L'ULTIMO GRANDE INTELLETTUALE POLITICO : ENRICO BERLINGUER
Enrico nasce il 25 di maggio a Sassari e morirà a Padova il giorno 11 di giugno del 1984.
L'ultimo grande intellettuale che la sinistra marxista ha espresso; ma, al di là dell'appartenenza politica, la sua spinta all'idea dell'uomo, della società, dei rapporti tra Stato e cittadino, dell'economia e delle risorse limitate, dei rapporti tra cattolici e laici, della sostanza e degli obiettivi del Partito comunista e dei rapporti con gli altri Partiti comunisti, sia europei, sia con l'Unione sovietica, lo collocano in una dimensione le cui idee realiste ed intuitive precedono la comprensione della realtà politica di altri esponenti della sua epoca, rimasti fermi ed incapaci di una visione evolutiva dei movimenti e delle ideologia.
Direi che il suo obiettivo principale, dentro cui innestare l'azione politica era lo strumento del potere, chiaramente non inteso come mezzo per operare a favore dei propri interessi o di quelli della casta politica, o per avere privilegi o quant'altro, ma come momento di necessità per potere agire democraticamente all'interno del sociale ed operare un programma di rinnovamento democratico, sociale, economico e culturale; ma, pure, di crescita della produttività italiana.
Dall'anno 1972, quando sostituì l'ammalato Luigi Longo alla segreteria del Partito, Enrico avviò la sua azione di cambiamento di rotta politica, una connotazione diversa che lo distinse come politico di qualità, sapendo coniugare il nuovo con la realtà in evoluzione, riuscì a restare un continuatore delle tradizioni positive e dei valori tradizionali su cui si era formato il Partito.
Un Partito ben radicato nel territorio, da cui partiva per comprendere i reali bisogni del cittadino comune; il cittadino senza difesa, esposto alle intemperie della tempesta delle varie crisi e di tutti i malanni socio-economici-culturali.
Capace di guardare avanti e a non fermarsi alle piccole cose dell'oggi; lungimirante al punto che comprese, nell'anno 1973 le cause che portarono il Cile di Allende al colpo di Stato di Pinochet, che distrusse la fragile democrazia cilena; aveva compreso che la debolezza delle strutture e della democrazia erano stati alla base della tragedia.
E' in questo momento che dà vita alla formazione di un'idea nuova che passerà alla storia come " Il compromesso storico ", l'idea, quindi, di cercare in Italia nuovi rapporti, attraverso un'autentica apertura del dialogo tra i comunisti ed i cattolici, in un'idea laica della società.
Un'idea del tutto nuova; io coi miei amici rimanemmo affascinati da tale concezione; non sembrava vero, ma il segretario di un grande Partito Comunista proponeva di dialogare con i cattolici, per affrontare i nodi dei limiti delle risorse umane e cercare, non una espropriazione della proprietà, che avrebbe dovuto togliere ai ricchi per dare ai poveri, ma una redistribuzione equa delle limitate risorse poste a disposizione, attraverso l'eliminazione della disoccupazione ed interventi strutturali su salari e stipendi.
Il Compromesso storico, quindi, abbandonava l'idea di base del marxismo, la lotta di classe, la concezione secondo cui la classe lavoratrice avrebbe dovuto prendere il potere e ristrutturare con una rivoluzione l'assetto capitalista liberale.
L'abbandono di questo assunto portava al dialogo, al primato della parola democratica, alla discussione tra sinistra e cattolici, dentro una visione laica delle scelte politiche.
La morte di un altro grande politico del suo tempo, Aldo Moro, gli impedì la realizzazione del Progetto.
Altro punto cardine delle sue idee fu l'eurocomunismo; parola su cui molti politici ed intellettuali si cimentarono; ma, al di là delle ricerche resta l'intuizione per l'azione politica del PCI di doversi staccare dalle politiche di Mosca, per cercare soluzioni nella realtà del proprio paese e negli spazi europei, ove vivevano gli altri Partiti comunisti.
Un Partito, quindi, dentro la realtà del proprio paese e dell'Europa e pronto ai cambiamenti necessari, seguendo le esigenze reali di una popolazione sofferente, in cui la disoccupazione, la sottocultura e la povertà sembravano endemici.
Altro punto cardine è la sua visione della " Questione morale "; l'etica morale in politica, l'elemento dominante in questi ultimi anni e non, ancora, sradicato dall'azione politica e dal modo di agire di molti strati responsabili in tutti i campi dei settori sociali.
La politica che invade tutte le istituzioni e patteggia i propri rappresentanti, intorno a cui si sviluppa tutta una serie di collegamenti che realizzano forme clientelari di potere, ove facilmente ci si dimentica di rappresentare gli interessi dei cittadini, ed, invece, si attuano i propri; veri comitati di affari pubblici a favore di quelli privati.
Quanti lo ascoltarono su questo tema? Nessuno; a chi avrebbe potuto convenire il risanamento morale della politica? A nessuno.
Ed, infatti, il risultato di un'anarchia senza regole dell'uso improprio delle leve di comando, portò alla stagione storica di tangentopoli, con tutto il dramma che ne seguì.
A tutt'oggi godiamo felici del mancato risanamento morale della politica, prima di tutto, e dei responsabili-quadro della società.
Tangentopoli fu un attacco ad un apparato immorale; ma, non fu un risanamento della politica.
Nelle sue idee ci fu pure il " risanamento economico ", da cercare come un nuovo modello per l'Italia ed il decentramento politico-amministrativo-fiscale, necessario per ottenere quella responsabilità di gestione delle risorse finanziarie da parte dei Comuni e Province.
Idee che non riuscì mai a realizzare e che restarono nel cassetto; idee che dovranno essere rispolverate ed attuate come progetto della sinistra.
A tanti anni dalla sua morte cosa è restato dell'insegnamento di Enrico e cosa è rimasto del suo PCI?
Nulla.
Siamo ai tentativi; siamo alla confusione delle idee; siamo alle contraddizioni, siamo politicamente all'opposizione; ma, mentre il PCI era ben radicato e ben strutturato nel territorio, il Partito da cui si è generato, il PD, stenta la sua crescita; non è compreso da coloro che gli stanno a sinistra; la conseguenza è drammatica:; basti pensare ai tentativi goffi di creare Partitini il cui unici scopo è la frantumazione.dell'elettorato.
In realtà, oggi, la politica è gestita da uomini che non sanno guardare oltre il proprio naso; direi che hanno la testa tutta rivolta all'indietro, alla ricerca di idee o di tradizioni che non possono trovare comprensione negli elettori di oggi.
Terminata l'età delle ideologie è terminata la lotta di classe; operai e datori di lavoro si trovano sulla stessa linea difensiva, per mantenere viva e produttiva la fabbrica, gli uni per la conservazione del posto di lavoro; gli altri per i profitti; con la simbolica, ma reale caduta del muro di Berlino, non resta che procedere lungo la strada del riformismo progressista, quello attuato dal PD, che cerca e trova, anche, se in maniera imperfetta, il dialogo con i cattolici e con tutti coloro che credono nel cambiamento, ascoltando le sofferenze del popolo.
Il Compromesso storico ha una sua continuità; il Compromesso, oggi, si chiama Riformismo democratico e nasce con l'idea dell'Ulivo prima e con l'idea delPD dopo; non esiste altra via verso le riforme, in senso progressista della realtà, al di fuori dello schema politico intravvisto e perseguito dalla politica del Partito Democratico, almeno nel progetto per cui è stato costruito.
Oggi, Berlinguer, secondo me, avrebbe ben retto e guidato tra tutti i Partiti di sinistra, solamente il Partito Democratico, l'unico in cui, probabilmente, si sarebbe potuto riconoscere.
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