COSA ACCADRA’ DOPO IL DISCORSO DI MIRABELLO?
Di Cesare Pisano
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Molti minuti per affermare il suo pensiero, maturato da tempo, attraverso una riflessone sulla realtà del PDL e sulle vicende, che hanno visto il Presidente Fini espulso dal Partito, di cui è stato uno dei massimi fondatori.
Un discorso che ha toccato tutti i punti della riflessione politica, ma, anche, personale, visti gli attacchi, che lo stesso ha giudicato infami, da parte di una certa stampa.
L’affermazione che il PDL non esista più, in quanto uno dei suoi massimi co-fondatori sia stato espulso, genera la conseguenza logica che lo stesso governo non ci sia più, perchè venute meno le premesse che avevano convogliato tantissimi voti su di esso.
Pertanto, lo stesso ha ribadito che il PDL, oggi, altro non è che Forza Italia ingrossata da elementi di ex-Alleanza Nazionale, grazie ad alcuni ex-colonnelli, che hanno preferito restare, tradendo i vecchio generale.
Questo determina di per sé una nuova situazione; se è vero che il Premier ha ricevuto i voti dal suo elettorato, lo è stato perché espressione del PDL e non di Forza Italia.
Ma, se il PDL non esiste più, perché parte di esso si è staccato, per via dell’espulsione di Fini, occorre, per logica politica, affermare che le premesse che davano il diritto a governare non ci siano più.
Quelle premesse su cui il Premier ha ripetutamente fatto leva, durante il suo attuale mandato elettorale, affermando che il suo sacrosanto diritto a governare non poteva toglierlo nessuno, se non esistono più, vuol dire che la situazione-diritto, per cui questa maggioranza resti tale, non esiste.
Le stesse affermazioni di Fini di garantire l’appoggio al governo, sono da prendere con le molle; infatti, ha ribadito che un conto è il programma elettorale basato su Riforme determinate dai titoli delle stesse; un altro i contenuti delle eventuali Riforme; cioè, dei titoli tradotti in contenuti condivisibili e confrontati.
Come dire: non è detto che i contenuti proposti dalla maggioranza passino al vaglio dei finiani.
Se anticipiamo un’eventuale discussione sul processo breve potremmo capire come l’articolazione della legge potrebbe portare alla caduta della maggioranza di governo.
I finiani hanno già posto dei paletti alla proposta di legge sul processo breve; quelli di non arrecare danno ai diritti dei tanti cittadini, per eventuali processi che potrebbero essere cancellati, solo per salvare una sola persona e permettergli di governare.
Infatti, Fini accetta il principio che il Premier debba governare, ma, non accetta l’idea di dovere, per questo fine, cancellare centinaia di processi e ledere il diritto di tantissimi cittadini; oltre al fatto che non accetta nessun carattere retroattivo della legge.
Questi sono paletti determinanti, che si incontrano con le posizioni del PD e che si scontrano con le posizioni della maggioranza, tutta tesa a salvaguardare la posizione del Premier per permettergli di finire il mandato.
Una maggioranza appesa ad un filo, che ha pochissimi margini di sopravvivenza.
Secondo me, un altro ostacolo fortissimo sarà la legge elettorale; non solo il PD vuole e preme per un governo alternativo a termine, per ottenere una nuova e condivisibile legge elettorale, ma, lo stesso Fini, nel suo discorso, ha detto chiaramente che i cittadini devono essere reintegrati nel loro diritto di espressione del voto politico; quindi, per l’opposizione e per i finiani il cittadino deve ritornare a scegliere il proprio candidato nelle liste.
Il Premier ha dichiarato, invece, che l’attuale legge va bene e non dev’essere cambiata.
Noi non siamo d’accordo su questa tesi; noi vogliamo che essa cambi e che riporti il diritto al cittadino-elettore di scegliersi il candidato.
Con una nuova legge gli eletti in Parlamento sarebbero molto più liberi di esprimere le loro decisioni.
Ma, non c’è solo questo; infatti, i punti programmatici che la maggioranza presenterà al Parlamento, per ottenere la fiducia, non prevedono nella critica della Marcecaglia, ribadita nel discorso di Fini, riforme strutturali ed interventi economici, per ridare impulso all’economia italiana.
Secondo me, su questi tre punti: processo breve, legge elettorale ed interventi sull’economia, lo scontro determinerà l’impasse definitivo dell’attuale maggioranza che sarà costretta a dimettere il suo mandato elettorale, per mancanza di maggioranza parlamentare.
A questo punto la palla passerebbe al Capo dello Stato; l’unico per diritto costituzionale a determinare o lo scioglimento delle Camere, ovvero, il proseguimento con un governo a tempo per rifare una nuova legge elettorale.