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LAPRIMAVERA

DIETRO LA PROPAGANDA DEL “ NON AUMENTEREMO LE TASSE “….

7 Marzo 2011 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

Di Cesare Pisano

 

pelizza2.jpgDietro la semplicistica del principio di non “ mettere tasse “ sui cittadini non c’è un amore verso i ceti meno abbienti o una predisposizione a salvaguardare le famiglie.

C’è altro.

Si nasconde il principio, che in una situazione di forte crisi socio-economica, se si sfruttano , velocemente, la paura e la psicologia della massa, si possono creare idee, che, tradotte in legge, si tramutano in un’affermazione fondamentalista del Capitalismo: aumenti dei profitti privati; diminuzione dell’intervento dello Stato sui privati; maggiori spazi al privato; tagli alla spesa pubblica; abbattimento delle tasse; limitazione delle libertà di critica al Governo; difesa del Capitale e dei profitti, attraverso sanatorie fiscali ed altro……

Le tasse sono necessarie alla vita della società; per rendere ed assicurare i servizi necessari ai cittadini, quali sanità, strade, autostrade, ponti, scuole, amministrazione, etc….

In uno Stato normale, la diminuzione delle tasse si ottiene con una vera legge sulla fiscalizzazione e con rigidi controlli.

Così non è, perché, manca una vera Riforma del fisco, che, seguendo la tracciabilità degli incrementi patrimoniali e del reddito, potrebbe equilibrare la situazione di chi paga e di chi evade.

Il tempo di partenza, per cedere verso una politica neoconservatrice e neoliberista è la crisi economica.

Durante la crisi la massa del popolo soffre e si impaurisce, vivendo un momento di angoscia, che prepara le menti ad accettare decisioni governative, magari, sotto il principio del Governo del fare.

Se, poi, alla crisi si dovesse sommare una calamità, come un terremoto od un’alluvione, ecco che il governo del fare si dà “ da fare ” per scivolare verso forme di capitalismo fondamentalista, basate solo sul profitto e sull’incremento della privatizzazione, con un’azione veloce e rapida, da fare pensare ad un’efficienza effettiva delle capacità governative.

Come dire: i ricchi si arricchiscono ed il ceto medio si impoverisce, mentre i poveri aumentano paurosamente.

Per provocare questa situazione favorevole, occorre, agire in fretta; e, per agire in fretta, occorre che il Parlamento venga “ messo da parte “; che le opposizioni siano rese inutili e lo spazio parlamentare si riduca  a strumento,  per produrre velocemente leggi, che serviranno al Governo del fare; naturalmente, del “ fare veloce “.

Il sistema che meglio offre questa certezza sarebbe la dittatura; ma, uno Stato come il nostro, fortemente critico e democratico, opta per altre soluzioni…diciamo formalmente democratiche, ma, sostanzialmente da dittatura; infatti, ricorre, con semplicità, alla richiesta della fiducia; strumento semplice, che zittisce del tutto qualunque forma di ostruzionismo parlamentare di tipo democratico.

In questo modo raggiunge due obiettivi: far fuori l’opposizione e produrre la legge per agire velocemente.

Lo stesso Governo, poi, deve sfruttare la crisi economica per rafforzare gli elementi che costituiscono le fondamenta del Capitalismo; e lo fa producendo una forte politica dei tagli, forsennata, con una scure che taglia, non all’impazzata, ma, finalizzata a tutto quello che non rende, immediatamente, come economia.

Ed ecco i tagli alla Scuola, all’Università, alla cultura, etc….

Ma, nello stesso tempo, offre alla privatizzazione il proprio aiuto, in incentivazioni ed investimenti.

Lo stesso caso Fiat-Fiom è da inquadrare dentro questa ideologia neoliberista, che prende i suoi spunti dall’economista  Friedman, che asserisce “ ..soltanto una crisi – reale o percepita – produce un vero cambiamento “.

Infatti, il colosso multinazionale-Fiat, ha dettato legge, tentando la distruzione sindacale e dei diritti conquistati, ponendo il suo progetto: o prendere o lasciare.

Il periodo di crisi ha impaurito le famiglie, fino al punto che la massa degli operai ha dovuto scegliere di votare “ si “ al referendum, pur di evitare che il Colosso Fiat smontasse la fabbrica, per spostare gli investimenti ed i capitali verso spazi  a costo di lavoro inferiore.

Ma, non basta; a questi cambiamenti, poi, si dovrà accompagnare una legislazione di cambiamento epocale, come ad esempio: la Scuola, l’Università, la giustizia, le Istituzioni, etc…

Naturalmente, sempre con la richiesta della fiducia, per fare in fretta il cambiamento; infatti, occorre approfittare della crisi; in quanto, secondo Friedman, il vero cambiamento deve avvenire all’interno della crisi e prima che essa abbia termine; quindi, quando la massa è, ancora, scioccata.

Io credo che tutte le politiche neoliberiste incrementino il capitalismo; ma, non credo siano adatte al superamento della crisi.

Il capitalismo supera la crisi, ma, le famiglie soggiacciono agli effetti deleteri della crisi per molto tempo, perché soffrono sulla loro limitata economia, il carico dei pesi, che sono stati spostati dal Capitale al lavoro.

Il profitto è profitto privato, il quale aumenta la disponibilità nei privati; ma, la massa stipendiata ed a reddito fisso-basso, diventa sempre più povera, perché non beneficia degli aumenti contrattuali, che sono stati congelati, per affrontare la crisi.

Ma, questa strategia neoliberista ha nelle sue proiezioni il Capitale ed il profitto privato; ma, non la economia delle famiglie, le quali, con la scusa che le tasse non vengono aumentate, accettano la situazione dovuta alla crisi e le scelte del Governo del Fare.

In realtà a pagare la crisi è la massa del popolo, perché costretta a sostenere tutti gli aumenti della vita: gas, petrolio, benzina, gasolio, luce, telefono, alimentari, strade ed autostrade…etc….etc……i cui prezzi salgono, come effetto della crisi.

Se, poi, si attua il federalismo fiscale, così com’è stato concepito e prodotto ( richiesta della fiducia; la fretta dell’iter, mancanza di condivisione da parte delle opposizioni ) ecco che, finalmente si scoprono gli altarini.

Non sarà lo Stato ad aumentare le tasse, per quanto lo abbia fatto, adesso con il decreto Milleproroghe, ma, le Regioni ed i Comuni.

Infatti, i Governatori di tutte le Regioni si sono ribellati contro il Federalismo così com’è stato concepito!!!!!!

Ed il Popolo??

Ha cominciato a scendere nelle Piazze di tutta Italia, contro il Governo del fare, invocando le dimissioni del Premier.

 

 

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