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LAPRIMAVERA

NASCE O NO IL TERZO POLO?

16 Novembre 2010 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

Di Cesare Pisano

 

Il terremoto che ha portato il Presidente Fini all’espulsione dal PDL ed alla creazione del suo nuovo Partito l’FLI, potrebbe aprire orizzonti nuovi.

Si vocifera di un Terzo Polo; una sorta di raggruppamento di alleanza tra FLI, UDC , API e MPA, in alternativa ai Partiti delle destre PDL e Lega ed a quelli del centro sinistra PD, IDV, SEL, Socialisti e Ambientalisti.

Il Terzo Polo è da intendere, allora, come superamento del sistema bipolare, che è stato fatto a pezzi durante la stagione di questo Governo morente, basata su un parlamentarismo monolitico, che ha evitato qualunque forma di confronto, su quasi tutte le leggi, votate a colpi di fiducia?

Intanto, oggi, i finiani hanno reso il mandato e si sono ritirati dal Governo, aprendo ufficialmente la crisi; infatti, sono disposti a votare la finanziaria, dopo di che voteranno contro, per provocare la caduta del Governo, nel caso Berlusconi non si dimettesse; come ha dichiarato di fare.  

A questo punto si aprono nuovi scenari politici.

Si parla, infatti, di un Terzo Polo, non ancora realizzato, formato da finiani, casiniani, rutelliani e lombardiani, con l’appoggio di tipo collaborativo del Partito Democratico, per dare vita ad un Governo a tempo, tecnico, pronto ad affrontare qualche questione urgente e rifare la nuova legge elettorale.

Secondo me, il Terzo Polo terminerebbe, con questa esperienza, la sua corsa; e non credo che Fini abbia profuso tutte le sue energie per pensare di stare in un Polo con l’UDV e l’API; non vedo cosa potrebbe guadagnarci in termini di elettorato, voti e di prestigio per il movimento, appena nato.

Il progetto di Fini è molto più ampio del catturare parte dell’elettorato destra-moderata-centrista.

E’ un discorso che caratterizza il movimento, come uno strumento moderno e democratico, capace di muoversi all’interno delle linee dell’idea liberale europeista, con il “ promuovere i valori autentici del centro destra italiano, di un centro destra che sia in ideale collegamento con i valori del Centro Destra Europeo “; sono le parole di Fini, nel suo discorso programmatico di nascita di FLI.

Siamo di fronte al superamento ideologico del PDL, il Partito di Berlusconi e Fini, nato per essere portatore di questi valori e capace di una rivoluzione liberale, al suo nascere, ma, capace di impantanarsi e mummificarsi dentro una struttura padronale ed autoritaria, senza alcuna possibilità di dialettica interna; lontano, quindi, dai veri problemi del Paese.

Il PDL è un’idea di Partito abortita, perché rimasta, come idea, sul predellino, da cui è partita per realizzarsi attraverso un populismo, che Fini ha criticato ed una forza convincente basata, non su progetti da attuare, ma, sull’immagine, sui proclami, sul personalismo.

Quindi, lo spazio di manovra dei finiani è vasto, perché comprende tutta l’area captata, fino adesso, dal PDL.

Con queste premesse, espletata l’esperienza, eventualmente terzopolista, i finiani si collocherebbero a destra, per diventare lo traino dell’elettorato delle destre moderate e democratiche, capace di spaccare in due tronconi l’attuale PDL; o, comunque, a cercarne l’alleanza.

Infatti, liberati dal peso politico e dall’influenza di Berlusconi, molti moderati del PDL potrebbero passare dalla parte dei finiani.

Comunque, gran parte dell’elettorato moderato, che vota a destra, potrebbe spostare i voti, secondo le aspettative finiane, verso il loro movimento, attirati da un progetto politico ampio e serio.

Questo spiega la brevità necessaria e condizionata del Terzo Polo; la sua breve vita, nel caso fosse compiuta la sua esperienza politica; esperienza finalizzata per defenestrare l’attuale ex-maggioranza, per, poi, ricomporsi nelle autonomie dei vari schieramenti

I mutamenti realizzati, dopo l’esperienza del Governo tecnico, creerebbero spazi utili, non al Terzo Polo, ma, ai finiani uniti ai lombardiani.

I finiani possono e devono muoversi nel loro terreno, per tenere fede ai loro progetti di modificare la destra italiana e renderla moderna, democratica e capace di confronto, con altre forze parlamentari avverse.

Non è detto, però, che si avvii l’esperienza del Terzo Polo; ma, solo un’alleanza momentanea di questi tipo.

 

 

 

 

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