LA QUESTIONE DELLA GIUSTIZIA UNA SPECIE DI CARTINA DI TORNASOLE ; SVELERA’ LA PRESUNTA UNITA’ DELLA MAGGIORANZA
Una lotta quella tra la Magistratura e la politica che si è sempre di più acuita dalla fine dell’era tangentopoli. Il potere della magistratura e’ stato sempre più autonomo e decisivo, nel senso che i suoi interventi, di per sé, a prescindere dai processi, hanno scatenato sui media una bagarre che ha prodotto effetti devastanti. Molti politici, spesse volte, solo perché solamente indagati e non processati, scagliati nella ribalta della prima pagina hanno dovuto interrompere la loro carriera, spesso, per sentore di collusione e corruzione, altre volte per comportamenti scandalosi e ricattabili.
Comunque sia andata, dal momento che i media ne parlano ha inizio la lenta distruzione non solo della persona, certamente della carriera politica.
E’ giusto ridimensionare l’azione della Magistratura? E’ giusto prevedere una legge che riconosca le responsabilità dei giudici? E’ giusto che i giudici che sbagliano siano condannabili?
Questo è l’interrogativo di un’Italia spaccata in due.
E’ fuori di dubbio che molte toghe hanno lasciato la vita perché uccisi e perché si sono esposti a tutela della popolazione e dei cittadini; non ci sono dubbi che, spesso, lo Stato non ha dato le giuste risposte.
Si parla, adesso, ed è in atto un’azione politica molto animata per rifare la giustizia, di una legge che ammoderni e che renda più snelli e veloci i processi ed i tempi in cui si dovranno svolgere.
Conosciamo le posizioni del Presidente Fini; conosciamo le proposte degli uomini che ruotano intorno il Premier; conosciamo le proposte della forza maggiore dell’opposizione, il Partito Democratico.
Nell’incontro tra Fini e Berlusconi si è avuta la certezza che le cose nella maggioranza non girano per il verso giusto; certamente, in caso contrario, non ci sarebbe stata la necessità di un incontro, dal momento che AN non esiste, in quanto si è fusa con Forza Italia, dando vita al nuovo soggetto del PDL.
Chi appartiene allo stesso Partito ed alle stesse idee, anche, se con funzioni giurisdizionali diverse, non avrebbe bisogno di incontri per risolvere controversie su proposte; significa solo che le idee e le posizioni politiche divergono in modo irreversibile.
All’interno del PDL si è fatto strada un problema fortissimo dato dal diverso pensiero politico avanzato negli ultimi tempi dal Presidente Fini.
Fini, fondatore della “ Fondazione Farefuturo “, si sta arricchendo di idee nuove e moderne, molto in linea con una politica di destra di tipo nuovo, basata sulla democrazia, sulla condivisione e sul confronto con le opposizioni.
La critica portata da Fini sul modo di essere nella conduzione del PDL, da parte del suo Leader, indiscusso e costantemente vittorioso, ha toccato problemi di struttura e dei contenuti; nell’incontro con Fazio “ A che tempo che fa “ ; infatti, pur non dichiarandosi apertamente contro un qualcosa di preciso, ha evidenziato che riconosce la leadership del Partito, ma non riconosce la gestione tipica di una monarchia assoluta; il diritto di governare comporta il dovere di rispettare la Corte Costituzionale, il Parlamento, il Capo dello Stato e la Magistratura a cui è affidata, dalla nostra Costituzione, il potere giudiziario; la giustizia ha bisogno di più risorse; che ci sia bisogno di una riforma della giustizia, soprattutto, nel rispetto dei tempi, che sono troppo lunghi; contrario al fatto che una leggina possa annullare i procedimenti, che creerebbero danni alle aspettative di quanti attendono la sentenza per il torto subito; infatti, la prescrizione breve porterebbe alla cancellazione di molti processi.
Gli schieramenti si conformano intorno due diversi contenuti: la prescrizione breve e l’accorciamento dei tempi processuali, da terminare entro due anni per ogni stadio processuale; quindi entro sei anni.
La prescrizione breve, una leggina caldeggiata dal Premier e dai suoi fedelissimi, non è praticabile.
Si tratterebbe di una leggina perfetta: si cancellerebbe un quarto della prescrizione per chiudere definitivamente i processi.
Chiunque, è in grado di comprendere che si tratterebbe di una leggina-amnistia, per liberare dalle pastoie processuali, sicuramente il Premier, e, non solo, ma tantissimi altri.
Se il dibattito e la volontà, dai grandi problemi della disoccupazione, dai fallimenti delle fabbriche e dal lavoro in generale, si sono spostati sulla giustizia, è cosa giusta che la maggioranza capisca di non dovere procedere da sola, magari con una blindatura della legge e con la richiesta della fiducia, ma di cercare, nella collaborazione del Partito Democratico e delle altre forze minori dell’opposizione, una condivisione su problemi, che non sono di parte, ma che coinvolgono l’intera nazione italiana.
Sarà, probabilmente, la questione giustizia che aprirà quel varco nella maggioranza, che porterà ad intravvedere nuovi orizzonti e nuove realtà politiche.