.
Sono trasformazioni storiche, che stanno marcando in profondità la politica di oggi; potrebbe essere un forte strappo al metodo dei berluscones, per dare la possibilità a quanti avvertono l’idea di un profondo cambiamento, che riformando l’Italia, si riformi il contegno, la dignità; si riporti l’azione morale alle sue categorie non estraniate da dichiarazioni e atti.
L’elettorato del PD credo che dovrebbe comprendere una eventuale alleanza col Terzo Polo, sia per la composizione di un eventuale Governo tecnico, finalizzato alla soluzione impellente di alcune questioni urgenti; ma, soprattutto, per dare una nuova legge elettorale al Paese e ridare dignità al diritto dei cittadini, nella scelta dei politici, ed eliminare l’imbroglio dell’assegnazione di un quorum da attribuire al Partito che vince, anche, se dovesse vincere con un percentuale di molto inferiore al 50%.
Franceschini va, comunque, oltre questo concetto legato alla scelta di un Governo tecnico, allargando la proposta per una vera alleanza col Terzo Polo per vincere le elezioni e governare il Paese.
E allora: RIENTRA NELLA POSSIBILITA’ POLITICHE E NELLA COSCIENZA DEI PIDIINI IMMAGINARE UN’ALLEANZA DI GOVERNO, NEL CASO SI COSTITUISSE IL TERZO POLO CON CASINI, FINI E RUTELLI?