LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
Il decreto legge 135, chiamato Ronchi, passa al Senato, con la solita tecnica della richiesta della fiducia; il sistema per annientare il confronto democratico in Parlamento.
Se non fosse così, la maggioranza avrebbe dovuto presentare la sua proposta e su questa accettare il dibattito sui vari emendamenti, non solo del PD e degli altri Partiti dell’opposizione, ma degli stessi politici del PDL, che non si trovano d’accordo.
Il Premier ed i suoi fidati portavoce non fanno altro che affermare la stabilità della maggioranza; in realtà non sono sicuri; infatti, la logica della blindatura dei decreti si palesa in tal senso.
La maggioranza ha richiesto la fiducia per ben 26 volte; un assurdo nel concepire il confronto democratico con l’opposizione.
Infatti, la fiducia interrompe il confronto sulla proposta di legge ed attua la sola volontà politica del governo; con questa tecnica l’area del Parlamento diventa superflua, inutile per il fine contemplato dalla Costituzione; infatti, il Parlamento è ridotto a mero passaggio per ratificare i decreti, imposti con la forza dal governo: il Parlamento è l’area di attuazione della volontà di una parte e non l’area di confronto tra le parti politiche che rappresentano i cittadini.
La cosa curiosa è che la maggioranza non fa altro che dire che le opposizioni non sanno dialogare!!!!!!!?????
L’elemento acqua è per tutti gli esseri della terra una condizione di vita.
Ebbene, come tale, dovrebbe essere di proprietà di tutti ed essere gestita dallo Stato, che è l’unico che possa assicurare un costo facilmente fruibile a tutti i cittadini.
Il decreto 135 concede ai privati la gestione dell’acqua, per ora, ed, in seguito, la stessa, probabilmente, proprietà.
La portata degli effetti, secondo me, inasprirà il costo e provocherà, da un lato disagi nelle famiglie, a livello di spesa, e dall’altro arricchirà i soliti ignoti.
Il ministro Ronchi afferma che, la concorrenza sposta i costi in senso più favorevole ai cittadini; che ci saranno investimenti sulle strutture, che ne abbasseranno i prezzi.
Ho i miei dubbi!!
La proprietà dello Stato ha sempre assicurato al cittadino un costo costantemente accettabile, diretto al servizio reso e non ai profitti da accumulare.
Coi privati questa equazione si sposta; gli investimenti capitalistici dei privati affermano un loro ratio all’accumulo, attraverso il profitto, quindi, una elevata possibilità di innalzamento dei prezzi per un bene di primissima necessità.
La somma di questa equazione è quella che i privati faranno a gara per accaparrarsi l’affare ed arricchirsi, ancora di più, dall’altra i cittadini che nulla potranno fare contro i probabili e reali aumenti del prezzo; ma, non solo; ma, chi assicura che la gestione sia eccellente, come vogliono farci credere e che ci saranno investimenti che cambieranno la qualità delle acque in senso qualitativo??
Chi ci assicura che non ci saranno i soliti intrallazzi e comitati di affare?
Questa si rappresenta come un modo frettoloso e superficiale per affrontare un tema complesso e articolato, riguardante le risorse idriche e i servizi pubblici locali.
Il deputato del PD Jean Leonard Touadi ha dichiarato che: “ le motivazioni di urgenza addotte dal Ministro dei rapporti con il Parlamento sono assolutamente pretestuose. Il provvedimento tocca un aspetto fondamentale della vita dei cittadini e delle comunità locali, e su questo il dibattito parlamentare è indispensabile per evitare che il business di pochi prevalga sulla necessità di tutti “.
Mi chiedo se la prossima mossa della maggioranza non sia quella di sottoporre alla fiducia, anche, l’aria che respiriamo”.
Curioso il caso della Lega; infatti, dopo avere strombazzato e proclamato l’intoccabilità della proprietà dell’acqua, è venuta meno ai suoi principi, quando in aula ha votato a favore, sotto la spinta dell’onorevole Bossi, che tuonava che il governo non poteva cadere sulla fiducia e sull’acqua.
Il sapore delle poltrone supera qualunque forma di ideali.
Che ideale è stato, per la Lega, quello dell’acqua, quando ci si ferma alla sola percezione del suo valore?
Le associazioni dei consumatori dichiarano: ” un atto irresponsabile “.
La riforma prevede che entro il 2011 decadano tutte le aziende pubbliche che non abbiano ceduto almeno il 30% del capitale a soggetti privati. Si estinguono, anche, le gestioni controllate direttamente dagli enti pubblici locali, tranne se dovessero cedere a privati una quota non inferiore al 40%.
La gestione della privatizzazione si svolgerà attraverso gare pubbliche.