L’ITALIA IN GUERRA CONTRO LA LIBIA
Art. 11
“ L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo “.
Il 18 Marzo 2011 io governo italiano decide:………
“Il Governo ha ritenuto indispensabile autorizzare, come gli altri Paesi disponibili, ogni opportuna iniziativa per garantire sostegno umanitario alle popolazioni civili della Libia, assicurando un ruolo attivo dell’Italia per la protezione dei civili e delle aree sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi militari esistenti sul territorio nazionale “.
La decisione, partecipata al Capo dello Stato, è stata adottata dal Consiglio dei Ministri ed immediatamente comunicata alle Camere per l’approvazione.
Le opposizioni approvano, tranne l’IDV e la Lega.
Qualche giorno dopo, il gruppo politico dell’IDV si ricrede ed accetta la Risoluzione.
Il Governo evita la brutta figura, con l’intervento positivo delle opposizioni, PD e Terzo Polo.
L’intervento italiano, a fianco degli alleati, appare legale e necessario per evitare il massacro della popolazione, ed evitare la vendetta del potere, nei confronti della rivolta.
Secondo l’accordo, l’Italia concede le basi e gli spazi necessari agli alleati, per le operazioni di bombardamento; si limita al pattugliamento aereo e fornisce il massimo “ supporto alle forze alleate o internazionali…”.
Questa logica interventista, poi, nella trasmissione di Lucia Annunziata, viene corretta dal ministro La Russa, il quale puntualizza, che l’Italia non può essere solo una comprimaria, ma un soggetto attivo, alla pari degli altri alleati, nel senso che, se dagli alleati dovesse essere richiesto un intervento, l’Italia lo dovrebbe dare; infatti, in caso di una massa sempre crescente di immigrati verso le nostre coste, il Governo italiano dovrà essere un soggetto attivo, in grado di farsi ascoltare, onde evitare, che il problema rimanga solo nostro e non di tutti gli Stati europei della coalizione.
Questa sottolineatura, a me pare, abbastanza logica e giusta.
La risoluzione dell’ONU non ha come obiettivo diretto ed immediato l’attacco al potere di Gheddafi; ma, ha come obiettivo primario l’attacco al sistema offensivo militare di Gheddafi, finalizzato alla distruzione di aeroporti, basi missilistiche e tutti gli strumenti offensivi, con lo scopo ultimo ed indiretto di costringere Gheddafi nell’impossibilità di poter condurre azioni di attacco; pertanto, in modo del tutto indiretto, lo si costringerebbe alla resa.
Quindi, non sarà effettuata alcuna azione militare offensiva degli alleati, attraverso sbarchi di truppe, con mezzi offensivi sul territorio, ma, attacchi aerei, bombardamenti missilistici da navi e sottomarini, per annientare il sistema militaristico libico.
Sulla carta il piano appare razionale e fattibile; ma, sul campo, la realtà, giornalmente, porrà le forze in difesa della fly zone a decisioni ed a escalation imprevedibili.
La guerra potrebbe chiudersi subito, con la resa di Gheddafi, da cui gli alleati si aspettano un atto supremo di grande responsabilità ed amore verso il suo popolo; ma, se così non sarà, la guerra potrebbe durare nel tempo, con conseguenze che si possono immaginare.
La dichiarazione di Napolitano: “ Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un’operazione autorizzata dal Consiglio Superiore dell’ONU….”, sono chiare e non dovrebbero lasciare dubbi.
L’Italia non è in guerra; la sua azione è limitata al supporto tecnico ed alla concessione delle basi.
La Lega, impaurita dall’eventualità di dovere affrontare una crisi per una grande marea d’immigrati sulle nostre coste, ha posto due condizioni; la prima è quella della condivisione dell’emergenza immigrazione tra i vari Paesi della coalizione; ed un blocco navale capace di fermare i profughi, prima dello sbarco.
La Lega, che è parte del Governo ed ha votato la fiducia, per evitarne la caduta, si è assunta tutte le responsabilità del Governo, di cui fa parte.
Nella Risoluzione si è tirata indietro, proseguendo la sua politica anti immigrazione basata sulla paura.
Chi sta al Governo deve assumersi tutte le responsabilità, soprattutto, quando si fa parte di Organismi internazionali, come l’ONU e la NATO.
Infatti, il problema umanitario del massacro da parte del potere, nei confronti della popolazione in rivolta, non è stato recepito; l’intervento, fino a questo momento sono le dichiarazioni che pongono la duplice condizione.
L’accusa di “ Pacifismo alla padana “ non si fa attendere, da parte del PD, che stigmatizza la poca responsabilità della Lega nel tirarsi fuori dalle responsabilità di Governo, che vedono l’Italia Stato-membro dell’ONU e della NATO.
Tirarsi fuori da questi impegni internazionali condurrebbe l’Italia ad essere poca cosa, nello scacchiere degli Stati che contano.
I mali del mondo non possono essere salvai da qualche Stato, che prende la decisione di non partecipare, ma dall’unità e dalla coesione di tutti.
Se Cina e Russia non partecipano è perche’ non credono, probabilmente, nel diritto del popolo alla difesa ed alla democrazia; forse i loro sistemi credono che il massacro della popolazione, che si rivolti contro il potere, sia cosa giusta!!!
Gli Stati democratici credono, invece, nel diritto della popolazione di rifiutare un potere, che toglie loro la democrazia, la libertà per mantenere la popolazione in uno stato di perenne miseria e sottomissione.