LA SCONFITTA DELLA CLASSE OPERAIA….
Di Cesare Pisano
Pomigliano e Mirafiori sono l’emblema indiscusso della sconfitta della storica classe operaia.
Decenni di lotta, di scioperi di manifestazioni di Piazza, annullati dagli effetti di una globalizzazione senza regole, caotica, lasciata alle libertà dei voraci imprenditori, che, pur di abbassare i loro costi di produzione, nella speranza di aumentare le vendite e gli investimenti, per battere l’accanita concorrenza, hanno assunto una strategia vincente, almeno per il momento, quella di portare sul tavolo delle trattative i loro piani per regolarizzare i vari contratti, in termini di individualità, capaci di saltare tutte le norme previste dalla contrattazione collettiva e ridurre i diritti degli operai ai minimi storici, mirando ad abolire le rappresentanze sindacali, ripensare nuovi orari di lavoro e di turni, aumentando e rafforzando le norme di controllo, soprattutto, nel caso di richiesta di giornate per malattia, etc…
La sconfitta della lotta operaia è sotto gli occhi di tutti, soprattutto, quando ci si accorge che, non solo i sindacati della sinistra, ma, neanche, il Governo ha la capacità o vuole modificare le condizioni dettate dalla multinazionale.
I cosiddetti Partiti della sinistra e del centro sinistra come il PD, si trovano in grande difficoltà.
La classe operaia subisce la sua vera sconfitta storica e tutti gli attacchi condotti dalla CGIL e dalla Fiom risultano vani e non sortiscono effetti positivi.
Il PD è un Partito Riformista, che ha posto il lavoro al centro del suo discorso, ma, non solo il lavoro degli operai, ma tutto lo scomparto lavoro, compreso quello degli imprenditori, secondo una visione socio-politica-riformista, che esclude l’appoggio sia del supporto del sindacato e sia della massa operaia, nella sua lotta politica.
Superata l’ideologia della lotta di classe, ecco sparire quel radicamento, tipicamente del PCI storico, che permise, attraverso lotte aspre, la conquista di tutti i diritti di cui godono i lavoratori.
Il PCI portava la massa degli operai nelle piazze e vinceva le sue battaglie, sostenute dalla CGIL, pensata quale cinghia di trasmissione del PCI.
Il PD, oggi, non è più il vecchio Partito comunista, da cui deriva; è altra cosa e non gode del supporto della massa degli operai nella sua lotta politica, ma, potenzialmente, di tutta la base elettorale che lo appoggia e crede nei suoi valori.
Il PD è Riformista, ha allargato il suo consenso oltre la storica classe operaia e non rientra nel suo progetto il riportare nelle Piazze gli operai, per condurre la sua lotta politica; essa si è spostata nelle aule parlamentari e finalizza la sua azione a tutte le problematiche e, non solo, a quelle della classe lavoratrice.
Oggi, nel mondo globalizzato e, dopo la caduta del muro di Berlino, le cose sono mutate in forma irreversibile.
Sparisce la lotta di classe e spariscono i supporti ed i legami che permettevano questa ideologia, ma, spariscono i Partiti Comunisti che si facevano carico di ideologie basate sulla lotta marxista operaia.
Il PD non porta operai in Piazza, ma cerca soluzioni parlamentari e riformiste; naturalmente, per farlo occorre che entri nel dialogo democratico del Parlamento, cosa che non si è verificata in questo Governo, che ha agito, solo, a colpi di fiducia, emarginandolo dal discorso politico; ovvero, che riesca a governare.
La massa operaia può, in queste condizioni, poggiarsi sul proprio sindacato per opporsi, attraverso lo sciopero, e vincere il braccio di ferro con gli imprenditori, cosi’ come ha saputo fare dagli inizi della prima rivoluzione industriale.
Oggi, la globalizzazione ha annullato questa forma di lotta, che, quando si palese si dimostra incapace di condizionare il capitale, in quanto, l’allargamento dello spazio, che la multinazionale può usare, nei suoi spostamenti di capitale e di massa finanziaria da investire, si allargano a tutto lo spazio del globo terrestre.
La multinazionale è tale in quanto diventa la fusione del Capitale industriale e di quello finanziario, assumendo potenzialità di investimenti e di spostamenti spaziali e temporali, che acquistano una velocità mai vista prima.
Tempi diversi e spazi diversi diventano ostacoli insormontabili, non superabili con le normali lotte sindacali o politiche, attraverso il Partito.
Quindi, mentre da un lato, giustamente, la massa operaia, protetta dal sindacato, lotta per difendere i diritti acquisiti, dall’altro lato del tavolo delle trattative c’è il rappresentate del capitale-multinazionale-colosso-globalizzato che, invece, presenta il suo progetto, annienta alcuni diritti fondamentali dei lavoratori e pone il suo “ aut-aut “: prendere o lasciare!!
Infatti, ecco le dichiarazioni di Marchionni, l’AD del Colosso-Fiat:
" Se al referendum vincono i no, non faremo alcun investimento. A Mirafiori Fiat non ha lasciato fuori nessuno. Se qualcuno ha deciso di non firmare non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno: la Fiat ha bisogno di libertà gestionale ".
…" La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom ".
….' Ho trovato molto incoraggiante l'atteggiamento del governo, che ci ha dato tutto l'appoggio necessario per portare avanti il discorso riconoscendo in quello che sta facendo Fiat una cosa buona per il Paese"
…. "Non facciamo i provinciali. Ridicolo chiederne i dettagli".
Basti riflettere attentamente su queste dichiarazioni per comprenderne l’arroganza e la sicurezza dell’azione-Fiat-colosso della multinazionale, con sede fuori dal territorio italiano.
Quindi, il prendere o lasciare è la nuova legge, che il sistema di globalizzazione impone nello spazio e nel tempo, oggi.
E’ la forma del neoliberismo becero, arrogante, basato sulla forza del connubio Capitale industriale e Capitale finanziario: Imprenditore e banche.
Un connubio che riflette la globalizzazione in atto: spazio immenso di aree sottosviluppate che offrono braccia-lavoro a costi di produzione inferiore, rispetto la società italiana moderna civile, che ha saputo dare all’operaio una certa dignità e sicurezza, attraverso lotte storiche.
Ovvero, aree civilizzate, ma i cui sindacati rappresentano un movimento operaio pronto ad accettare le condizioni dei Colossi-globalizzati, come sta succedendo in Italia, ove i sindacati UIL e CISL hanno accettato le imposizioni, razionalizzandole con il fatto di considerare, in questo momento, molto più importante mantenere posti ed investimenti, per evitare la catastrofe economica delle proprie famiglie.
La Fiom sta lottando in difesa dei diritti e della rappresentanza; sta lottando per evitare che il caso della contrattazione individuale possa diventare l’esempio che altre imprese attueranno, sostituendo le contrattazioni collettive con le individuali.
Sono i segni della mutazione dei tempi e delle forme di lotta.
La nuova realtà va affrontata con nuovi sistemi di lotta politica, ma, soprattutto, con la consapevolezza che occorre porre un freno alla libertà globalizzata, che va a favore dei più forti; va affrontata con la consapevolezza politica che devono, necessariamente, essere cambiate le regole, per porre e definire i contorni dei diritti e dei doveri, sia del Capitale, sia del mondo del lavoro.
Occorre globalizzare la legislazione intorno a principi comuni ed evitare la libertà di usare la forza del Capitale per imporre le proprie decisioni sui più deboli: la massa di chi produce materialmente la merce da vendere, che arricchisce il Capitale.
Se non si pongono limiti e regole al mondo globalizzato cadranno nel vuoto demagogico tutte le forme di vecchia lotta e del pensare di potere trattare alla pari coi Colossi-globalizzati-Multinazionali.