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LAPRIMAVERA

LA DONNA DEMOCRATICA E’ LA NUOVA FORZA D’AVANGUARDIA DEL PAESE?

19 Febbraio 2011 , Scritto da cesare pisano Con tag #POLITICA

Di Cesare Pisano

 

se-non-ora-quando-manifestazione-per-difendere-la-dignit-de.jpgA questa semplice domanda io rispondo, con convinzione, di si; la donna democratica è il nuovo motore della storia d’Italia; il suo modo di essere si è interamente rappresentato il giorno 13 di febbraio, quando, quasi alla chetichella, e senza le bandiere dei Partiti, ha invaso le Piazze d’Italia, per manifestare la tutela della sua dignità e per dire basta ad un Governo che ha affossato l’Italia, degradandola a Paese in cui la morale e l’etica sono ampiamente stati calpestati.

Non è stato un fuoco di paglia, spentosi subito dopo; il fluire della coscienza democratica della donna si è rappresentato in tutta la sua forza alla conferenza delle donne democratiche, al Teatro Capranica, organizzato dalle donne del PD e continuerà sabato, giorno 19 di febbraio.

Dai primi interventi si coglie un senso generale di allegria, di convinzione e consapevolezza per sentirsi, già, i soggetti attivi nella storia del Paese, oggi; di un Paese che sembra immobilizzato e mummificato, oltre che spaccato in due, e che le donne hanno intenzione di rivitalizzare, spinte nella loro consapevolezza di proiettarsi, come soggetti attivi e propositivi, dentro il futuro del Paese Italia.

Nel berlusconismo imperante, che sembra un’erba difficile da estirpare e che sta dilagando sempre più, la donna ha inferto un colpo forte atto a spaccare l’immobilità per avviarsi come movimento riformatore, là, dove il potere maschilista sembra di avere dimostrato il suo fallimento e di suoi limiti, sclerotizzati in forme, che non riescono più a disintegrare il negativo che avanza.

Una nuova coscienza il cui trend avverte l’importanza e l’interesse verso l’unità dell’Italia, come momento necessario per costruire il futuro; l’interesse verso l’eccellenza e la leadership, avvertiti come necessari per integrare la capacità e la qualità della donna nel potere, spazio, oggi, riservato al maschilismo; l’interesse per integrare la donna in tutti i settori della società, dal potere pubblico, ai Consigli di amministrazione delle banche, per promuovere una vera riforma del sociale e creare un’Italia diversa, nuova nella sobrietà, nella qualità, nella moralità e nell’etica.

Una forza di avanguardia, quindi, nuova perché consapevole della sua importanza e forza d’urto; con capacità costruttive, tese alla cancellazione di tutte quelle scorie, che, abbattendo il merito, le qualità, le capacità determinano, oggi, la priorità dei falsi sistemi endemici, basati sul nepotismo, sul familismo, su sistemi e rapporti di scambio, che prescindono da molti elementi quali la gavetta, le competenze, l’intelligenza, la preparazione e la cultura.

Un nuovo orizzonte, quindi; una nuova alba, quella delle donne che si affacciano definitivamente e con consapevolezza alla Storia, per determinarne i confini; una consapevolezza che nelle donne e nel loro movimento non escludono l’uomo, anzi, ne ricercano la condivisione e la collaborazione, per un movimento più vasto….così come è avvenuto, quasi per miracolo inaspettato, il 13 di febbraio, quando nelle Piazze intorno al motto “ Se non ora quando “ venivano accompagnate dalla presenza maschile, che non era solidale al movimento, ma, che diventava lo stesso movimento delle donne.

Donne ed uomini, uomini e donne insieme, come deve essere in una forma di società in cui la democrazia è compiuta; e non può esserci democrazia di soli maschi, ma di maschi e di donne insieme integrati dentro un progetto comune, ove l’uomo e la sua libertà deve costituire la sincresi di un mondo migliore.

Di un mondo il cui trend deve spazzare via tutte le forme becere, passatiste, tradizionaliste in negativo, che fungono da catenaccio all’avvio verso un tragitto che s’intravvede e che è possibile realizzare; ma, insieme.

Una parità assoluta, che la Piazza ha saputo stigmatizzare e presentare, ma, che la politica nella sua visione maschilista, ha saputo emarginare. 

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