REFERENDUM E CALO ELETTORALE: FALLIMENTO DELLA POLITICA
L'azzeramento del referendum in termini di affluenza al voto è la risposta degli italiani a questo tipo di politica i cui fini sono molto lontani dal modo di essere della democrazia; se davvero si credesse nel fare democratico l'elettore dovrebbe essere contento di recarsi alle urne e modificare, col proprio voto, la realtà del paese.
Non è così; gli elettori si sono stancati di un modo di fare politica incoerente, individualista, rendicontista, tesa ai propri fini particolare e sempre di meno agli interessi dello Stato e del popolo.
Il voto è un diritto democratico e lo si usa per decidere uno scontro politico su contenuti su cui si dovrà aprire un confronto; il confronto è mancato; le ragioni del voto si sono azzerate ed è emersa la paura, l'interesse; ed, ancora, una volta i partitini hanno dettato la loro legge.
Paurosi di scontrarsi con la verità, hanno determinato il disamore dei molti a non esercitare il loro sacrosanto diritto al voto.
E, mentre in Italia la gente se ne sta a casa o si permette il lusso di non ritirare le schede, perché così è stato ordinato da alcuni partitini, in Iran si combatte sulle strade e si preferisce la morte, pur di lottare per il diritto legale e responsabile del voto.
E, mentre da una parte del mondo, l'Iran, si assiste ai massacri ed agli arresti, e, mentre i presunti democratici di tutta Italia non fanno altro che discutere e pubblicare contenuti drammatici sulla realtà del voto legale o illegale, ecco che gli stessi personaggi-elettori, in Italia, si permettono il lusso di starsene a casa.
Come mai?
Certamente disamore per questo tipo di politica " facile " praticata in Italia.
La Lega non vuole il referendum, perché ha paura che in un sistema bipartitico esca sconfitta e venga annientata; ma, la Lega, oggi, è al governo, quindi col suo appena il 10% si sente di condizionare il PDL, accreditato al 35%, imponendo di non fare campagna elettorale a favore dei " SI "; in caso contrario, avrebbe provocato una crisi del governo, uscendo e staccandosi dal suo alleato.
La Lega, quindi, informa i suoi e dà l'indicazione di non andare a votare; per coloro che si recano alle urne, e lo devono fare perchè si vota, sia per le comunali, sia per le amministrative, dirà di non ritirare le schede referendarie.
L'IDV del ministro Di Pietro, non si è discostato da questo comportamento, preferendo il proprio tornacontismo.
Ma, l'IDV presenta altre connotazioni; infatti, all'origine il ministro Di Pietro si fa promotore ed organizza il comitato del referendum; dopo cambia obiettivi, abbandona il referendum e si convince di non votare per il " SI ", anzi uomini del suo partitino, di appena l'8%, organizzano il comitato per il "NO ".
Niente di illegale, ci mancherebbe; tutto nella legalità e nell'etica di questa politica.
Gli altri partitini, a cominciare dall'UDC e per finire in quelli, ancora, più piccoli della sinistra, con azione unanime, ma, fortemente interessata, onde evitare la loro scomparsa in caso di vittoria dei " SI ", si sono premurati per fare passare le loro ragioni contrarie ai " SI ", che avrebbero installato un diverso sistema, quello del bipartitismo, che li avrebbe spazzati via dalla politica.
Ed allora, ecco il darsi da fare: evitare il confronto democratico, che sarebbe uscito dalle urne ed affidarsi alla confusione, alla disinformazione, alle paure di un possibile governo gestito da un solo Partito, etc..
Guai, quindi, al sistema bipartitico; guai al governo di un solo Partito; meglio le coalizioni, perché assicurano veramente e, con qualità altamente democratica, il sistema della governabilità.
Non è vero; sono fandonie; le coalizioni non assicurano la governabilità; le coalizioni assicurano il mal governo, la confusione ed i condizionamenti del partitino piccolo nei confronti del suo alleato, che ha vinto le elezioni politiche, permettendo al partitino di entrare a fare parte di un coalizione di governo, con pochi spiccioli di percentuale, spesso, del 2%.
Ecco; abbiamo salvato la democrazia!!!!!!!
Il PDL del Premier Berlusconi, il partito dell'attuale governo, in un regime di non condizionamento politico, infatti, governa insieme alla Lega, avrebbe fatto la sua campagna di convenienza, per convincere le persone a votare il " SI ".
Il PD, a cui conveniva la campagna elettorale, invece, se ne sta tranquillo; lascia che i suoi adepti scelgano come vogliono.
Del resto, come affermava Franceschini, non essendo tra i promotori del referendum, ma tra coloro a cui si chiedeva di rispondere ai quesiti, che avrebbero dovuto abbattere l'attuale legge elettorale, ritenuta da chi l'ha concepita, come una " porcata ", si è attestato per votare il " SI ", ma senza fare campagna di convincimento.
Il PDL senza condizioni ed il PD, se avessero fatto campagna elettorale, i " SI " avrebbero stravinto.
Avremmo avuto il sistema bipartitico e l'Italia si sarebbe annoverata tra i paesi capitalisti più moderni in fase di sistema elettorale.
Quindi, ognuno era dotato di una sua ragione; il referendum cade, e credo in modo definitivo, dal cuore degli elettori italiani, che, non credo si possano fare convincere per recarsi e votare per il referendum .
Non voglio toccare altri temi scottanti, in quanto gossip ed in quanto riguardano fatti privati, anche se possano provocare effetti politici.
Ma, la gente,di fronte una rappresentazione tanto interessata della politica e quanto lontana da un fatto di serietà, visti i voltafaccia opportunistici o l'arroganza di condizionare un Partito molto più grosso, preferisce fare i suoi affari; preferisce allontanarsi, considerando la politica qualcosa di estraniata dalla sua vita quotidiana.
L'elettore è il soggetto principale; colui che, col suo diritto, è chiamato a modificare la realtà; l'elettore si riprende il suo diritto di scelta e col suo diritto dice no a tutta la politica fatta con principi, che non accetta più.
E' bello vedere, come, subito dopo il voto la politica si dia da fare per operare le sue analisi sul voto e del perché gli elettori si disamorano.
Ma nessuno pensa di operare una giusta analisi sul suo comportamento, che è la vera origine del disastro elettorale.
Le prime dichiarazione post-voto sono tutte di vittoria; anche, se i numeri sono in calo ed in discesa libera.
Nessuno parla di sconfitta; tutti hanno vinto.
In realtà hanno perso tutti e, neanche si sono accorti; il riconoscerlo significherebbe la loro sconfitta; ma, quando mai un politico si è dichiarato sconfitto?
I ballottaggi hanno registrato la sicura risalita del Partito Democratico e l'inizio del calo del centro destra; infatti, i centri più importanti sono nelle mani della politica del centro sinistra; ed a Milano, roccaforte delle destre, Penati, alle provinciali, ha quasi ragiunto il suo avversario, ha perso per una manciata di voti.
Il sistema delle alleanze delle sinistre, con l'apporto dell'UDC e dell'alleato IDV ha permesso la vittoria del Partito Democratico e la sua rinascita.
Alle amministrative il calo delle affluenze ha bastonato la politica della destra, che, come al solito canta vittoria, ma sa di essere stata abbandonato dai suoi elettori, e, credo, in modo definitivo.